Floria è una infermeria in un ospedale. Lavora a ritmi stressanti e, oltre la mole di lavoro enorme per il ridotto numero di personale coinvolto nella struttura, deve cercare di conciliare anche il senso di responsabilità riuscendo a gestire non solo i pazienti ma anche i familiari degli stessi. Ogni giorno incontra dolore, morte, imprevisti ai quali deve saper reagire con competenza e con prontezza di riflessi.
Sembra una macchina, un ingranaggio in una catena di montaggio che può incepparsi o impazzire creando enormi danni, al minimo intoppo. Eppure la maggior parte di pazienti e colleghi sa che è una professionista preparata, scrupolosa, attenta, disponibile e gentile con tutti. Qualcuno la paragona addirittura ad un angelo ma è solo una persona come tutte le altre, con limiti e difetti, che non può garantire efficacia ed efficienza perfetti perché la perfezione non è di questo mondo terreno. Fa del suo meglio per riuscire a conciliare i tempi familiari e quelli lavorativi. Sul lavoro è ligia e non si concede alcun riposo superfluo. Nonostante questo, le critiche arrivano. Una sera, dopo un momento estremamente difficile che non viene superato secondo le aspettative, perde le staffe e commette un gesto impulsivo. Sarà però la svolta che le farà comprendere quanto è importante avere una tregua, un periodo di riposo, di compensazione, di stop dalla frenesia, di ricerca di aiuto. Un racconto spietato quello che ci propone la regista portandoci mentalmente a subire lo stesso turno massacrante di lavoro in corsia tra cambi di biancheria, preparazione di fleboclisi, somministrazione di farmaci appropriati a intervalli regolari e ogni altra incombenza il ruolo richieda.
Un girone dantesco in cui la protagonista si trova inserita e dal quale non può staccarsi. Subisce una situazione limite e, qualche volta, il burnout prende il sopravvento, suo malgrado.
La protagonista già conosciuta al grande pubblico per la prova eccellente mostrata nel film "la sala professori" qui, se possibile, si supera in bravura. È così magnetica la sua recitazione che non si riesce a staccarle gli occhi di dosso mentre corre come una gazzella da una stanza all' altra cercando di portare conforto e quanto serve senza creare ritardi. È dura e scontrosa con la giovane tirocinante ma è solo un atteggiamento che nasconde la paura di non dare e non fare il massimo per tutti quelli che dipendono da lei.
Un film che potrebbe essere un documentario sul difficile lavoro di cura di un operatore sanitario tanto è preciso nelle dinamiche di svolgimento dell' operato descritto. Nulla è lasciato al caso o eccessivamente romanzato da una sceneggiatura lasca.
Preciso fin nei più minimi dettagli, la regia indugia spesso su micro movimenti, su passaggi e procedure che vengono svolte con una sequenza di azioni ripetitive collaudate sempre uguali e accurate.
Dopo una tenuta di ritmo degna di un thriller il commiato dallo spettatore smorza i toni più drammatici per regalare uno spiraglio di dolcezza che suggella il racconto unendo la speranza con la gratitudine e la poesia.
Virna Castiglioni