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Lo chiamavano Jeeg Robot

Domenica 13 Dicembre 2015 00:51
Un film di Gabriele Mainetti con Claudio Santamaria, Luca Marinelli, Ilenia Pastorelli, Stefano Ambrogi, Maurizio Tesei. 
Dribuito da Lucky Red in sala dal 18 Febbraio.

David 2016: Tutti i Vincitori

Martedì 19 Aprile 2016 10:34
Si è svolta ieri, presso gli studi De Paolis in via Tiburtina a Roma, la cerimonia di premiazione della 60esima edizione dei David di Donatello, il premio indetto dall'Accademia del Cinema Italiano. 
A condurre la serata, andata in onda sui canali Sky e in chiaro su TV8, Alessandro Cattelan con interventi anche di Francesco Castelnuovo e Gianni Canova. A presentare i premi stelle del calibro di Paola Cortellesi, Dante Ferretti, Stefano Accorsi, Christian De Sica, Nicola Piovani, Anna Foglietta, Valeria Golino, Francesco Pannofino, Vittorio Storaro, Michele Placido, Toni Servillo.
A vincere il premio come miglior film Perfetti Sconosciuti, premiato anche per la miglior sceneggiatura. Miglior regista a Matteo Garrone per Il Racconto dei Racconti, che ha ottenuto anche altri sei riconoscimenti tecnici. La vera star della serata è stata però Lo Chiamavano Jeeg Robot, vincitore di sette premi (tra le 16 nomination che aveva ricevuto) tra cui miglior attore, migliore attrice, miglior attore non protagonista, miglior produttore e miglior regista esordiente entrambi a Gabriele Mainetti e di un premio collaterale, il Mercedes-Benz Future Awards. Grande delusione invece per Non Essere Cattivo, l'opera postuma di Claudio Caligari che si aggiudica, inspiegabilmente, solo il premio miglior fonico di presa diretta per il lavoro di Angelo Bonanni. Assegnati fuori dalla serata di gala i premi come miglior film straniero a Il Ponte delle Spie e miglior film europeo a Son of Saul. 
 
 
Di seguito l'elenco completo dei premiati 
 
Miglior Film: Perfetti Sconosciuti di Paolo Genovese
Miglior Sceneggiatura: Rolando Ravello, Paola Mammini, Filippo Bologna, Paolo Genovese, Paolo Costella per Perfetti Sconosciuti
Miglior Attore Protagonista: Claudio Santamaria per Lo Chiamavano Jeeg Robot
Miglior Attore Non Protagonista: Luca Marinelli per Lo Chiamavano Jeeg Robot
Miglior Attrice Protagonista: Ilenia Pastorelli per Lo Chiamavano Jeeg Robot
Miglior Attrice Non protagonista: Antonia Truppo per Lo Chiamavano Jeeg Robot
Miglior Regista Esordiente: Gabriele Mainetti per Lo Chiamavano Jeeg Robot
Miglior Produttore: Gabriele Mainetti per Lo Chiamavano Jeeg Robot
Miglior Cortometraggio: Alessandro Capitani per Bellissima
Miglior Montatore: Federico Conforti e Andrea Maguolo per Lo Chiamavano Jeeg Robot
Miglior Autore della Fotografia: Peter Suschitzky per Il Racconto dei Racconti 
Migliori Effetti Digitali : Makinarium per Il Racconto dei Racconti 
Miglior Fonico di Presa Diretta: Angelo Bonanni per Non Essere Cattivo 
Miglior Regista: Matteo Garrone per Il Racconto dei Racconti 
Miglior documentario di lungometraggio: S Is For Stanley di Alex Infascelli
Miglior Film dell'Unione Europea: Il Figlio di Saul di Laszlo Nemes
Miglior Film Straniero: Il Ponte delle Spie di Steven Spielberg
Miglior Costumista: Massimo Cantini Parrini per Il Racconto dei Racconti
Miglior Truccatore: Gino Tamagnini, Leonardo Cruciano, Valter Casotto, Luigi D'Andrea per Il Racconto dei Racconti
Miglior Musicista: David Lang per Youth
Miglior Canzone Originale: Simple Song #3 di Sumi Jo e David Lang per Youth
Miglior Acconciatore: Francesco Pegoretti per Il Racconto dei Racconti
Miglior Scenografo: Alessia Anfuso e Dimitri Capuani per Il Racconto dei Racconti
Premio David Giovani: La Corrispondenza di Giuseppe Tornatore
Mercedes Benz Future Award: Lo Chiamavano Jeeg Robot
 
Chiara Nucera

Nastri d'Argento 2016: Nomination e Premi

Mercoledì 01 Giugno 2016 09:46
Si è svolta ieri sera, presso il Maxxi (Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo) di via Guido Reni a Roma, la kermesse dedicata alle nomination e premiazioni dei Nastri D'Argento 2016, premio conferito dal Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici che quest'anno festeggia i 70 anni dall'istituzione. Numerosissimi gli ospiti della manifestazione, per un parterre d'eccezione da Pierfrancesco Favino, Marco Giallini, Stefania Sandrelli, Claudio Santamaria a Paolo Virzì, Paolo Genovese, Gabriele Mainetti, Claudio Cupellini solo per citarne alcuni. 
 
