La regista iraniana Sepideh Farsi conosce una giovane donna che ama fotografare la sua città, Gaza, i suoi abitanti e tutto quello che subisce da decenni ma soprattutto continua a farlo anche dopo la recrudescenza di un' occupazione che sembra essere arrivata alla sua fase finale. Il racconto si snoda in un periodo lungo che va da aprile 2024 ad aprile 2025 fino al giorno prima della terribile notizia che vede questa ragazza palestinese e parte della sua famiglia annientata da una bomba sganciata in piena notte da un drone israeliano. Notizia ferale che arriva come un fulmine proprio quando se ne ha in serbo un' altra meravigliosa. Il film al quale la regista ha lavorato e che vede protagonista proprio l'amica palestinese è stato selezionato dalla giuria di uno dei più quotati festival internazionali. Cannes ospiterà la regista e la sua protagonista. Tutto svanito, tutto annientato dalla ferocia bieca di un conflitto annoso che travolge civili inermi come conseguenza collaterale di una guerra che mira a distruggere un popolo intero. Un genocidio in atto che non si arresta nonostante un moto di forte indignazione si sia levato da ogni parte del mondo. Il film è scandito da una serie di video chiamate. In ognuna la giovane Hassouna, ventiquattro anni e tutta la vita ancora davanti, appare sempre con un sorriso aperto e sincero che illumina lo schermo, lo buca e arriva allo spettatore come un pugno nello stomaco che si contrae pensando all' angoscia e alla disperazione di una vita sotto assedio. Apparentemente serena nonostante sia circondata dall' inferno. L' assedio e l' attacco israeliano con una occupazione massiva le ha già portato via per sempre molti familiari e amici. Forte, granitica, nella sua ferrea convinzione di dover resistere nella sua terra con il suo popolo e portare avanti da quella prigione i suoi sogni e i suoi desideri. Girare il mondo, fare la professione di fotoreporter che le piace ma tornare ogni volta alle sue radici nel posto che le ha dato i natali.
Un documentario che instilla nello spettatore la sensazione claustrofobica di non avere scampo. La ripetizione delle chiamate che costruiscono un lungo piano sequenza fanno immaginare cosa voglia dire aspettare, passare il tempo con l'incertezza, con la paura di un attacco, con la consapevolezza che scampare al pericolo è un connubio di fortuna e sorte benevola. È trovarsi nel posto giusto al momento giusto per schivare un tiro al bersaglio che non conosce pietà alcuna.
I colori del velo che indossa cambiano sempre, sono uno spiraglio di luce che illumina il volto di questa giovane e bella ragazza con una voglia di vivere che trascende il destino di essere nata in una terra contesa al confine con un popolo che, da perseguitato si è fatto a sua volta persecutore.
Virna Castiglioni