Nel film di apertura di questa Venezia 82, Sorrentino scava nell'animo di un personaggio grigio e noioso, concreto e spigoloso come il suo soprannome, cemento armato.
È il suo attore feticcio Toni Servillo, già iconico istrione in La Grande Bellezza, e presente in svariate altre sue opere, a vestire i panni del Presidente della Repubblica Mariano De Santis, alle prese con l'annoso dubbio se concedere o meno la grazia a due imputati. A lato di questa enigmatica scelta c'è anche la possibilità di portare avanti una legge sulla delicata questione dell'eutanasia; tutti dilemmi eticamente sfuggenti, che vengono affrontati con difficoltà dal carattere statico e inamovibile del nostro protagonista.
Il regista napoletano sceglie di centellinare le sue tipiche divagazioni a occhi aperti o i virtuosismi registici, cercando in maniera intima e certosina qualche traccia di sentimento umano, disperso tra le maglie armate del cemento.
I pochi sprazzi di vitalità emergono in presenza dell'unica persona veramente amica nella sua vita, la complementare Coco Valori (Milvia Marigliano), mentre è sempre e solo un lato quello che mostra alla fedele figlia Dorotea (Anna Ferzetti) o al corazziere Massimo Labaro (Orlando Cinque).
L'indecisione del nostro Presidente e la sua incapacità di andare oltre certi suoi schemi mentali contrastano apertamente con una contemporaneità dalla memoria corta, un tritacarne di situazioni social in cui trovare il modo di soppesare sensazioni e parole sembra sempre più un'utopia.
Nelle stanze del Quirinale il tempo sembra fermarsi, con la stessa immobilità delle convinzioni presidenziali, ed è suggestivo perdersi insieme nei labirinti dell'etica mentre piano piano qualcosa comincia a indicare la via. Perché comunque, sotto sotto, la scintilla della passione è innata nella nostra specie, per quanto soffocata da una vita al servizio del rigore e sopita da un'età che avanza inesorabile.
Non è sicuramente l'opera più elegante del regista napoletano, rimanendo più austero nel linguaggio e nei simbolismi che mette in scena, ma le sue parole ci raggiungono con forza, grazie all'interpretazione di un magnetico Toni Servillo; una colonna sonora che ama sorprendere completa il quadro di un film che affascina nelle sfumature dei suoi dubbi.
Omar Mourad Agha