 
Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti e La pazza gioia di Paolo Virzì, reduce acclamato dall'ultimo Festival di Cannes hanno ottenuto il maggior numero di candidature: rispettivamente 9 per Lo chiamavano Jeeg Robot e 10 per il film di Virzì.
Seguono in ordine di nomination Suburra di Stefano Sollima (7),Per amor vostro di Giuseppe Gaudino (6) e con 5 candidature ciascuno Alaska di Claudio Cupellini e Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese (che figura tra le migliori commedie, che già aggiunge però alle nomination i 7 Nastri e il Premio Casting Director 2016, Barbara Giordani). Quattro le candidature per Io e lei di Maria SoleTognazzi, Quo vado? di Gennaro Nunziante. Non Essere Cattivo si aggiudica il premio speciale il "film dell’anno", al quale si aggiunge il Nastro già assegnato a Valerio Mastandrea e ai due attori protagonisti, Luca Marinelli e Alessandro Borghi, con una menzione collettiva alla produzione, alla sceneggiatura, alle attrici in rappresentanza di un set speciale anche per la capacità di sostenere intorno a Mastandrea il progetto del film sopravvissuto al suo autore, ClaudioCaligari (del quale alla cerimonia di premiazione era presente la madre). Nastro Speciale consegnato a Mastandrea in rappresentanza di Fiore di Claudio Giovannesi. A Stefania Sandrelli, 70 anni il 5 giugno, va il Nastro d'oro per i 55 anni di carriera. Due premi speciali vanno a Giuseppe Fiorello e Massimo Popolizio per le loro interpretazioni di Borsellino e Falcone in Era Destate di Fiorella Infascelli.
I premi delle nomination verranno consegnati poi a Taormina, il 2 luglio al Teatro Antico. 
 
