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Visualizza articoli per tag: lino guanciale

Lino Guanciale tra cinema, tv e teatro

Domenica 28 Ottobre 2018 20:56

In occasione della presentazione della seconda stagione de L'Allieva, abbiamo incontrato Lino Guanciale per qualche domanda.

Intervista di Chiara Nucera 

I Peggiori

Mercoledì 17 Maggio 2017 08:41
Due fratelli squattrinati e senza prospettive (Vincenzo Alfieri e Lino Guanciale), si trovano nella situazione di dover provvedere alla sorellina tredicenne (Sara Tancredi). Quando in piena crisi economica i soldi per far fronte a tutte le necessità vengono meno, mettono su un'attività poco ortodossa ma molto fantasiosa: vestiti i panni di due improbabili “eroi a pagamento”, sputtaneranno in rete i classici furbetti del quartierino, diventando gli idoli di tutti gli oppressi. 
 
I Peggiori, opera prima dell'appena più che trentenne Vincenzo Alfieri, nasce nella mente del regista quando era ancora uno studente liceale.
Questo lavoro, seppur non del tutto innovativo per il cinema italiano, risulta abbastanza singolare. La storia accattivante, strizza l'occhio a tutti quei simboli con cui la generazione degli anni '80 è cresciuta, contaminandosi con gli usi più comuni e attuali della tecnologia (social, microcamere, sovraesposizione video..), divenendo un bel mix di commedia, prodotto cucito su un tessuto sociale urbano di lunga e variegata tradizione narrativa con tipiche chiavi comiche e location ben codificate, e il nuovissimo (per l'Italia) cinecomic. 
Una scorrevole sceneggiatura, collaborazione a più mani di Alfieri, Alessandro Aronadio, Renato Sannio, Giorgio Caruso e Raffaele Verzillo, arricchita con dialoghi mordenti, nemmeno troppo prevedibili e gag spesso esilaranti, gioca col pubblico annullando la distanza imposta dallo schermo. 
Gran punto a favore è la scelta del cast, con attori azzeccati, convincenti e trascinanti anche nei ruoli marginali. Tra le partecipazioni spiccano quelle di Biagio Izzo e Francesco Paolantoni, in una chiave atipica rispetto a quella in cui siamo abituati a vederli, più cinici e noir. Ma l'accento è posto su Guanciale che è mattatore in scena, tutto sembra gravitare attorno a lui caricandolo forse anche un po' troppo di aspettative per consentirgli di vivere il ruolo con una maggiore spensieratezza. Lo stesso Alfieri si relega in un gradino inferiore, divenendo spalla dello scapestrato fratello. 
La storia dei supereroi scalcinati, generati da un contesto in cui diventeranno scintille deflagranti, circoscritti in una metropoli che fagocita chi ci vive, è già stata battuta.
Indubbi sono gli echi di prodotti quali Lo Chiamavano Jeeg Robot e Kick-Ass, ma il tutto viene ripreso in una forma differente, più leggera, spiritosa e autoironica, capace di conferire un carattere ben definito che non fa continuamente scattare il confronto. 
I Peggiori ha il merito di ribattere forte sulla sua natura di progetto contenuto, dove sì personaggi e storie erano già comparsi in forme analoghe, ma nel quale i luoghi e la narrazione conservano un'anima propria.
Diviene così parte di quei film profondamente italiani, con lo sguardo rivolto oltre oceano, ma immersi nelle nostre periferie dalle quali attingono a piene mani l'essenza. Il Centro Direzionale di Napoli può sembrare una Gotham City qualsiasi con dei palazzoni di specchi che si stagliano sopra cantieri a cielo aperto in una distesa di ferro e cemento; questo Alfieri l'ha ben capito, allontanando finalmente l'immaginario dal classico cliché a cui eravamo ormai assuefatti, quello delle Vele di Scampia e della Gomorra da Saviano in poi, restituendo un'identità alla città e regalandoci ugualmente delle belle sorprese.
 
Chiara Nucera 
 
 

Scuola di seduzione

Mercoledì 03 Giugno 2026 13:55
Scuola di seduzione ricalca nell'impianto un altro film comico del passato del cinema verdoniano. Al netto di qualche differenza ne sembra strettamente imparentato. Qui un gruppo di persone sconosciute si iscrive, con motivazioni diverse, ad una scuola di seduzione. In "Ma che colpa abbiamo noi" del 2003 i protagonisti erano invece otto pazienti "orfani" della loro psicoterapeuta. Qui c'è la coach Ortensia, una donna che ha un passato ingombrante. È interpretata dall'attrice Sofía Gascón che è stata la rivelazione in un film della scorsa stagione cinematografica che avrebbe meritato più di quello che ha ottenuto grazie anche alla sua strepitosa interpretazione. Qui la sua presenza non è così forte anche per lasciare il giusto spazio agli altri attori. È un film corale in cui si intrecciano i destini di sei persone ognuna alle prese con un blocco che ne limita la vita privata e ne condiziona il benessere. Il più divertente è il personaggio di Clemente al quale Verdone presta la sua consueta simpatia e la sua nota bravura comica. Ognuno dei protagonisti ha un suo personale bisogno. Tutti sono alla ricerca di una soluzione ad un problema relazionale sentimentale. 
È un film che si basa sull'interpretazione brillante degli attori (nessuno di loro sfigura e tutti insieme danno vita ad un racconto molto ben riuscito). Una trama semplice si trasforma in un trattato sulla fragilità e l' emotività di un gruppo di uomini e donne nell'era digitale, nel tempo dove impera il tutto e subito e lascia indietro chi si ferma.
Verdone non sbaglia un colpo. Se qualche volta è sembrato meno ispirato questa volta appare in forma smagliante e firma una commedia che sa far ridere come ai vecchi tempi senza banalizzare temi profondi.
Esilarante, divertente, con alcune scene molto curate che raccontano vizi e virtù di un mondo che non sa più fare a meno dei vari consulenti per dirimere blocchi che non consentono di andare avanti con la propria vita. Ci si affida a maestri che guidano e promettono il miracolo. La vita però non è un compito che si esegue semplicemente seguendo delle regole ma un meraviglioso caos che disorienta e sorprende. Mentre cerchiamo di andare in una direzione che crediamo essere la migliore siamo costretti a virare e a ricalcolare il percorso. La sceneggiatura fa un ottimo lavoro rendendo i personaggi, ognuno a modo suo, indimenticabili. Nessuno di loro è ridotto a macchietta ma gode del privilegio di una scrittura puntuale che ne delinea pregi e difetti rendendolo vero e interessante. Alle vicende tragicomiche di un gruppo strambo alla quale è impossibile non affezionarsi fa da cornice una Roma, ripresa nelle sue sempiterne bellezze, valorizzate da una fotografia suggestiva che fa da contraltare alle incasinate vicende umane alle prese con l' amore. 
 
Virna Castiglioni