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Il diavolo veste Prada 2

Venerdì 01 Maggio 2026 20:27 Pubblicato in Recensioni
Un sequel che arriva a 20 anni esatti. Potrebbe sembrare un po' oltre tempo massimo per raccontare l' evoluzione della moda ma soprattutto per fare il punto circa il modo di raccontare la stessa attraverso le pagine di una rivista. Nel frattempo, infatti, l'editoria è passata da un lungo tempo in cui ha versato in stato comatoso all' hinc et nunc in cui è proprio defunta. In "Il diavolo veste Prada 2" il focus non sono più i vezzi e le angherie della direttrice di moda più venerata e odiata da tutta la redazione ma una lunga corsa per riportare in vita un paziente dato per morto. L' editoria cartacea, le foto patinate, la scrittura sopra ogni cosa. Un articolo che sia scritto bene, che abbia le giuste fonti non serve più. Quello che conta sono le visualizzazioni, i likes, la viralità. La più grossa fake news vale più della più piccola verità se circola e viene letta, sembra dirci questo sequel. Il film ha sempre la stessa allure glamour di un tempo. Le locations sono sempre da urlo e la parte del leone la fa proprio Milano con il suo Duomo, la Galleria Vittorio Emanuele, la Pinacoteca di Brera, il Cenacolo vinciano sebbene quest' ultimo sia stato ricostruito (ed è  giusto che sia stato così) perché Milano è davvero la nuova capitale di un Paese che deve ancora molto alla moda come motivo di orgoglio. Nella trama c' è posto per tanti grandi e chi non compare viene almeno citato. Su tutte le star predomina Lady Gaga. La sua performance si impone al centro di una scena che dice molto di come si intrecci studio, talento, immagine, visionarietà, marketing e iconicità. Perché lei è davvero l' unica artista vivente che sa far riuscire meglio questo mix fra bravura e look perché la moda da sempre va anche a braccetto con lo show business. Nel film è sempre centrale la figura di Andy o Emily a seconda di chi sia il suo interlocutore. È cresciuta, è maturata ma non rinnega le sue origini e le rivendica anche nell' indossare di nuovo, un po' arrangiato e stravolto, quel semplice maglioncino ceruleo pescato nel vascone delle offerte al corner di un market che aveva dato inizio a tutto.  Al netto di un film che va visto per quello che è e cioè un racconto leggero per passare due ore di spensierato svago un messaggio vero e profondo lo veicola lo stesso. In un mondo che va veloce e che che rischia di soccombere sotto la lava di un' eruzione che non è prevedibile vale ancora la pena lottare per i propri ideali e cercare di realizzarli con tutti i mezzi (leciti e meno leciti) a propria disposizione. Il cast è ancora la punta di diamante di un film che rimarrà un vero e proprio cult per generazioni e generazioni.
Chi non va in sala per vedere questo nuovo capitolo (si stenta a credere che ci sia ancora qualcuno che non l'abbia visto) non è nessuno proprio come chi non segue i trends e le tips per essere sempre a la page.
Un film che ha un battage pubblicitario enorme. Un marketing agguerrito. Un risultato al botteghino che si preannuncia trionfante. Non è però solo la vittoria della mediocrità ma il giusto stile per raccontare i nostri tempi. Dal 2006 ad oggi ne è passata di acqua sotto i ponti e alcuni pilastri che sembravano così solidi sono invece risultati friabili.
Il maggior pregio del film è non fare finta di niente ma documentare, sempre a modo suo, quello che è lo stato dell' arte del mondo del giornalismo oggi. Ne esce un quadro impietoso ma molto vero e questo atto di coraggio va premiato. 
 