 
Tutte le candidature
 
Regia: Roberto Andò (Le confessioni), Claudio Cupellini (Alaska), Giuseppe Gaudino (Per amor vostro), Stefano Sollima  (Suburra), Paolo Virzì (La pazza gioia)
Registi esordienti: Ferdinando Cito Filomarino (Antonia), Carlo Lavagna (Arianna) Gabriele Mainetti (Lo chiamavano Jeeg Robot), Piero Messina (L’attesa), Giulio Ricciarelli (Il labirinto del silenzio)
Commedie: Dobbiamo parlare di Sergio Rubini, Io e lei di Maria Sole Tognazzi, Natale col boss di Volfango De Biasi, Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese, Quo vado? di Gennaro Nunziante
Produttori: Marco Belardi (Lotus film, e quindi Leone Group Film e altri partner) candidato per La pazza gioia (Rai Cinema) e Perfetti sconosciuti (Medusa Film), il trio di Indiana Fabrizio Donvito, Benedetto Habib e Marco Cohen per Alaska (e con Marco d'Amore capofila della Piccola società per Un posto sicuro), Nicola Giuliano, Francesca Cima e Carlotta Calori (Indigo Film) con Andrea Occhipinti  (Lucky Red) perIo e lei e, con Guido Lombardo (Titanus), per Un bacio. Gabriele Mainetti per Lo chiamavano Jeeg Robot, Pietro Valsecchi (Taodue) per una produzione davvero eterogenea, da Quo vado? a Chiamatemi Francesco senza dimenticare il contributo dato alla causa di Non essere cattivo.
Stefano Accorsi (Veloce come il vento), Pierfrancesco Favino (Suburra), Elio Germano (Alaska), Claudio Santamaria (Lo chiamavano Jeeg Robot), Riccardo Scamarcio (La prima luce, Pericle il nero). Per le protagoniste sono, invece, in gara per il Nastro: Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti (La pazza gioia), Paola Cortellesi (Gli ultimi saranno gli ultimi), Sabrina Ferilli (Io e lei), Valeria Golino (Per amor vostro) e Monica Guerritore (La bella gente).
Attrici e attori protagonisti: Stefano Accorsi (Veloce come il vento), Pierfrancesco Favino (Suburra), Elio Germano (Alaska), Claudio Santamaria (Lo chiamavano Jeeg Robot), Riccardo Scamarcio (La prima luce, Pericle il nero). Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti (La pazza gioia), Paola Cortellesi (Gli ultimi saranno gli ultimi), Sabrina Ferilli (Io e lei), Valeria Golino (Per amor vostro) e Monica Guerritore (La bella gente).
Attrici e attori non protagonisti: Sonia Bergamasco (Quo Vado?), Valentina Carnelutti(La pazza gioia, Arianna), Piera Degli Esposti (Assolo), Greta Scarano (Suburra),Milena Vukotic (La macchinazione). Claudio Amendola (Suburra), Fabrizio Bentivoglio(Gli ultimi saranno ultimi, Forever Young e Dobbiamo parlare), Peppino Di Capri (Natale col boss), Adriano Giannini e Massimiliano Gallo (Per amor vostro) e Luca Marinelli (Lo chiamavano Jeeg Robot).
Soggetto: Francesco Calogero (Seconda primavera), Alberto Caviglia (Pecore in erba),Ivan Cotroneo, Francesca Marciano e Maria Sole Tognazzi (Io e lei), Francesco Ghiaccio e Marco D’Amore (Un posto sicuro), Adriano Valerio e Ezio Abbate (Banat-il viaggio).
Sceneggiatura: Sergio Rubini, Carla Cavalluzzi e Diego De Silva (Dobbiamo parlare),Paolo Virzì e Francesca Archibugi (La pazza gioia), Nicola Guaglianone e Menotti (Lo chiamavano Jeeg Robot), Filippo Bologna, Paolo Costella, Paolo Genovese, Paola Mammini e Rolando Ravello (Perfetti sconosciuti), Francesca Marciano, Stefano Mordini e Valia Santella (Pericle il nero).
Fotografia: Maurizio Calvesi (Non essere cattivo, Le confessioni), Matteo Cocco (Per amor vostro, Pericle il nero), Daniele Ciprì (Sangue del mio sangue), Michele D’Attanasio (Lo chiamavano Jeeg Robot, Veloce come il vento), Fabio Zamarion (La corrispondenza, La macchinazione, Assolo).  Per la migliore scenografia:Marco Dentici(L’attesa), Paki Meduri (Alaska, Suburra), Maurizio Sabatini (La corrispondenza),Massimiliano Sturiale (Lo chiamavano Jeeg Robot), Tonino Zera (La pazza gioia).
Costumi: Daria Calvelli (Sangue del mio sangue), Sandra Cardini (Milionari), Catia Dottori (La pazza gioia), Veronica Fragola (Suburra) e Mary Montalto (Lo chiamavano Jeeg Robot).  Candidati al montaggio: Consuelo Catucci (Perfetti sconosciuti), Giogiò Franchini (Per amor vostro), Patrizio Marone (Suburra), Gianni Vezzosi (Veloce come il vento), Cecilia Zanuso (La pazza gioia). Sonoro in presa diretta, infine: Alessandro Bianchi (La pazza gioia), Angelo Bonanni  (Non essere cattivo), Fulgenzio Ceccon (Le confessioni), Carlo Missidenti (In fondo al bosco) e Alessandro Rolla (L’attesa).
Colonna sonora sono Michele Braga e Gabriele Mainetti (Lo chiamavano Jeeg Robot),Pasquale Catalano (Alaska), Carlo Crivelli (Sangue del mio sangue), Epsilon Indi (Per amor vostro), Carlo Virzì (La pazza gioia). 
Migliori canzoni originali candidate: 'A cuor leggero' scritta e interpretata da Riccardo Sinigallia (Non essere cattivo), 'E tu dimane' di Alessandro Siani, interpretata da Antonio Rocco (Troppo napoletano), 'La prima Repubblica' scritta e interpretata da Luca Medici (Quo vado?), 'Perfetti sconosciuti' di Fiorella Mannoia, Bungaro, Cesare Chiodo, interpretata da Fiorella Mannoia (Perfetti sconosciuti), 'Torta di noi' scritta e interpretata da Niccolò Contessa (La felicità è un sistema complesso).
 
