Fuoritraccia

Newsletter

Messaggio
  • EU e-Privacy Directive

    This website uses cookies to manage authentication, navigation, and other functions. By using our website, you agree that we can place these types of cookies on your device.

    View e-Privacy Directive Documents

Home » Recensioni » Visualizza articoli per tag: Omar Mourad Agha
A+ R A-
Visualizza articoli per tag: Omar Mourad Agha

Jurassic World

Giovedì 02 Giugno 2022 15:58

Con questo capitolo si conclude la seconda trilogia di un franchise iniziato nel lontano 1993 con l’acclamato capostipite di Steven Spielberg, e tratto dalla penna del compianto Michael Crichton.

Una saga che ha attraversato tre decadi e che per il momento tuttavia non ha ulteriori piani futuri per il grande schermo.

Già il cast suggeriva un’idea di chiusura del cerchio, col ritorno dei protagonisti originali Alan Grant (Sam Neill), Ellie Sattler (Laura Dern), e Ian Malcolm (Jeff Goldblum) al fianco dei “nuovi” Owen Grady (Chris Pratt) e Claire Deering (Bryce Dallas Howard).

Con così tanti comprimari si rende necessario creare più linee narrative, che si muovono all’interno di un quadro di crisi alimentare, tema più che mai attuale, innescata da un’invasione di locuste fameliche e dalla solita multinazionale senza scrupoli.

I dinosauri, altrettanto importanti nella storia del brand, dopo la libertà strappata nel secondo capitolo, hanno invece trovato una parvenza di convivenza con l’uomo in opportune riserve naturali o all’interno dei normali ecosistemi animali.

Se già dalla sinossi si fa fatica ad inserire tutti gli elementi all’interno di un quadro coeso, il film non fa molto per mitigare questa sensazione, lasciando un intreccio piuttosto debole quando si tratta di far convergere tutte le direzioni.

Colin Trevorrow, il regista di questo secondo ciclo preistorico, si affida ad altro per tenere in piedi l’interesse dello spettatore, creando sequenze, anche se slegate, con un alto tasso di spettacolarità ed adrenalina, forse però troppo simili ad altri franchise più consoni quali 007 o Mission Impossible.

In altre circostanze, soprattutto dove è coinvolto il cast originale, si cercano invece atmosfere più affini all’indimenticato primo film, in un’operazione nostalgia già utilizzata per l’inizio di questa nuova trilogia, e che funziona ancora solo in virtù dell’estrema qualità del materiale di partenza.

Anche la colonna sonora si rifà al mitico tema di John Williams, in questo caso riarrangiato dal sempre bravo Michael Giacchino.

Le prove del cast sono in linea con quelle dei precedenti capitoli, senza infamia nè particolare lode, e cercano di mascherare la fragilità della scrittura e delle altre componenti del film, che ha tuttavia il merito di passare velocemente lungo le oltre 2h e 20’ che ne compongono la durata.

In tutto ciò, loro, i dinosauri, vera attrattiva e perno attorno cui ha sempre ruotato l’aspettativa della visione, sembrano quasi relegati al ruolo di comprimari sullo sfondo, dei riempitivi tra gli spazi larghi del tessuto narrativo, ed è un peccato che creature ormai diventate iconiche non siano state sfruttate meglio.

Tirando le fila del discorso, il problema principale di quest’opera, ed in generale di questa nuova trilogia, è il fatto che il regista non sia riuscito a dare un’idea chiara di cosa fare con tutto il materiale a sua disposizione, e ha pensato bene di salvarsi provando a seguire le orme tracciate dall’illustre predecessore. Se però questa è la direzione, ben venga una pausa e una riflessione più profonda sul futuro di questa saga; qualora si volesse riportare in vita queste affascinanti creature un’altra volta, che sia per un autore che voglia contribuire significativamente alla loro mitologia, anzichè uno che si accontenta del compitino.

 

Omar Mourad Agha

Lightyear - La vera storia di Buzz

Mercoledì 15 Giugno 2022 16:04

Il nuovo film Pixar si ricollega al mondo dei giocattoli di Toy Story riportando uno dei suoi due protagonisti principali al centro della scena, a 3 anni di distanza dal quarto capitolo.

Lo space ranger Buzz Lightyear prende parte quindi ad un’avventura spaziale che funge di fatto da prequel, giustificando il motivo per cui Andy decise di farsi regalare il celeberrimo giocattolo nel capostipite della saga.