Virna Castiglioni
 

Lavoreremo da grandi

Lunedì 01 Giugno 2026 20:17 Pubblicato in Recensioni
Si può iniziare con l' asserire che Albanese funziona meglio quando è l' assoluto protagonista. "Lavoreremo da grandi" è invece un racconto corale dove ci sono quattro protagonisti (Umberto, Beppe, Toni, Gigi) anche se uno di loro recita solo con la presenza fisica, con il mero corpo. Gigi dice una sola battuta in tutto il film ma rimane il personaggio più riuscito e che più degli altri fa ridere. È la storia tragicomica di quattro uomini soli che si ritrovano in balia dei loro fallimenti mentre succede loro qualcosa che, mentre potrebbe essere la certezza della fine inaspettatamente si rivela un piccolo nuovo inizio. Un racconto surreale costellato di battute e scene esilaranti ma che, nel complesso, delineano il quadro di una commedia un po' rabberciata. Ci sono elementi che funzionano meglio e siparietti che era decisamente il caso di non inserire. Uno per tutti l'apparizione di una figlia ingrata con un fidanzato poco convenzionale o un' improbabile pattuglia di cittadini che mettono in guardia da possibili furti. Il resto è tutto lì. Un cast di attori comici fra cui spiccano Albanese e Rignanese. Un Battiston che non sfigura fra questi mostri sacri e il giovane attore Ferrero che decisamente se la cava. Eppure, sebbene si rida parecchio e il messaggio non sia nemmeno così banale, si rimane con una sensazione di incompletezza. Qualche grossolanità di troppo nella trama, un insistere pleonastico su difetti e manie di uomini allo sbando e il tema del lavoro, dell' affermazione personale come qualcosa che rimane sempre un miraggio a prescindere dallo studio, dalla volontà, dalla competenza. Un compositore che non riesce ad essere commerciale, un idraulico che non si approfitta della situazione, un figlio senza arte né parte e infine il personaggio più riuscito di un nullafacente che ha perso anche l' unica chance per poter svoltare. Rimane un finale amaro mentre una canzone chiude un cerchio e firma la morale di una storia di provincia italiana. È ambientato al lago e sono belli gli scorci verso e dalla casa teatro delle vicende così preziosa da dover essere tenuta come ultima risorsa prima di affondare per sempre in un lago che sotto la sua superficie piatta nasconde più di un dramma.
Si poteva forse fare di più. Da Albanese ci si aspettava qualcosa di migliore e invece si rimane un po' delusi. Come se la storia non fosse stata spremuta a dovere lasciando sullo sfondo alcune dinamiche per approfondirne altre che però non hanno portato ad un risultato soddisfacente.
Tutto ruota intorno ad un equivoco che però finisce per girare a vuoto anticipando le mosse. Prevedibile e scontato e tirato troppo per i capelli. Il film si avvale di tanti caratteristi che messi tutti insieme restituiscono l'effetto di tante gag piuttosto che essere funzionali ad una storia da film. 
Nel complesso un racconto godibile ma che avrebbe avuto bisogno di più mordente e anche di osare un po' di più. 
 