 
Chiara Nucera 

Jeeg trionfa all'Isola del Cinema

Venerdì 29 Luglio 2016 20:39
Si è svolta mercoledì scorso nell’Arena de L’Isola del Cinema, presso l'Isola Tiberina, la cerimonia di premiazione del Premio Groupama Assicurazioni Opera Prima e Seconda assegnato a Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti. Il premio, ideato dal main partner della XXII edizione de L’Isola e rivolto ai cineasti esordienti o alla loro seconda esperienza dietro la macchina da presa, è stato conferito da una giuria d’eccezione - composta da Gloria Satta (giornalista de Il Messaggero), Stefano Amadio (giornalista di Cinemaitaliano), Arianna Finos (giornalista de La Repubblica), Gabriele Niola (critico cinematografico per MyMovies), Antonio Urrata (direttore generale Fondazione Ente dello Spettacolo) – che ha decretato la pellicola vincitrice tra le sei in concorso: con Lo chiamavano Jeeg Robot, anche Assolo di Laura Morante, L’attesa di Piero Messina, La macchinazione di Davide Grieco, Pecore in erba di Alberto Caviglia, Suburra di Stefano Sollima. 
 
 
Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti vince con giudizio unanime il Premio Groupama Assicurazioni Opera Prima e Seconda, aggiudicandosi anche l'ambito Premio del Pubblico.
 
Assegnati anche i riconoscimenti speciali de L’Isola del Cinema a Claudio Santamaria, Greta Scarano, Giulia Elettra Gorietti, Giorgio Colangeli, Libero De Rienzo, Alberto Caviglia e agli sceneggiatori di Assolo
 
Nel corso della cerimonia, a cura di Francesca Piggianelli,condotta da Emanuela Tittocchia, sono stati inoltre assegnati i seguenti premi: 
 
•          Premio L’Isola del Cinema regista rivelazione: Pecore in erba di Alberto Caviglia
•          Premio L’Isola del Cinema per la migliore interpretazione maschile: Claudio Santamaria per Lo chiamavano Jeeg Robot
•          Premio L'Isola del Cinema per la migliore interpretazione femminile: Greta Scarano per Suburra
•          Premio L’Isola del Cinema miglior attrice non protagonista: Giulia Elettra Gorietti per Suburra
•          Premio L’Isola del Cinema miglior attore non protagonista: Libero De Rienzo per La Macchinazione
•          Premio speciale L’Isola del Cinema alla carriera: Giorgio Colangeli per L’attesa
•          Premio speciale L’Isola del Cinema alla sceneggiatura: Daniele Costantini, Laura Morante, per Assolo

L'omaggio del Riff a Claudio Caligari

Martedì 22 Novembre 2016 15:19
Per rendere omaggio al talento di Claudio Caligari, grande regista del cinema italiano, impegnato soprattutto nell’ambito indipendente, di indagine e documentazione sociale e scomparso lo scorso anno, il RIFF, durante la sua 15esima edizione che si terrà dal 25 novembre al 1 dicembre presso il cinema Savoy, ospiterà una retrospettiva a lui dedicata.
 
 
La rassegna comprende i tre lungometraggi narrativi, dal forte approccio documentaristico e nati nell'ottica di una adesione totale al reale. Tale volontà di descrizione spinge Caligari verso un cinema crudo, duro, dal carattere drammatico che coinvolge lo spettatore fin nel profondo.
Dalla potenza di "Amore tossico" che stravolse i classici cliché estetici, divenendo un vero e proprio cult della cinematografia underground, partecipando a importanti festival internazionali, tra cui la Mostra del Cinema di Venezia dove vinse il Premio De Sica; a "L’odore della notte", quindici anni dopo, ispirato alla storia vera della Banda dell’Arancia Meccanica di Roma, che accostandosi al poliziottesco non rinuncia alle ambizioni di ricerca sociale dell’autore; fino all'ultimo "Non essere cattivo", riproposizione moderna del suo film d’esordio in una continua autocitazione, un modo di lavorare e condurre un'esistenza per il cinema, trasformandolo nello specchio nel quale si riflettono tutti i tormenti e le contraddizioni di un’epoca e della società che la vive.
 
Una retrospettiva dovuta, per onorare il talento di un grande maestro, riconosciuto forse troppo tardi, come spesso accade con quel cinema d’autore che vuole raccontare le storie di cui avverte l’urgenza senza inseguire modelli conosciuti ma costruendo, passo dopo passo, il proprio carattere.
 
Ogni proiezione verrà introdotta dalla giornalista Chiara Nucera e interverranno ospiti tra cui l'attrice Silvia D'Amico.
 
