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Home » Recensioni » Maria
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Oggi, in concorso a Venezia 81, Maria del regista cileno Pablo Larraín. Il lungometraggio mette in scena gli ultimi sette giorni di vita della divina Maria Callas, in una meravigliosa Parigi con una fotografia magistrale, con toni saturi azzeccati. La capitale francese diventa una quinta teatrale malinconica, dove ogni angolo sembra custodire i fantasmi di una grandezza ormai al tramonto. La macchina da presa di Larraín accarezza gli interni dell'appartamento della Callas con una delicatezza quasi sacra, trasformando gli spazi domestici in un palcoscenico intimo dove si consuma l'ultimo atto di una vita straordinaria.

Divina è anche la sua interprete: un'ispirata Angelina Jolie. L'attrice americana si cala nei panni della soprano con una dedizione totale, restituendo non solo la fragilità fisica degli ultimi giorni, ma soprattutto quella vulnerabilità emotiva che si nascondeva dietro la maschera del divismo. La sua interpretazione oscilla magistralmente tra la grandeur scenica e la solitudine più profonda, cogliendo l'essenza di una donna che ha sacrificato tutto sull'altare dell'arte.

Al suo fianco i fidati tuttofare Pierfrancesco Favino e Alba Rohrwacher, che costruiscono un microcosmo di affetti e protezione attorno alla protagonista. I due attori italiani danno corpo a quei personaggi di contorno che, pur rimanendo in secondo piano, risultano fondamentali per comprendere l'isolamento dorato della Callas.

Con Maria il regista chiude il trittico dedicato a 3 donne iconiche dello scorso secolo: Jackie Kennedy e Diana Spencer. Qui c'è meno visionarietà, ne guadagna la linearità narrativa, con ottimi dialoghi scritti da Steven Knight. Larraín abbandona le sperimentazioni più ardite per abbracciare una narrazione più classica, che permette di concentrarsi sulla profondità psicologica del personaggio senza distrazioni stilistiche.

Non troppo empatico il film rimane in superficie, ma è in grado comunque di disegnare il divismo, le verità e la discesa della Callas. La pellicola mantiene una certa distanza reverenziale dalla sua protagonista, preferendo osservarla piuttosto che giudicarla o compatirla.

Un cinema classico che, dopo tanti voli empirici dell'autore, non guasta. Angelina in odore di nomination agli Oscar, come anche le scenografie ed i costumi. Ma se proprio dobbiamo eleggere un vincitore: è la sublime voce della soprano greca corroborata dalle opere dei più famosi compositori italiani.

 

David Siena

 

 

  • Regia: Pablo Larraín
  • Paese: Cile, Germania, Italia, USA, 2024
  • Genere: Drammatico
  • Durata: 123'
  • Cast: Angelina Jolie, Haluk Bilginer, Pierfrancesco Favino, Alba Rohrwacher
  • Valutazione: 4

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