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Da Marzo 2026 arriva Dove nascono i silenzi, il nuovo intenso romanzo di Claudia Conte, pubblicato da Fall in Love. Un’opera che esplora le ferite invisibili delle famiglie: la violenza sulle donne, spesso all’interno delle relazioni affettive (in Italia nel 2025 sono stati registrati 97 femminicidi, di cui 85 in ambito familiare e 62 commessi da partner o ex partner), le dinamiche di controllo economico e psicologico (solo il 58 % delle donne ha un conto corrente personale), il bullismo e le fragilità giovanili che crescono nell’ombra di conflitti familiari mai risolti (Secondo Telefono Azzurro, sono stati 181 casi di bullismo e 24 di cyberbullismo, mentre oltre 2 ragazzi su 3 tra gli 11 e i 19 anni hanno subito almeno un episodio offensivo o violento)

Al centro del racconto, una famiglia apparentemente ordinaria: Carmela, madre affettuosa ma segnata da rinunce e silenzi; Salvatore, padre autoritario; Eugenio e Iside, figli che crescono in un clima di tensione trattenuta. Un episodio improvviso rompe l’equilibrio e costringe tutti a confrontarsi con verità rimaste troppo a lungo sommerse. Attraverso questa vicenda, il romanzo esplora la violenza domestica non solo come atto estremo, ma come processo fatto di microviolenze, umiliazioni, controllo economico e dipendenza. In parallelo, emergono il bullismo e le fragilità adolescenziali, spesso generate o amplificate da modelli familiari rigidi e da un’incapacità diffusa di ascoltare il disagio. I silenzi degli adulti diventano così terreno fertile per le insicurezze dei più giovani.
Arricchito dalla prefazione di Maurizio Belpietro, direttore de La Verità, e dal contributo di Monsignor Antonio Di Donna, presidente della Conferenza Episcopale Campana, Dove nascono i silenzi richiama con forza alla responsabilità collettiva di educare, ascoltare e proteggere, affrontando temi che attraversano famiglie e nuove generazioni.
Realizzato con il patrocinio dell’Osservatorio Nazionale su Bullismo e disagio giovanile, di Federformazione e in collaborazione con il Centro Ricerche Etnoantropologiche CREA, il libro coniuga sensibilità narrativa e attenzione educativa, offrendo strumenti di lettura per comprendere le radici culturali della violenza e del disagio giovanile.
Apprezzato docufilm diretto da Pierfrancesco Campanella e dedicato a quel particolare genere musicale che negli anni Settanta ha cercato di nobilitare il rock tradizionale attraverso una fusione con la musica classica, Gli anni del Prog è ora su Prime Video Channel e CG tv.
Il rock progressivo ha rappresentato decisamente una rottura col sound del passato: basti pensare che i brani di durata tradizionale furono rimpiazzati da lunghe suite musicali che potevano arrivare ad occupare l'intera facciata di un disco LP, includendo influenze sinfoniche, temi musicali estesi, ambientazioni e testi fantasy, oltre a complesse orchestrazioni.
Molti brani progressive sono caratterizzati dall'utilizzo di tempi dispari e inconsueti, frequenti cambi di tempo e variazioni di intensità e velocità nel corso di uno stesso brano. E, soprattutto, dall’utilizzo di strumenti inusuali come l’organo Hammond, il moog e il mellotron.