Amore tossico (Italia, 1983, 96’) : venerdì 25 ore 22
L’odore della notte (Italia, 1998, 101’) : sabato 26 ore 22.30
Non essere cattivo (Italia, 2015, 100’) : domenica 27 ore 22
 
Sempre in occasione dell'omaggio a Claudio Caligari, martedì 29 novembre presso la Biblioteca Europea (via Savoia, 15) alle 17.30, il RIFF organizza in collaborazione con Biblioteche di Roma, l’evento Scrivere per il cinema: incontro con Giordano Meacci, co-sceneggiatore di Non essere cattivo. L’incontro, gratuito ed aperto a tutti, si configura a metà tra il workshop e la chiacchierata e verte sul rapporto tra la sceneggiatura e la scrittura narrativa con particolare riferimento alle ultime importanti esperienze professionali di Giordano Meacci, finalista ai David di Donatello con Claudio Caligari e Francesca Serafini proprio per la sceneggiatura di Non essere cattivo e arrivato in cinquina al Premio Strega con “Il cinghiale che uccise Liberty Valance” (minimum fax, 2016).
L'incontro sarà introdotto da Vanessa Tenti del Rome Independent Film Festival e da Chiara Nucera.
 
maggiori informazioni consultando www.riff.it

Lo chiamavano Jeeg Robot

Giovedì 25 Febbraio 2016 15:55
Dopo essere sfuggito ad un inseguimento, Enzo Ceccotti (Claudio Santamaria) finisce nelle acque del Tevere e ingerisce una sostanza radioattiva che gli donerà dei superpoteri. Enzo accoglie questo dono come una benedizione per la sua carriera da delinquente ma tutto cambierà nell'incontro con Alessia (Ilenia Pastorelli) che in lui vedrà il mitico Hiroshi Shiba, l'eroe dei cartoni animati giapponesi Jeeg Robot d'acciaio. 
Questa in breve è  la storia di Lo chiamavano Jeeg Robot, il film che dopo 6 anni di ricerca budget e lavorazione, ha visto la luce per mano di Gabriele Mainetti e della sua Goon Films.
Quella dei cartoni animati e dei supereroi si può dire sia da sempre una fissa di Mainetti che già aveva affrontato le tematiche in opere precedenti e che negli anni passati si era fatto conoscere sia come attore che per i corti,  tra cui spicca “Tiger Boy” (2012) Nastro d'argento 2013.  Questo è il primo lungo del regista romano, che gli è valso il contributo ministeriale per l'Opera Prima. 
Un lavoro che sembra riuscitissimo nell'assicurare tutti i cliché più accattivanti del momento in un mix del tutto originale: la moda degli anni Ottanta, i supereroi, il glam riportato alla ribalta dei media dalla morte recentissima (nemmeno a farlo apposta) di uno dei re indiscussi David Bowie, ispiratore tra l'altro del personaggio dello Zingaro (Luca Marinelli), malvivente atipico con velleità artistiche. In uno scenario metropolitano, con derive alla Rocky Horror, si sviluppa una vicenda di droga e mala, dove abbondano le lotte tra camorra e criminalità di borgata, per una Tor Bella Monaca apocalittica, in un western postmoderno dove buoni e cattivi si mischiano senza terra di confine. Ognuno ha in sé una duplice natura: ogni personaggio spinto dalla voglia di arrivare o solo dal desiderio di sopravvivenza, dall'essere famosi o sparire tra le crepe di una stanza, dalla brama di una meta ambita sbiadita o patinata, stridente in forti contrasti antitetici. Nessuna lacuna in questo film perfettamente ordinato nella sua lucida follia, dalla valida sceneggiatura di Nicola Guaglianone e Menotti. Era da tempo immemore che il cinema italiano non partoriva un prodotto così ben fatto, una vera boccata d'aria per un settore che stava emettendo gli ultimi rantoli, da cui Mainetti è riuscito ad emergere creando il suo giovane Frankenstein.  
Si libera così, in un colpo solo, di tutto il vecchiume di un'arte rimasta tale ormai nel ricordo,  giogo della spocchia a colpi di machete di chi ci ha fatto due palle, trovando unica giustificazione alla banalità il nascondersi dietro l'appellativo di “autore”. Questo invece non è un film d'autore, non lo vuole essere o forse sotto sotto sì, ma in fondo chi se ne frega perché qualsiasi sia l'intento, che comunque sembra dalle dichiarazioni del regista abbastanza giocoso, è il risultato che conta. 
Oltre che sulla destrezza di Mainetti, va spezzata certamente una lancia a favore degli interpreti, tutti azzeccati e abili, anche nei ruoli minori. Marinelli ha messo a segno negli ultimi mesi due film meravigliosi, con il precedente “Non Essere Cattivo”, opera postuma di Claudio Caligari, due sole interpretazioni che bastano a far pensare che sia nato un nuovo mostro. Due ruoli molto distanti ma al contempo simili tra loro, dichiarando di  essersi ispirato per lo Zingaro ad Hannibal Lecter, del resto si parla sempre di mostro che emerge, qui “sparato a cannone” come le sue canzoni con tutti gli sgargianti toni del glam pop, cimentandosi oltre che in una strepitosa interpretazione di Un'emozione da poco, rifatta sull'impronta di una sedicenne Anna Oxa (a Sanremo 78' dove riviveva uno Ziggy Stardust nostrano), con Nada, la Bertè e la Nannini. Anche Santamaria ritrova la sua forma smagliante, proponendosi come uno degli ultimi relegato ai margini, un depresso cronico solo e asociale che si ciba di budini e film porno e che, nonostante i 20 chili in più, da orso buono nichilista e ladruncolo di periferia subirà un'evoluzione personale. Si potrebbe continuare ancora per molto con tutti gli spunti di valutazione che offre un simile lavoro, ma è meglio non indugiare oltre rimandando alla visione al cinema, azzittendoci sui titoli di testa. In questo caso, l'unica cosa sensata da fare. 
 
