Una fervente attesa circonda l'arrivo di Dwayne "The Rock" Johnson ed Emily Blunt per il loro film in concorso qua a Venezia, ad opera del giovane regista Benny Safdie.
Col fratello Josh ha realizzato dei lavori di grande rilievo quali Diamanti Grezzi e Good Time, ma in questo caso decide di dirigere per conto suo un biopic sulla vita del lottatore di arti marziali miste Mark Kerr.
La figura in questione è passata alla storia per aver contribuito in maniera significativa alla grande espansione di questo sport negli anni '90; le sue performance da autentico protagonista, le grandi doti atletiche e tecniche e un innegabile carisma naturale hanno appassionato il grande pubblico e plasmato quello che ora è un grandissimo business.
Spesso, tuttavia, una fama repentina di questo tipo porta con sé una serie di altre questioni collaterali che non tutti sanno gestire. E Mark Kerr si troverà a vivere momenti molto complicati, che non possono essere semplicemente messi al tappeto a suon di pugni.
A schermo, quindi, assistiamo a una duplice vita, quella del combattente e quella fuori dal ring, con un'enfasi particolare all'inaspettata fragilità che si nasconde dietro un fisico scolpito come la pietra.
È una storia di redenzione sportiva che ricorda molto un altro film passato da queste parti, quel The Wrestler che si prese il Leone D'Oro nel 2008. Tuttavia, rispetto al lottatore decadente di Aronofsky, si avverte che manca qualcosa.
La prova di The Rock è intensa e faticosa, molto fisica, ma quando si tratta di far trasparire le proprie sofferenze interne, emergono tutti i suoi limiti. Non perché non ci provi, ma la sua interpretazione in sottrazione, fatta di silenzi, sguardi nel vuoto, e scatti d'ira coinvolge solo fino a un certo punto.
Non contribuisce particolarmente nemmeno Emily Blunt, con un personaggio gestito a due velocità. Troppo in secondo piano per la maggior parte del film, e relegata a protagonista in pochi guizzi emotivi che potevano essere costruiti in maniera più omogenea.
Queste problematiche e qualche inciampo nella messa in scena, quindi, impoveriscono l'atmosfera drammatica e impediscono allo spettatore di perdersi totalmente nella lotta interna di una figura che aveva molto di più da dire.
Dall'altro lato, una certa spettacolarità dei combattimenti avrebbe potuto spingere il film in altre direzioni, ma anche in questo caso si rimane piuttosto delusi; gli scontri si avvicendano veloci e senza lasciare granché il segno, da citare certe sequenze che attirano l'attenzione per l'ottima colonna sonora, ma nel complesso siamo lontani da altri esponenti del genere come l'avvincente Warrior.
Dicevamo che grandi aspettative circondavano questo film, ma questa prima prova da solista di Benny Safdie finisce KO nelle prime riprese.
Omar Mourad Agha