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Pecore sotto copertura

Giovedì 07 Maggio 2026 20:05 Pubblicato in Recensioni
Le pecore non sono animali stupidi ma solo esseri viventi sottovalutati. Come chi possiede intelligenze divergenti ma sa cavarsela lo stesso utilizzando semplicemente altri strumenti che differiscono dalle doti canoniche che posseggono tutti gli altri. "Pecore sotto copertura" è una gran bella metafora di un mondo animale che non viene considerato sotto l' aspetto dell' acume ma che ha la sua rivincita in una storia che sa unire il pubblico adulto mentre cattura l' attenzione del pubblico dei più piccoli. È  un giallo che coinvolge un'intera comunità. Il pastore di un gregge muore all' improvviso. Per mano di chi? la soluzione arriverà proprio da qualcuno che è considerato a prescindere un vuoto a perdere. Gli agnelli nati in inverno sono reietti, allontanati dal gregge stesso, considerati una sventura. Invece anche il più piccolo degli esseri viventi nasce per dare un contributo alla società nel quale è inserito e questo cucciolo sarà proprio la chiave di volta del fitto mistero. Un film che non ha pretese ambiziose ma raggiunge con originalità e una sceneggiatura intelligente un vasto pubblico. Sono tenere le pecore che hanno tutte un nome a seconda delle loro caratteristiche e sanno essere riconoscenti con chi dona loro amore. Chi salva un uomo ma anche un animale salva il mondo intero e in questo film si veicola un messaggio di inclusività e rispetto. Chi agisce sotto mentite spoglie per fini biechi vedrà miseramente cadere la maschera e il bene trionferà. Un piccolo film che ha dentro di sé un grande messaggio. Anzi due avvertimenti bonari:  chi la fa l' aspetti e mai sottovalutare chi abbiamo di fronte solo perché ha una brutta nomea. Chi è considerato sciocco può ribaltare questo preconcetto e sorprendere. 
 
A differenza di chi, in apparenza, si presenta innocuo ed è invece il più terribile degli assassini. Il film non è un capolavoro ma è sicuramente un film consigliabile a chi vuole passare due ore di divertimento in compagnia di figli in età scolare e cerca una storia che unisca la profondità del messaggio ad una trama scanzonata, un po' buffa e decisamente non inflazionata. Pecore con un coraggio da leoni, astute come le volpi ma soprattutto con un cuore grande come quello di tutti gli animali nei confronti di chi vuole loro bene e glielo dimostra.
 
Questo film calibra molto bene la trama che risulta divertente senza esagerazioni con la suspence perché mentre le indagini proseguono si immaginano possibili opzioni e, fino al colpo di scena finale, più strade e interpretazioni rimangono in piedi senza risultare forzate e surreali.
 