 
Chiara Nucera

Nastri d'Argento 2020. Le Nomination

Giovedì 28 Maggio 2020 01:19

Dopo l'annuncio del Nastro dell’Anno a Volevo Nascondermi e il Nastro alla Carriera a Toni Servillo, sono state annunciate in una conferenza stampa andata in streeming tutte le candidature ai Nastri D’Argento 2020. Quest’anno, come per i David di Donatello, la cerimonia di premiazione dei Nastri d’Argento 2020 non si terrà al Teatro antico di Taormina ma al Maxxi (Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo) in una cerimonia in presenza di ospiti, nel rispetto delle norme sanitarie, e trasmessa in diretta sulla Rai.
 
 
Di seguito la lista di tutti i nominati per e le rispettive categorie di competizione.
 
Nomination Migliore Attore Commedia:
Giampaolo Morelli (in 7 Ore per Farti Innamorare)
Luca Argentero (in Brave Ragazze)
Valerio Mastandrea (in Figli)
Giorgio Colangeli (in Lontano Lontano)
Gian Marco Tognazzi (in Sono Solo Fantasmi)
 
Nomination Migliore Attore Non Protagonista:
Carlo Buccirosso (in 5 è il Numero Perfetto)
Massimo Popolizio (in Il Ladro di Giorni)
Massimo Popolizio (in Il Primo Natale)
Roberto De Francesco (in Il Sindaco del Rione Sanità)
Massimiliano Gallo (in Il Sindaco del Rione Sanità)
Carlo Cecchi (in Martin Eden)
Roberto Benigni (in Pinocchio)
 
Nomination Migliore Attore Protagonista:
Kim Rossi Stuart (in Gli Anni più Belli)
Pierfrancesco Favino (in Hammamet)
Francesco Di Leva (in Il Sindaco del Rione Sanità)
Edoardo Leo (in La Dea Fortuna)
Stefano Accorsi (in La Dea Fortuna)
Luca Marinelli (in Martin Eden)
 
Nomination Migliore Attrice Commedia:
Serena Rossi (in 7 Ore per Farti Innamorare)
Serena Rossi (in Brave Ragazze)
Anna Foglietta (in D.N.A. (Decisamente Non Adatti))
Paola Cortellesi (in Figli)
Lucia Mascino (in Odio l'Estate)
Antonella Attili (in Tolo Tolo)
 
Nomination Migliore Attrice Non Protagonista:
Benedetta Porcaroli (in 18 Regali)
Valeria Golino (in 5 è il Numero Perfetto)
Barbara Chichiarelli (in Favolacce)
Matilde Gioli (in Gli Uomini d'Oro)
Alba Caterina Rohrwacher (in Magari)
 
Nomination Migliore Attrice Protagonista:
Micaela Ramazzotti (in Gli Anni più Belli)
Jasmine Trinca (in La Dea Fortuna)
Lucia Sardo (in Picciridda - Con i Piedi nella Sabbia)
Lunetta Savino (in Rosa)
Giovanna Mezzogiorno (in Tornare)
 
Nomination Migliore Canzone Originale:
Claudio Baglioni (in Gli Anni più Belli)
Alessandro Nelson Garofalo (in Il Ladro di Giorni)
Ralph P (in Il Sindaco del Rione Sanità)
Brunori Sas (in L'Ospite. Un viaggio sui divani degli altri)
Antonio Diodato "Diodato" (in La Dea Fortuna)
Liberato (in Ultras)
 
Nomination Migliore Casting Director:
Davide Zurolo (in Favolacce)
Gabriella Giannattasio (in Favolacce)
Laura Muccino (in Gli Anni più Belli)
Francesco Vedovati (in Gli Anni più Belli)
Davide Zurolo (in L'Immortale)
Pino Pellegrino (in La Dea Fortuna)
Stefania De Santis (in Martin Eden)
 