Dimenticate perciò i movimenti limitati e plasticosi che intenerivano e a loro modo impreziosivano gli episodi regolari, in questo caso abbiamo davanti agli occhi un perfetto esempio di science-fiction, che sovente strizza l’occhio ai più classici esempi del genere e ogni tanto cerca di aggiungere anche qualcosa di personale direttamente dai grandi predecessori nati in casa.

Specialmente la prima metà dell’opera mostra scene da film di grande livello, arrivando ad emozionare come lo studio di proprietà topoliniana non ha fatto che nei suoi capolavori. Una sequenza in particolare sembra uscita direttamente dal folgorante e commovente prologo di Up.

Ma è anche con i continui rimandi ai già citati capisaldi del genere, tra cui pietre miliari come Alien e Terminator, e l’inserimento di momenti di brillante umorismo, che questo film trova tutto il suo valore.

Un perfetto esempio di questo concetto è condensato in un nuovo personaggio, il pupazzoso aiutante di Buzz dalle sembianze di un gatto. E’ un supercomputer multifunzione che tra una fusa e l’altra è in grado di risolvere ogni situazione al pari di un miagolante R2-D2, e con regolarità ruba la scena con improvvisa ilarità.

Il seguito mostra invece il fianco ad un leggero appiattimento nell’originalità delle situazioni o semplicemente nel dipanarsi della trama.

La figura dell’antagonista, problema soprattutto nell’ultima corrente di prodotti dello studio, viene risolto con un colpo di scena già visto e rivisto in questi contesti, sebbene rimanga sempre funzionale, ma la sua gestione tradisce una certa semplificazione che accompagna l’avventura fino all’epilogo.

Ad ogni modo il ritmo rimane molto dinamico, garantendo quindi un ottimo intrattenimento grazie anche al sempre eccellente livello tecnico che contraddistingue le opere Pixar. Decisamente il meglio per quanto riguarda effetti di luce e particellari, così come nella creazione dei personaggi e ambientazioni ricchi di cura e dettagli.

In definitiva l’ultima opera della saga di Woody e Buzz è un degno esponente della casa che ha elargito calibri di assoluto livello, e sebbene non riesca a mantenersi costante su vette che brevemente tocca, regala una visione di comunque pregevole fattura.

 

 

Omar Mourad Agha

Top Gun: Maverick

Mercoledì 25 Maggio 2022 16:12

Finalmente arriva nelle sale il seguito di uno dei cult più apprezzati degli anni ’80, quel Top Gun che ha fatto sognare di volare a velocità folli e schivare missili intere generazioni di spettatori.

Pronto ormai da un paio d’anni, la sua uscita è stata posticipata in attesa di una situazione che potesse garantire un ritorno economico più stabile rispetto a quello possibile nel precedente periodo pandemico, ben più critico di quello attuale, e gli incassi delle hit uscite recentemente fanno ben sperare la Paramount Pictures.

L’espediente narrativo per giustificare il ritorno di Maverick nella celebre scuola Top Gun è quello di addestrare una squadriglia di giovani assi per una missione molto pericolosa. Oltre alla difficoltà insita nell’operazione stessa, la presenza tra le file di piloti del figlio del compianto Goose renderà i rapporti tra istruttore e allievi ancora più complicati del previsto.

Non è una sopresa che il film poggi interamente sulle spalle del celebre attore hollywoodiano, che nel tentativo di ricreare il cameratismo richiesto ricorrerà a mezzi più o meno tollerati dai superiori, ovviamente incapaci di opporsi al carisma del golden boy.

Anche il regista Joseph Kosinski ci mette del proprio nel confezionare un film su misura alla star, avendoci già lavorato nell’interessante Oblivion, ed essendosi già confrontato con un blockbuster di una major in Tron Legacy.

In questa situazione il suo lavoro ci regala emozionanti inquadrature tra i cieli e primi piani da torcicollo all’interno dei cockpit degli aerei.

Come anticipato precedentemente si avverte tutta la necessità di rientrare dei costi sostenuti perchè lo sforzo produttivo nel ricreare le coreografie a schermo è senza dubbio lampante. Trascina chi osserva nel mezzo dello spettacolo di un intrattenimento da pop-corn nel senso più pieno e divertente dell’espressione.

