Confinati all' interno di una abitazione, in un perimetro angusto, in un bell'appartamento borghese i quattro protagonisti non abbandonano mai questo spazio ristretto eppure la regia è capace di non annoiare lo spettatore. The Invite tiene il ritmo per tutta la sua durata ed è già un gran bel risultato. Merito anche e soprattutto di una scrittura che delinea in modo preciso i soggetti che interagiscono sulla scena. Sono due coppie di vicini di casa alla prima cena di presentazioni ufficiali. Tutto parte come se fosse un semplice invito tra amici ma ognuno serba una personale opinione degli altri che verrà confermata o smentita oppure semplicemente sorprenderà lasciando spiazzati tutti quanti.
Il punto di innesco della trama sono i rumori molesti che provengono dal piano superiore e che sono inequivocabilmente riconducibili ai focosi amplessi della coppia invitata che infastidiscono ma anche fanno fantasticare i padroni di casa. Se Joe ha tutte le intenzioni di chiarire ma soprattutto di chiedere una tregua Angela è invece decisamente contraria e anzi invidia la sua vicina per avere notti così intense e poter provare un piacere che lei non si ricorda nemmeno più di avere sperimentato in passato. Il sesso però è solo un pretesto, un modo per analizzare e comprendere le esigenze dell'altro, i bisogni, le richieste. I dialoghi sono sempre arguti e molto efficaci nel passare da un piano più leggero ad uno più profondo e mettono in evidenza pregi e difetti di una coppia borghese che si è molto amata, ha messo al mondo una figlia, si vuole ancora molto bene ma tutto questo è sepolto da mille altri problemi. Per Joe un lavoro infelice fatto per ripiego passando dal palco in una band ad un conservatorio per insegnare a ragazzi annoiati. Una scelta che non si vorrebbe avere dovuto compiere ma che ci si è trovati costretti a fare. Dall' altra parte per Angela impiegare il tempo cercando cuscini, lampade e tappeti è un' attività che si compie per non impazzire. Circondarsi di oggetti belli e di valore fa sentire protetti e realizzati ma quando si ha la possibilità di essere visti nudi da uno sconosciuto il benessere aumenta, l' autostima si innalza, ci sembra di avere ancora voce in capitolo, di non essere così trasparenti come per chi condivide con noi il talamo nuziale. Perché si sa che quando il tempo passa ci si accorge sempre meno del taglio nuovo di capelli, di una camicetta leziosa appena acquistata e si finisce per non dire più all' altro quanto lo amiamo ma soprattutto quanto ancora lo desideriamo sotto le lenzuola. Non si è cattivi, si è semplicemente distratti, dando tutto per scontato e niente in pericolo. Invece il senso sta tutto nella frase in apertura che la regista che è anche interprete inserisce come monito o semplicemente promemoria. Trattasi di un celebre aforisma di Oscar Wilde: "Si dovrebbe essere sempre innamorati. Ecco perché non bisognerebbe mai sposarsi!". Un film grazioso che non mira a stupire con chissà quali sorprese, anche se un piccolo colpo di scena c'è ed è ben inserito nella trama, e nemmeno con particolari effetti speciali ma, forte di una scrittura solida, sa essere comunque convincente. Stimola la riflessione, fa sorridere, immedesimare. Molto indovinata la colonna sonora che accompagna i momenti importanti e i passaggi topici. Un quadro di vita familiare che nel microcosmo di un appartamento ricrea dinamiche che si possono riscontrare ovunque ci sia una coppia in crisi che ha solo bisogno di un aiuto per ritrovarsi e proseguire nella stessa direzione concentrandosi in una delicata esibizione al piano a quattro mani.
Virna Castiglioni