Nomination Migliore Colonna Sonora:
Nicola Piovani (in Gli Anni più Belli)
Pasquale Catalano (I) (in La Dea Fortuna)
Brunori Sas (in Odio l'Estate)
Dario Marianelli (in Pinocchio)
Mauro Pagani (in Tutto il Mio Folle Amore)
 
Nomination Migliore Commedia:
Figli
Il Primo Natale
Lontano Lontano
Odio l'Estate
Tolo Tolo
 
Nomination Migliore Film:
Favolacce
Gli Anni più Belli
Hammamet
La Dea Fortuna
Pinocchio
 
Nomination Migliore Fotografia:
Paolo Carnera (in Favolacce)
Luan Amelio (in Hammamet)
Daria D'Antonio (in Il Ladro di Giorni)
Daniele Ciprì (in Il Primo Natale)
Daria D'Antonio (in Tornare)
Italo Petriccione (in Tutto il Mio Folle Amore)
 
Nomination Migliore Montaggio:
Claudio Di Mauro (in 18 Regali)
Esmeralda Calabria (in Favolacce)
Claudio Di Mauro (in Gli Anni più Belli)
Jacopo Quadri (in Il Sindaco del Rione Sanità)
Patrizio Marone (in L'Immortale)
Marco Spoletini (in Pinocchio)
Marco Spoletini (in Villetta con Ospiti)
 
Nomination Migliore Produttore:
Luca Barbareschi
Maria Grazia Saccà (in Favolacce)
Agostino Saccà (in Favolacce)
Giuseppe Saccà (in Favolacce)
Marco Belardi (in Gli Anni più Belli)
Paolo Del Brocco (in Gli Anni più Belli)
Giuseppe Saccà (in Hammamet)
Agostino Saccà (in Hammamet)
Maria Grazia Saccà (in Hammamet)
Giampaolo Letta (in Il Primo Natale)
Attilio De Razza (in Il Primo Natale)
Paolo Del Brocco (in Pinocchio)
Matteo Garrone (in Pinocchio)
 
Nomination Migliore Regia:
Damiano D'Innocenzo (in Favolacce)
Fabio D'Innocenzo (in Favolacce)
Gabriele Muccino (in Gli Anni più Belli)
Gianni Amelio (in Hammamet)
Pupi Avati (in Il Signor Diavolo)
Mario Martone (in Il Sindaco del Rione Sanità)
Ferzan Ozpetek (in La Dea Fortuna)
Pietro Marcello (in Martin Eden)
Matteo Garrone (in Pinocchio)
Cristina Comencini (in Tornare)
Gabriele Salvatores (in Tutto il Mio Folle Amore)
 
Nomination Migliore Regista Esordiente:
Igor "Igort" Tuveri (in 5 è il Numero Perfetto)
Marco D'Amore (in L'Immortale)
Ginevra Elkann (in Magari)
Stefano Cipani (in Mio Fratello Rincorre i Dinosauri)
Carlo Sironi (in Sole)
Roberto De Feo (in The Nest - Il Nido)
 
Nomination Migliore Sceneggiatura:
Fabio D'Innocenzo (in Favolacce)
Damiano D'Innocenzo (in Favolacce)
Mario Martone (in Il Sindaco del Rione Sanità)
Ippolita Di Majo (in Il Sindaco del Rione Sanità)
Ferzan Ozpetek (in La Dea Fortuna)
Maurizio Braucci (in La Dea Fortuna)
Pietro Marcello (in La Dea Fortuna)
Gianni Romoli (in La Dea Fortuna)
Silvia Ranfagni (in La Dea Fortuna)
Umberto Contarello (in Tutto il Mio Folle Amore)
Sara Mosetti (in Tutto il Mio Folle Amore)
 
Nomination Migliore Scenografia:
Paola Peraro (in Favolacce)
Emita Frigato (in Favolacce)
Giuliano Pannuti (in Il Signor Diavolo)
Tonino Zera (in L'Uomo del Labirinto)
Luca Servino (in Martin Eden)
Dimitri Capuani (in Pinocchio)
 
Nomination Migliore Soggetto:
Giulio Base (in Bar Giuseppe)
Emanuela Rossi (II) (in Buio)
Daniele Costantini (in Il Grande Salto)
Tommaso Avati (in Il Signor Diavolo)
Pupi Avati (in Il Signor Diavolo)
Donato Carrisi (in L'Uomo del Labirinto)
 