Per il resto il film cerca di incanalarsi sulle strade già battute dall’originale, cercando di ricreare un gruppo affiatato di piloti per cui parteggiare, e usando situazioni fuori dalla cabina di pilotaggio che rievocano sensazioni di deja-vù.

Gli interpreti cambiano, qua Jennifer Connelly in luogo di Kelly McGillis, ma le dinamiche rimangono funzionali, il tutto accompagnato da sonorità anch’esse affini al capostipite, riarrangiate da artisti d’eccezione quali Hans Zimmer e Lady Gaga.

E’ da sottolinare anche una cura ricercata nei dettagli e nomenclature di aerei e situazioni di volo, che impreziosiscono ulteriormente la visione all’appassionato di aeronautica, per tutti gli altri invece rimane un film in grado di tenere attaccati alla poltrona e con la mente oltre la velocità del suono per due ore abbondandi, e non è affatto poco.

 

Omar Mourad Agha

Ti mangio il cuore

Giovedì 22 Settembre 2022 17:26

Ispirato all’omonimo romanzo d’inchiesta di Carlo Bonini e Giuliano Foschini sulla quarta mafia italiana, la Sacra Corona Unita del Gargano, Ti mangio il cuore è stato accolto alla Mostra del Cinema di Venezia 79 con un certo grado di curiosità, che andava ben oltre le forti e violente tematiche con cui doveva misurarsi.

Decisamente particolare che una cantante di successo come Elodie, al debutto cinematografico in ambito attoriale, scelga un ruolo di questo tipo con cui cimentarsi, nei panni della prima pentita tra le famiglie della mafia pugliese.

In questo territorio è sempre scorso copioso il sangue tra gli affiliati alla criminalità locale, con famiglie che sono ascese al potere a suon di estorsioni, ricatti e tradimenti, fino a diventare una potenza paragonabile alle ben più note mafie, camorra e ‘ndrangheta.

Se nel romanzo da cui è tratto, la scalata violenta si concentra sulle modalità e i meccanismi collusi in cui ne è avvenuta l’espansione, in questo adattamento, il regista e sceneggiatore Pippo Mezzapesa, sceglie di usare delle tematiche più shakespeariane per introdurci questo feroce contesto.

Sul sempre attuale modello di Romeo e Giulietta si sceglie quindi di intrecciare i destini di vicende criminali ormai ben note al pubblico italiano, abituato a questioni di delinquenza organizzata purtroppo integrate alla storia del nostro Paese. Un taglio diverso, che funziona per unire la violenza a una storia amorosa fatta di innocenza e corruzione allo stesso tempo.

Elodie assume le fattezze di Marilena, moglie del capofamiglia dei Camporeale, mentre l’altro lato della contesa è incarnato da Andrea (Francesco Patanè), futuro erede dei Malatesta. Le due famiglie sono in eterna lotta per il controllo del territorio, con entrambe le parti pronte a sfruttare ogni segno di debolezza per avere la meglio sull’avversario, e con le vesti di terzi, ai margini della lotta per il potere, nelle figure dei Montanari.

Quando tra i due protagonisti principali comincia una relazione clandestina, si mette in moto un gioco cruento, con cui tutte le pedine di questo racconto dovranno avere a che fare.

E’ quindi una regia che decide di appoggiarsi molto sui propri personaggi per tratteggiare le sensazioni viscerali di illusioni e speranze che si scontrano con la crudezza di una realtà dura e spietata, ed Elodie non se la cava affatto male a trasmettere la passione di una donna combattuta tra il desiderio e la responsabilità del suo ruolo.

Peccato per la sua controparte maschile che appare più caricaturale nel suo percorso narrativo per via di un certo overacting, e incide sull’efficacia di alcune scene.

Dall’altro lato Pippo Mezzapesa sceglie bene di utilizzare una fotografia in bianco e nero, molto contrastata, con un effetto cromatico che rimanda in maniera anche grafica alle lotte della sua opera, in uno scontro molto vivido tra gli opposti bene e male, amore e odio o profano e religioso.

L’intreccio procede quindi prendendosi i suoi tempi e trova anche dei guizzi narrativi piuttosto interessanti in fase di chiusura della vicenda, in un pacchetto confezionato in maniera non sempre omogenea, ma che comunica lo stesso la sensazione di ineluttabilità del male e desolazione emotiva che abitano da sempre il lato più oscuro dell’animo umano.

 

Omar Mourad Agha

Pagina 2 di 2