Virna Castiglioni

No Good Men

Giovedì 28 Maggio 2026 20:13 Pubblicato in Recensioni
Un paese martoriato, preso in ostaggio da uomini senza scrupoli che vorrebbero imporre ancora la barbarie. Uomini e donne che cercano di sopravvivere come possono. Una redazione giornalistica si avvale della competenza sia di uomini che di donne perché conta la professionalità più del genere al quale si appartiene. Naru, la protagonista è una donna cameramen preparata e decisa a farsi rispettare. Purtroppo in famiglia non lo è come non lo è nessuna davvero fra le quattro mura in un paese islamico.  Quando va bene il controllo è serrato, non ammette discussioni, vige solo la legge del maschio, del padre, del marito. Non ci può essere emancipazione, indipendenza perché il destino della donna è segnato da un precetto di sottomissione a Dio e agli uomini che possono essere giudici inflessibili per ogni loro mancanza. Anche un velo che scivola sulle spalle per sbaglio e lascia la testa scoperta. Una sciocchezza che invece è peccato e va punito. In tutto questo mondo arretrato c'è però spazio anche per i veri sentimenti. Quelli di amicizia, di sorellanza ma anche di innamoramento delicato e gentile. Un film che racchiude tanta dolcezza sebbene lo scenario che riporta sia di violenza e dolore.
Un quadro storico preciso fa da cornice alle vicende e ne pilota il loro svolgimento. Non si può vivere una vita tranquilla con il ritorno dei talebani a Kabul. Soprattutto quando lo scudo americano cede e ritira le truppe alzando bandiera bianca. Non rimane che scappare, mettersi in salvo. Abbandonare un Paese che non può più migliorare e decidere che è arrivato il momento di proseguire altrove. Non per tutti, non come sarebbe auspicabile ma la generosità di chi ama salva davvero. Questo sembra dirci la regista che oltre ad essere precisa e rigorosa nelle scene che più si avvicinano al documentario per rappresentare la realtà di quei giorni bui in Afghanistan cede però anche ai toni più smielati della commedia romantica. Il massimo sacrificio lo fa sempre chi ama perché sacrificare se stessi per qualcuno di cui si è innamorati viene naturale anche se farlo significa rimanere vittime. Schiacciate e intrappolate da un destino che sembra immodificabile. 
 
Un film che esprime il suo lato migliore quando racconta l' opprimente realtà di un Paese riconquistato dal potere talebano che blinda soprattutto le donne ad un futuro che non le vuole protagoniste ma solo gregarie al servizio dell' uomo, l' unico degno. Rimane un po' scontato quando invece vira sulla storia d'amore perché cede a qualche cliché di troppo rendendo l' insieme troppo favolistico ed edulcorato. Risulta difficile credere che possa davvero accadere questo. Un uomo buono che è circondato da uomini che sono branco e sanno essere lupi famelici se sentono la loro supremazia vacillare. Può fare molto l' amore ma non tutto. Invece sembra essere la sola soluzione possibile relegando a questo sentimento un potere eccessivo, sovradimensionato.
 
Virna Castiglioni

Obsession

Giovedì 14 Maggio 2026 20:08 Pubblicato in Recensioni
Bisogna stare molto attenti quando si esprime un desiderio. E' questo il messaggio che trapela dalla pellicola che in chiave horror esplora la dinamica tossica che si instaura quando siamo convinti di essere giusti per una situazione o per una determinata persona e ogni nostro sforzo, ogni nostro pensiero è rivolto in quell' unica direzione, come se non fossimo più nemmeno in grado di respirare senza prima avere ottenuto quello che desideriamo. A tutti i costi. Senza mai mettere in discussione che non possa esserci un'alternativa.
 
Quello che conta è solo il nostro punto di vista. La nostra felicità senza tenere conto di quella degli altri. Siamo innamorati di qualcuno. Lo bramiamo. Non sentiamo ragioni. Spesso però siamo innamorati solo di una nostra proiezione e questo genera conseguenze drammatiche. Senza possibilità di ritorno o via di scampo.
 