Un'altra innovazione del genere è la presenza di testi di un certo spessore culturale, con riferimenti a figure od opere letterarie e teatrali, allusioni a fatti storici, con testi di difficile comprensione e a volte impenetrabili, con riferimenti alla mitologia, alle fiabe e alla religione. Senza tralasciare i riferimenti politici che rimandavano all’impegno sociale e alle lotte di classe di quegli anni.
La ricerca estetica si riflette sulla confezione del prodotto, all'epoca LP. In molti casi l'aspetto grafico assume una rilevanza particolare: sia per le illustrazioni, sia per particolari packaging del disco in vinile. Un esempio su tutti: la mitica copertina a salvadanaio del primo album ufficiale del Banco.
Da queste premesse, c’è materiale interessante e diversificato per poter gustare un documentario dedicato al rock progressivo di casa nostra, partendo da quello made in England.
Nel lavoro di Campanella sono intervistati alcuni degli artisti protagonisti dell’epoca , oltre ad addetti ai lavori, a giornalisti, critici musicali ed esperti. Per avere un quadro il più possibile esaustivo di una musica “alternativa” in un decennio “difficile”.
Tra i nomi coinvolti ricordiamo Vittorio e Michelangelo Nocenzi del Banco, Gianni Leone del Balletto di Bronzo, Livio Macchia dei Camaleonti, Paolo Siani de La Nuova idea, Gianni Dall’Aglio degli Area, Tony Esposito, Lino Vairetti degli Osanna, Gianni Togni, Tony Cicco dei Formula 3, Mauro Goldsand, Enrico Capuano, Ivan Cattaneo, Pietruccio Montalbetti dei Dik Dik, Claudio Simonetti dei Goblin, Natale Massara, James Senese dei Napoli Centrale. Oltre ai produttori discografici Matteo Pagano e Salvatore De Falco, al cinefilo Fabio Melelli, agli esperti Andrea Ungheri, Paolo Reale e Gino Saladini, agli scrittori Donato Zoppo e Nicola Iuppariello, ai giornalisti Fernando Fratarcangeli e Renato Marengo.
Prodotto da Sergio De Angelis per Parker Film, Gli anni del Prog, inoltre, è stato appena acquisito dalla Rai, che lo trasmetterà insieme ad altri documentari nei quali è coinvolto a vario titolo Pierfrancesco Campanella, a cominciare da C’era una volta il Beat italiano.

Roma. Si spengono i riflettori sul set de L’ultimo numero, l’intenso lungometraggio scritto e diretto da Eva Henger. Con questa sua seconda regia e terza sceneggiatura, la Henger firma un progetto ambizioso che la consacra come cineasta dal respiro internazionale, capace di muoversi con sensibilità tra i generi e di scavare nelle complessità dell'animo umano.
La cornice scelta per questa pellicola è il suggestivo Circo Africa di Roma, location ideale per una storia sospesa tra la magia dello spettacolo e il realismo crudo della vita. Al centro della vicenda, una narrazione toccante segnata da una vita sofferta e da un segreto profondo che, tra risvolti forti e drammatici, emerge lentamente dietro le quinte di un mondo fatto di luci scintillanti.

A dare corpo a questa storia è un cast di prestigio, di altissimo livello: Il Maestro Leopoldo Mastelloni, nei panni di un clown perfetto, regala un'interpretazione magistrale e mozzafiato; Nadia Rinaldi, protagonista intensa e carismatica; il respiro internazionale di Vincent Riotta si affianca al talento generazionale di Artem Tkachuk, reduce dal successo travolgente di Mare fuori. La verità del circo è poi garantita dalla presenza di Marcello, un vero professionista della pista.
Completano la squadra interpreti di consolidata esperienza e giovani promesse come Cristina Moglia, Sandro Bersani, Riccardo Mandolini, Flavio Grasso e Jennifer Caroletti e Felicia Faller, promettenti giovani protagoniste del lungometraggio .
Il film, prodotto da Massimiliano Caroletti per Anteprima Srl insieme a Flavio Grasso, ha vissuto il suo momento di massima celebrazione proprio negli ultimi giorni di lavorazione. La conclusione delle riprese è infatti coincisa con il compleanno del produttore Caroletti, festeggiato tramite un evento esclusivo all’EXE di Roma all’Eur che ha riunito gran parte del cast, la troupe e numerosi volti noti del panorama cinematografico.
La serata, resa vibrante dall'intrattenimento musicale e non solo e dall'energia di Doctor Vintage, è stata l'occasione per brindare al lavoro svolto in queste settimane. Tra brindisi e musica, il party ha suggellato simbolicamente la fine di un percorso produttivo che promette di lasciare un segno profondo nel pubblico.
L’ultimo numero si prepara ora alla fase di post-produzione, portando con sé l’attesa per un’opera che unisce il fascino intramontabile del circo alla potenza del dramma moderno.
Un ringraziamento speciale da parte degli artisti va inoltre alle famiglie circensi Martino, Dell’Acqua e Gartner, che hanno messo generosamente a disposizione animali, artisti e strutture del circo, contribuendo in maniera fondamentale alla realizzazione delle scene e all’autenticità dell’ambientazione circense del film.
Foto Massmedia