Virna Castiglioni

Billie Eilish - Hit me Hard and Soft - The Tour

Venerdì 08 Maggio 2026 20:00 Pubblicato in Recensioni

Billie Eilish firma insieme al maestro James Cameron la regia del suo primo film concerto a memoria del suo ultimo tour mondiale. "Hit me hard and soft" come il titolo del suo terzo album in studio. Chi sia questa giovane artista lo sanno praticamente tutti in tutti i continenti. La sua voce incanta da qualche anno e lo fa con uno stile inconfondibile e riconoscibilissimo. Come la sua immagine così naturale, così spontanea, così semplice ma che ad un occhio più attento e critico appare invece molto studiata e senza niente di improvvisato. Appare come milioni di altre ragazze adolescenti nel mondo ma mimetizza la sua bellezza per non costringere chi la ascolta ad esaminarla solo come donna. Sul palco è lei l' unica vera star e non ama circondarsi da una moltitudine di persone perché per fare show basta e avanza il suo carisma, la sua energia, la sua voce. È lei l' unica vera protagonista. Gli altri sono a corollario. La band la supporta con solo due coriste. Niente ballerini e ballerine a distrarre e togliere il focus su di lei. Unica, sola, regge per intero tutto lo show. I fans che la venerano sono pronti a scattare ai suoi dolci comandi. Jump, dance or quiet come ogni fedele al rito della messa. Billie appare in tutta la sua potenza con un' entrata scenica degna di un film d'azione. All' interno di una gabbia che si solleva a centro palco e la rivela ai suoi sudditi incoronandola regina delle folle. Abbigliamento casual, berretto da baseball, guantini, scarpe da basket completano un outfit che la fanno sentire a suo agio mentre salta, balla e si muove per tutto il lungo stage di fronte a migliaia di persone accorse per cantare con lei i suoi più grandi successi. Nel film appare in primo piano sempre e solo la musica, sempre e solo le sue canzoni. Poco spazio viene concesso al backstage, al dietro le quinte di uno spettacolo che è concepito come un numero da circo sempre sul filo del rasoio fra perfezione canora e dosaggio sensoriale perché il concerto è anche un concentrato di effetti luce ed effetti scenici che incorniciano ogni singola canzone con un mood diverso. Le ballades si alternano ai pezzi più pop e il risultato è un bagno di emozioni. L' esperienza in sala è suggestiva e immersiva grazie al 3D che rende ancora più reale l'esibizione alla quale si assiste. Un regalo gradito per i fans di Billie ma anche per coloro che conoscono solo alcuni pezzi, quelli più iconici e famosi,  ma non possono rimanere indifferenti di fronte ad un' artista vulcanica che ha fatto del talento un mezzo per portare sul palco la propria femminilità, quella che non ha bisogno di svestirsi o di compiacere con l' aspetto ma fa della sostanza (e nel suo caso ce n'è molta) l' unico ingrediente per diventare e rimanere a lungo icona della musica mondiale. Una giovane che avrà ancora tanta strada da fare ma lo farà sempre con il suo passo hip hop, le sue sonorità profonde e sussurrate al fianco di chi le vuole bene come il fratello Finneas che ha tanto merito nella costruzione del suo successo planetario. Per imporsi sulla scena mondiale serve essere hard and soft proprio come lei stessa scrive. Dolce ma con una ferrea determinazione: quella di essere la numero uno. 

Virna Castiglioni

Dal grande schermo alla TV: il pluripremiato regista Giuseppe Cossentino e l’attore Nunzio Bellino raccontano a "La Porta Magica" come il cinema d'impegno civile sia diventato un'arma contro il bodyshaming e le malattie rare.
 Il cinema come terapia, come denuncia e, infine, come riscatto. Negli studi di Rai 2, il talk "La Porta Magica" ha acceso i riflettori sul sodalizio artistico tra il regista e sceneggiatore Giuseppe Cossentino e l'attore Nunzio Bellino, portando all'attenzione del grande pubblico un modello di produzione audiovisiva che unisce estetica cinematografica e urgenza sociale.
Dalle piattaforme streaming al dibattito nazionale
Al centro del racconto, il successo di "Elastic Heart", il film diretto da Cossentino e distribuito su Amazon Prime Video. L’opera non è solo una trasposizione biografica della vita di Bellino (affetto dalla rara Sindrome di Ehlers-Danlos), ma un progetto filmico che ha saputo imporsi nei festival internazionali, scardinando i tabù sulla disabilità e sull'estetica nel cinema contemporaneo.
"Ho intravisto in Nunzio un potenziale narrativo unico," ha spiegato Cossentino durante la trasmissione condotta da Andrea Delogu. "Il cinema ha il dovere di trasformare la sofferenza in bellezza e la diversità in un linguaggio universale".
Un'estetica del riscatto