Gli attori si muovono all' interno di una sceneggiatura stringata, ridotta all'osso. Qualcuno vuole a tutti i costi qualcun altro accanto a sè ma quando questo si realizza si vorrebbe tornare indietro perché non è quello che ci aspettava che fosse prima che si verificasse davvero. A questo punto non rimane che provare a fare di tutto per tornare indietro maledicendo se stessi per essere stati così poco attenti alle conseguenze che sempre ci sono quando si agisce. Come se ci fosse solo il proprio punto di vista e tutto il resto non contasse niente. Invece il contesto ma soprattutto l'altro da noi condiziona e influenza più di quanto si è disposti ad ammettere ed accettare.  Il film è tutto giocato su uno schema troppo prevedibile. Le scene si susseguono ma non ci sono veri e propri colpi di scena. Si alternano passaggi più surreali che suscitano ilarità a momenti più tensivi ma il gioco è talmente semplificato che viene da pensare che un film vero e proprio sia troppo per un' idea così semplice e per uno script così elementare. Gli attori scelti sono però tutti in parte e la loro ottima recitazione è perfettamente in linea con i loro personaggi. Quello che manca è decisamente uno spessore che renda più empatiche le situazioni che invece rimangono in alcuni casi troppo scollate dalla realtà eppure non così distaccate da risultare solo divertenti. Un'altalena che non prende mai una sola direzione fino al finale che rompe definitivamente l'incantesimo nel modo più scontato pur lasciando con un senso di incompiuto come se non fosse tutto esplorato ma mancassero vari tasselli per rendere la storia ancora più spaventevole e terrificante. Sebbene si arrivi ad una conclusione la sensazione è quella che tutto sembri solo un gioco e anche le scelte estreme non siano del tutto senza soluzione. Anche se apparentemente quello che si mostra è l'opposto. Decisamene l'elemento più convincente rimane la recitazione al netto di una sceneggiatura che andrebbe resa ancora più incisiva per suscitare davvero orrore. 
 
Bisogna stare molto attenti quando si esprime un desiderio. E' questo il messaggio che trapela dalla pellicola che in chiave horror esplora la dinamica tossica che si instaura quando siamo convinti di essere giusti per una situazione o per una determinata persona e ogni nostro sforzo, ogni nostro pensiero è rivolto in quell' unica direzione, come se non fossimo più nemmeno in grado di respirare senza prima avere ottenuto quello che desideriamo. A tutti i costi. Senza mai mettere in discussione che non possa esserci un'alternativa.
 
Quello che conta è solo il nostro punto di vista. La nostra felicità senza tenere conto di quella degli altri. Siamo innamorati di qualcuno. Lo bramiamo. Non sentiamo ragioni. Spesso però siamo innamorati solo di una nostra proiezione e questo genera conseguenze drammatiche. Senza possibilità di ritorno o via di scampo.
 
Gli attori si muovono all' interno di una sceneggiatura stringata, ridotta all'osso. Qualcuno vuole a tutti i costi qualcun altro accanto a sè ma quando questo si realizza si vorrebbe tornare indietro perché non è quello che ci aspettava che fosse prima che si verificasse davvero. A questo punto non rimane che provare a fare di tutto per tornare indietro maledicendo se stessi per essere stati così poco attenti alle conseguenze che sempre ci sono quando si agisce. Come se ci fosse solo il proprio punto di vista e tutto il resto non contasse niente. Invece il contesto ma soprattutto l'altro da noi condiziona e influenza più di quanto si è disposti ad ammettere ed accettare.  Il film è tutto giocato su uno schema troppo prevedibile. Le scene si susseguono ma non ci sono veri e propri colpi di scena. Si alternano passaggi più surreali che suscitano ilarità a momenti più tensivi ma il gioco è talmente semplificato che viene da pensare che un film vero e proprio sia troppo per un' idea così semplice e per uno script così elementare. Gli attori scelti sono però tutti in parte e la loro ottima recitazione è perfettamente in linea con i loro personaggi. Quello che manca è decisamente uno spessore che renda più empatiche le situazioni che invece rimangono in alcuni casi troppo scollate dalla realtà eppure non così distaccate da risultare solo divertenti. Un'altalena che non prende mai una sola direzione fino al finale che rompe definitivamente l'incantesimo nel modo più scontato pur lasciando con un senso di incompiuto come se non fosse tutto esplorato ma mancassero vari tasselli per rendere la storia ancora più spaventevole e terrificante. Sebbene si arrivi ad una conclusione la sensazione è quella che tutto sembri solo un gioco e anche le scelte estreme non siano del tutto senza soluzione. Anche se apparentemente quello che si mostra è l'opposto. Decisamene l'elemento più convincente rimane la recitazione al netto di una sceneggiatura che andrebbe resa ancora più incisiva per suscitare davvero orrore. 
 
Virna Castiglioni