È una bambina il centro dell' universo che viene rappresentato in "la mia famiglia a Taipei". È buffa, simpatica, tenera, è sempre e solo circondata da adulti e lei così piccola vede quello che ai grandi sfugge o non importa più. Belle le inquadrature alla sua altezza, mentre cammina per il mercato o mentre è circondata dagli adulti. La sua è una famiglia composta di sole donne. Gli uomini sono assenti o quasi. Un ex marito sta morendo. La figlia maggiore (o forse l'unica e sola figlia) non vorrebbe rivederlo ma quando si reca in ospedale le sue parole sono dure come pietre. Da soli è faticoso tirare avanti. Anche se un amico speciale è pronto a dare una mano, ognuno fa come può. La mamma lavorando ad un banco al mercato notturno, la figlia maggiore in un negozio che vende dolciumi. Quest' ultima ha anche una relazione con il suo capo che è per giunta sposato. Mentre la mamma è impegnata suo è il compito di accudire quella che appare evidente essere la sorellina minore. Nei confronti della piccola di casa si mostra affettuosa ma anche molto approsimativa, un po' è presente ma è anche parecchio distante da quella bimbetta che si sente sola e cerca attenzioni come può. Il nonno tradizionalista la redarguisce sempre perché è mancina. Le inculca il pensiero che la sinistra sia la mano del diavolo e non vada usata. Suggestionata da quelle parole cerca di forzarsi a scrivere e ad eseguire i lavori manuali con la mano ritenuta corretta ma con evidenti scarsi risultati. Il film è un racconto corale che alterna momenti più seri a dinamiche che suscitano Ilarità e divertimento. Una buona prova registica che però qualche volta in alcuni punti scade nella caoticità. Alcune scene appaiono ascrivibili al genere soap opera ma, al netto di questa sbavatura, il film ha una sua coerenza e una logica stringente che si mantiene fino al finale dove un colpo di scena per la verità non tanto eclatante saprà riportare ad una situazione di pace e armonia. Un film che conquista per la dolcezza che sa sprigionare. Un sapore agrodolce permea tutta la pellicola. Quel ballo in ciabatte che smorza la tensione accumulata stempera ogni tensione e riporta tre generazioni a volersi bene, nonostante tutto il pregresso e quello che ancora dovrà capitare loro.
Virna Castiglioni