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Un uomo normale giunto ad un passo dal baratro tenta il tutto per tutto. Vittima di una truffa, a suo dire, con una compagnia di mutui decide di fare un' azione dimostrativa. Eclatante. Che segni un cambio di passo e metta in guardia futuri potenziali vittime per evitare di imbattersi nello stesso errore. Dare la propria fiducia a sciacalli. Un eroe per un certo verso. Per raggiungere questi nobili scopi entra nella sede della compagnia Meridian Mortgage Company con un pacco che contiene un fucile. Non trova il padre e fondatore della società con cui aveva chiesto un appuntamento. La sua ira ha come bersaglio il figlio. Il tipico figlio di papà su cui ricadono le colpe di chi non ha scrupoli e, si gode in vacanze le fortune accumulate, anche sulla pelle di povera gente. Lo sequestra ma non si limita a questo. Gli mette anche un fucile al collo pronto a sparare al minimo gesto non autorizzato che possa fare. A questo punto il film è una cronaca dettagliata di quello che avviene in giorni lunghissimi. La regia calca la mano facendo apparire tutto lento, a volte perfino in stallo. Nel frattempo si muove non solo la polizia ma tutti i media accorrono come carogne assetate di sangue per intercettare lo scoop imminente che si fiuta all'orizzonte. La stampa, la TV e anche la radio hanno una loro forte rilevanza. Soprattutto uno speaker famoso che attuerà un doppio gioco. Al centro un uomo solo contro tutto e tutti deciso ad andare fino in fondo. Non andrà come avrà deciso che fosse ma finirà per cavarsela ugualmente. Anche chi ha cercato di ingannare disposto a tutto pur di concludere un buon affare ne uscirà immediatamente senza apparenti conseguenze. La vendetta però è un piatto che si serve sempre freddo. La giustizia, però, ha un profumo evanescente. Si sprigiona nell'aria ed è talmente buono ma è destinato a scomparire velocemente. Un film che riporta alla memoria un fatto di cronaca verificatosi nello stato di Indianapolis nel 1977. Gus Van Sant sceglie un fatto e lo analizza in modo scrupoloso inserendo anche a chiusura scene di repertorio. Sceglie un cast di attori strepitosi e, anche per parti minori, giganti della recitazione come Al Pacino che compare in poche scene ma lascia scaturire la sua proverbiale bravura che anche questa volta si conferma tale. Il maggior pregio della poetica di Gus Van Sant è raccontare un fatto brutale ma non dimenticare mai le azioni che hanno spinto in quella direzione mantenendo il focus sull'umanità, sulla disperazione, sulla vulnerabilità di chi si sente ingannato e reagisce al sopruso che lo annienta, come può e senza badare a tutte le conseguenze. Un mettersi sempre dalla parte del più debole, per non tralasciare anche il minimo dettaglio di bene che può esserci in un episodio di cronaca nera. Un encomio anche alla scelta dei brani musicali inseriti nella colonna sonora che nemmeno troppo velatamente ricordano altre pellicole cinematografiche che hanno sicuramente dato un contributo ispirazionale al nuovo lavoro del regista, eccellenza del cinema indipendente americano.
Virna Castiglioni
Un tema doloroso quello affrontato da Gelormini nel suo "la gioia" per traslare sul grande schermo una storia di recente cronaca giudiziaria. Gloria Rosboch fu brutalmente assassinata da chi aveva aiutato. Insegnante di lingua francese. Di mezza età, convivente ancora con gli anziani genitori credeva di aver incontrato finalmente l'amore e le aveva aperto il cuore. Quel desiderio che non aveva mai conosciuto per timidezza ma anche per l' educazione ricevuta un po' rigida e molto cattolica irrompe come un vento estivo che d' improvviso spalanca tutte le porte che sono rimaste socchiuse. Una vita lenta che prende un abbrivio fatale per un incontro infausto. Un cast eccezionale supporta la sceneggiatura che ha vinto il premio Solinas nel 2021. Fra tutti si staglia Valeria Golino che si imbruttisce, si mortifica per dare voce e corpo a quella donna rimasta un po' adolescente, fra le quattro mura, nella sua cameretta di ragazza. La regia avrebbe potuto partire dall' epilogo non dovendo celare qualcosa di noto ma sceglie di ripercorrere la vita tranquilla e serena dall'inizio. Prima che un tornado incontrato per caso mandasse in frantumi la vita di una brava persona, di una donna dimessa e gentile che si perdeva nelle pagine di Flaubert, sognando di vivere un giorno le stesse emozioni da romanzo.