Il racconto televisivo ha ripercorso le tappe di una carriera costruita tra set e impegno civile:
  • La pellicola come scudo: Bellino ha raccontato come la macchina da presa sia stata l'unico strumento capace di proteggerlo dal bullismo, trasformando le sue caratteristiche fisiche da "difetto" a marchio artistico distintivo.
  • Successo Crossmediale: Oltre al cinema, la visione di Cossentino ha dato vita a un vero e proprio "universo narrativo" che include il fumetto "L’Uomo Elastico" e il romanzo "Cuore Elastico", quest'ultimo già proiettato verso il palcoscenico di Casa Sanremo Writers 2026.
Il riconoscimento delle istituzioni
La forza del loro cinema sociale ha varcato anche le soglie della politica, con il recente riconoscimento ricevuto alla Camera dei Deputati, a testimonianza di come un film possa avere un impatto concreto sulla società e sulle leggi contro le discriminazioni.
Con "Elastic Heart", Cossentino e Bellino dimostrano che il cinema italiano indipendente può ancora essere un motore di cambiamento, capace di commuovere la platea televisiva e, contemporaneamente, dominare le classifiche delle piattaforme digitali.
 
 

Già proiettato in varie sale del territorio nazionale a partire dal 18 Ottobre 2025, Italo Disco riprenderà nei prossimi giorni la sua programmazione “mirata” di nicchia e, contemporaneamente, sarà disponibile sulle maggiori piattaforme on line a cura di CG Entertainment, in particolare su CGTV.IT e su Prime Video Channel.

Prodotto da Sergio De Angelis, che ne firma anche la regia con la supervisione artistica di Pierfrancesco Campanella, è un’opera che si avvale di una serie di interviste ad addetti ai lavori, esperti e artisti per aiutarci a tracciare un quadro esaustivo di questo genere musicale, i cui brani di maggiore successo sono suonati e ballati ancora oggi oltre ad essere inseriti nelle colonne sonore di film e spot pubblicitari.
Il documentario rappresenta anche il pretesto per tracciare un quadro degli anni Ottanta (il periodo nel quale la dance nostrana è stata maggiormente diffusa) rievocandone eventi storici, tendenze culturali, mode, tic e manie.



Tra i cantanti presenti in Italo Disco vanno citati innanzitutto Gazebo (I like Chopin), Ryan Paris (Dolce vita) e Gary Low (You’re a danger), i quali arricchiscono il tutto con alcuni video musicali sulle note di loro brani più recenti, sempre rientranti nel filone da discoteca.

Altri colleghi che danno il loro contributo al lungometraggio sono Rosanna Fratello (che ha esplorato il filone dance con il brano Listen prodotto dai Fratelli La Bionda), Tiziana Rivale (tuttora vanta un grande seguito all’estero proprio con questo genere), Belen Thomas (vera e propria regina della musica da discoteca con Aire); oltre a Morena Rosini del gruppo Milk and Coffee e la mitica Jo Squillo, una delle protagoniste assolute nella scena musicale negli anni Ottanta/Novanta, e Claudio Simonetti, passato dalle colonne sonore “horror” alla dance “made in Italy” in qualità di produttore dei progetti Easy Going e Vivien Vee, oltre che autore del famigerato Gioca-jouer di Claudio Cecchetto. Altro “pezzo da novanta” è Ivan Cattaneo, cui si deve la rivisitazione dei brani dell’epoca beat in chiave disco.

Non mancano inoltre note di colore con le attrici Adriana Russo (che lanciò la canzone dance Capriccio) e l’ex Miss Italia Nadia Bengala, che tratteggia le mode del periodo. Preziose le testimonianze dell’art director Cesare Zucca, artefice del look dei maggiori divi di allora, e di vari esperti come l’autore tv Massimiliano Canè, il cantautore Dario Gay, i discografici Federico Gnocchi e Paolo Cassiano, lo scrittore Emanuele Pecoraro, il pittore Mario D’Imperio ed anche Mauro Goldsand, già produttore di Scialpi, altro divo degli anni Ottanta.
A fare da filo conduttore a Italo Disco, prodotto e distribuito da Parker Film srl, è il professor Fabio Melelli, docente universitario, considerato uno dei massimi esperti di musica e cinema di tutti i tempi.