"Il cancro è una gran botta sulle tette" e fa male ma si può trovare il modo per non abbattersi e continuare la propria storia. Un film che racconta un' estate, quattro settimane agostane di campo estivo per ragazzi. Un campo particolare dedicato esclusivamente ai malati o ex malati oncologici. Ivy è restia a partire. È in remissione da dieci settimane e ha un equilibrio ancora molto delicato. È un' adolescente. La sua camera è una tana dove rifugiarsi, nascondersi e lasciare tutto il mondo fuori. I genitori però sono una coppia giovane, aperta che la sprona a vivere tutto, a fare molteplici esperienze comprese quelle sessuali che non sono un tabù. Un po' convinta e un po' recalcitrante Ivy parte e il campo si rivela, a dispetto delle aspettative, una piacevole sorpresa. Un gruppo di ragazzi la accoglie calorosamente, la compagna di stanza diventa la sorella che non ha mai avuto, il primo amore è pronto a farle vivere una favola. Il pregio maggiore della pellicola è raccontare una storia normale di amicizia e amore adolescenziale in un contesto difficile senza per questo perdere il focus sul tema principale. Assistiamo a dinamiche e azioni che non si discostano per nulla dalle tipiche scorribande di un gruppo di amici adolescenti sani. La malattia non fa rumore, non disturba ma arriva senza nessun preavviso. Un controllo in ospedale è un viaggio senza ritorno e un passaggio di vita per Ivy che perderà il primo fidanzatino, si confronterà con la perdita ma anche con la consapevolezza che dal cancro non si guarisce per sempre ma fino a quando non decide di ripresentarsi come un ospite sgradito senza invito. Il cast funziona, tutti sono in parte. Quello che non convince fino in fondo è il finale che appare scontato per raccontare il dramma alla ricerca della lacrima a tutti i costi e un dispiegarsi degli avvenimenti che a volte appare frettoloso.
Si corre per giungere alle conclusioni. La pellicola in alcuni momenti accelera per poi rallentare fino quasi a fermarsi. Il finale quando arriva poi non è un vero finale. Si vive nel ricordo di quello che è stato e il futuro è una tela bianca su cui imprimere ancora tutti i colori come le foto che hanno invece catturato i momenti felici passati. Un film che parla di malattia, morte ma con la speranza che si può sopravvivere al lutto più grande con coraggio e volendosi ancora bene. Un giorno sarà duro, un giorno si starà meglio, un giorno ancora sarà buio completo e poi di nuovo la luce rischiarerà e porterà conforto. È importante vivere come se non si fosse malati. Imparare ad apprezzare ogni piccola cosa perché quando si sta male si pagherebbe oro per poter fare quello che ci sembra insignificante o non all' altezza delle nostre aspettative. Questo messaggio accompagna ogni frame della piccola e rimane impresso nello spettatore ben oltre i titoli di coda. Per un film che affronta il tema della malattia in età giovanissima è un ottimo biglietto da visita.
Virna Castiglioni