Interessante la colonna sonora che riprende pezzi iconici che hanno fatto la storia della musica leggera. Quelle hit che sono state il sottofondo musicale di tante ragazze alle prese con i primi amori. Altrettanto interessante l' assenza di suono, il silenzio siderale che subentra quando avviene l' irreparabile a sottolineare il corto circuito della mente di chi sfrutta gli altri per proprio tornaconto e agisce senza tenere conto delle gravissime conseguenze. Lo spettatore assiste a scene di pura angoscia, trattiene il fiato, soffre con la protagonista che si immola come uno dei suoi amati conigli. Se la sua vita prima di incontrare il mostro era una gabbia dorata che la schermava dal mondo cinico e malvagio quella in cui verrà messa per estorcerle denaro da un duo che appare simile alla coppia collodiana del gatto e la volpe sarà invece ferrea e rugginosa. Gloria, che nel film muta in Gioia, è un Alice nel Paese delle meraviglie illusa, ingannata per finire gettata in un pozzo profondo come un rifiuto.
Un film che non fa sconti, non edulcora nulla ma ricostruisce con precisione uno dei delitti più efferati degli ultimi anni restituendo un po' di dignità a chi non avrebbe mai fatto del male a una mosca ma si è trovata intrappolata fra le spire di un serpente a due teste. Rende onore anche alla memoria di due poveri genitori colpevoli solo di troppo amore nei confronti dell' unica figlia, principessa di casa, colomba mai volata lontana dal nido.
Virna Castiglioni
Un racconto di una vita difficile ma portata avanti con la schiena dritta che si spezza ma non si piega e a testa alta. Paul Marquet è uno scrittore. Ha già licenziato il suo terzo libro ma la casa editrice è titubante. Le vendite non sono andate come speravano e uscire con un nuovo libro che ha per titolo "Storia di una fine" non fa ben sperare. Cosa fare? Gettare la spugna e rassegnarsi ad un piano b che non gratifica, seguire le orme del padre che ha vissuto bene materialmente ma con una insoddisfazione cronica interna per aver tradito sogni e desideri intrinsechi. Paul non ci sta. Si adatta, diventa flessibile, interpreta il ruolo che serve alla società. A giorni alterni è un traslocatore, un giardiniere, uno svuota cantine anche se il suo aspetto fisico lo tradisce. Magro, delicato con un paio di occhialini che rivelano la sua indole da intellettuale. Paul sopporta quanto male faccia stare lontano dai figli, non poterli raggiungere perché l' aereo costa troppo. A mani nude e senza rete comincia una strada in salita fatta di tariffe al ribasso, di algoritmi che decidono per lui, di dolori e rinunce sempre più pesanti. Ma cosa sarebbe la sua vita senza poter scrivere? Una sopravvivenza e nient' altro. La regia si sofferma sui dettagli, sui cambiamenti, sulle riflessioni intime che non si possono esternare e accompagna con una musica strumentale efficace la via crucis dell' uomo, del professionista, del padre. Un film che sembra parlare di una sola vita ma invece parla molto della società che abbiamo costruito un po' scientemente e un po' senza accorgercene. Una società che non vede il povero quando lo ha sullo stesso pianerottolo ma lo individua a distanza quando parte per un viaggio esotico. Invece in questo nuovo medioevo c'è chi vive di offerte, chi segna su un quaderno ogni uscita e spera in un' entrata che porti il bilancio perlomeno alla pari. Strepitoso l' attore protagonista che recita in sottrazione compiendo uno straordinario lavoro su sé stesso che lo porta a compiere per il personaggio che incarna una rivoluzione esistenziale. Non sara' più solo uno scrittore ma continuerà ad esserlo nonostante tutto quello che lo circonda. Un film che interroga lo spettatore e lo sprona costantemente a non fermarsi alle apparenze, a non valutare mai per l' aspetto chi abbiamo di fronte. Un racconto che riscopre anche l'arma potentissima della gentilezza, di chi offre anche un oggetto di poco valore ma che può fare la differenza per qualcuno. La regia non si avvale mai di sensazionalismi, non gioca mai con la sensibilità dello spettatore, non scivola mai nel patetico, non ricerca la commozione ad ogni costo. Espone i fatti e nei fatti mette tanto sentimento. Ogni gesto che l' attore compie è un monito a non giudicare, un pretesto per una riflessione che ponga l'essere umano sempre al centro.
Un film che sdogana soprattutto il difficile lavoro di scrittura, di chi sa molto bene che "finire un testo non significa essere pubblicati, essere pubblicati non significa essere letti, essere letti non significa essere amati, essere amati non significa avere successo, e il successo non offre alcuna promessa di fortuna".
Virna Castiglioni