Anenome è un fiore che subisce gli influssi nefasti di un freddo vento che lo priva dei delicati petali prima dell' arrivo del vento propizio che può accarezzare la sua corolla ormai nuda. Come avviene al protagonista di questa storia nera che vive una situazione di fragilità e sconta il fio di aver subito già in tenera età soprusi e violenze. Ha un fratello che ha cercato di porre rimedio al dolore che involontariamente ha sparso intorno a sé, senza volerlo realmente. Aveva una donna che lo ha amato e ancora lo ama, che lo ha reso padre e ancora vorrebbe che fosse presente nella loro vita. Eppure questa donna non ha avuto nemmeno il conforto di una spiegazione, il tentativo di un confronto, il privilegio di una complicità per scongiurarne il distacco e sopportarne l' abbandono. Cerca nonostante tutto di riallacciare i rapporti per il bene ultimo e supremo di un figlio che non ha colpe. Quando la situazione diventa insostenibile il fratello saggio e razionale parte alla ricerca della pecora nera. Un uomo schivo e solitario che vive come un' eremita nel bosco in una casa che non ha alcun comfort e che lo mantiene in uno stato di allerta costante come un' animale in tana che teme gli attacchi esterni e si trincera evitando contatti superflui. Eppure il lupo feroce non è sempre il cattivo delle fiabe ma spesso è portatore di un trauma che lo ha reso pericoloso a sé stesso e verso gli altri in un isolamento che lo inselvatichisce sempre più rendendolo infido alla civiltà pur essendo in natura mansueto ed innocuo. La scrittura ben calibrata che non eccede mai ma anzi si mantiene essenziale ed asciutta senza dilungarsi in inutili spiegazioni verbose rende in modo eccellente l' evoluzione dei personaggi e la profondità degli stessi. Appaiono ricchi di sfumature e contrasti rendendoli epici. Una storia che risulta credibile per gli accenni ad una guerra realmente esistita ma che si fa paradigma di chi è costretto a fare qualcosa di disumano per conservare dentro di sé quel minimo di umanità per non diventare bestia o ingranaggio per meri scopi politici e territoriali che poco hanno a che fare con la felicità dei popoli e il benessere della povera gente.
Un film che scandaglia le pieghe dell' animo umano alla ricerca di quel nucleo di bene profondo e puro che è universale. La fotografia regala scorci bellissimi di una natura che sa come riprendersi i suoi spazi e ha in sé tutti gli strumenti per fare piazza pulita.
La regia mantiene la giusta tensione alimentando un senso di incertezza costante che non cala mai fino all' ultimo momento quando, come una liberazione, un viaggio di ritorno al passato consente di gettare le basi per un futuro nuovo. Catarsi ed espiazione che sono ben descritte utilizzando metafore climatiche che rendono il senso di trasformazione che è insito quanto necessario in ogni rinascita.
Virna Castiglioni