Nomination Migliore Sonoro:
Maurizio Argentieri (in Il Sindaco del Rione Sanità)
Gianluca Costamagna (in L'Immortale)
Denny De Angelis (in Martin Eden)
Maricetta Lombardo (in Pinocchio)
Maurizio Argentieri (in Tornare)
Gilberto Martinelli (in Tutto il Mio Folle Amore)
 
Nomination Migliori Costumi:
Nicoletta Taranta (in 5 è il Numero Perfetto)
Cristina Francioni (in Il Primo Natale)
Andrea Cavalletto (in Martin Eden)
Massimo Cantini Parrini (in Pinocchio)
Alessandro Lai (in Tornare)
 
 

Il Padre d'Italia

Giovedì 09 Marzo 2017 18:22

Quando due vite completamente diverse convergono, esse finiscono per compenetrarsi pur essendo originariamente piuttosto lontane tra loro. L'introverso e solitario Paolo conduce un'esistenza tranquilla ai limiti della monotonia nella città di Torino. Una sera incontra casualmente in un locale Mia, una ragazza vulcanica,con alle spalle molti problemi e poca ordinarietà. Mia è incinta, e Paolo le presta soccorso per poi decidere di intraprendere assieme a lei uno strano viaggio alla ricerca del padre del bambino, viaggio che poi si concluderà in Calabria, paese originario della ragazza. Un'avventura che porterà i due protagonisti ad esplorare nel loro intimo ciò che realmente vogliono, e ad analizzarsi nel profondo del loro essere. Fabio Mollo, dopo la regia di Il sud è niente ( 2013), lungometraggio d’esordio selezionato nei più prestigiosi festival internazionali e vincitore del premio Taodue “Camera d’Oro, si cimenta questa volta in un progetto dal respiro fresco e intimista, una storia densa di interrogativi e riflessioni  sul senso della scelta, che abbraccia tematiche delicate e differenti che vanno dalla definizione di una propria identità sessuale alla crisi dell'epoca contemporanea, segnate dal difficile passaggio alla maturità individuale. Affiancato da due attori di tutto spicco, quali Isabella Ragonese e Luca Marinelli, il regista realizza un film dinamico, sorretto da una fotografia e una colonna sonora ricercate e molto trascinanti, piuttosto vicino sotto questi aspetti ai lavori del giovane Dolan. Lo stesso Mollo dichiara di essersi ispirato in buona parte a “Lawrence Anyways” di Xavier Dolan, film che lo ha affascinato e ammaliato. Il padre d’Italia si situa tra la commedia e il dramma, abbracciando  maggiormente i toni del dramma solo nella seconda parte, quando si esplora l’universo del futuro, le conseguenze di esso sulla vita quotidiana, nonchè il senso di diventare genitori. Di forte impatto visivo, il film di Mollo gode di un eccellente impianto scenico ed estetico contornato da vibrazioni elettro-pop, che lo vestono di un vivace appeal formale. La coppia Ragonese- Marinelli, riempie lo schermo incantando per l’assoluta disinvoltura, due talenti di rara eccellenza interpretativa  che si trovano tuttavia a fare i conti con una missione molto delicata e ingombrante, quella di colmare le molte lacune presenti nel film.  I dialoghi spesso approssimativi scorrono senza lasciare alcun segno e senza provocare reazioni di natura emozionale. La sceneggiatura è fresca e intende guardare al migliore cinema contemporaneo, ma pecca di ingenuità a livello di script, riproponendo delle immagini e situazioni piuttosto familiari, già ampiamente trattate. Agli attori è affidata l’impresa di rendere intenso e composito un lavoro di per sè tiepido e impersonale e che, nonostante gli sforzi, rimane un quadro privo di pigmenti.

Giada Farrace

Diabolik. Questione di anima e pantere.

Mercoledì 04 Novembre 2020 14:13
Ambientato, seguendo una grande fedeltà al contesto e riprendendone lo stile visivo, in un periodo verso la fine degli anni 60, Diabolik, la cui uscita è prevista nelle sale il 31 dicembre, sta già facendo molto parlare di sè. I Manetti Bros, registi, sceneggiatori e autori del soggetto, quest'ultimo scritto insieme a Mario Gomboli (responsabile e direttore editoriale della serie a fumetti), ne hanno discusso proprio pochi giorni fa in occasione del Lucca Comics.
 
L'ambientazione anni 60, fortemente consigliata da Gomboli, sembra essersi rivelata una scelta fortunata e molto stimolante, con una ricerca estremamente minuziosa. Si parla addirittura di un inseguimento, nella scena iniziale del film, ricostruito utilizzando la cartina di Clerville sulle strade di Milano.
Gli anni 60, a detta dei Manetti, sono forse un'epoca in cui si sognava più di adesso ed era più facile credere in un personaggio che si infila la maschera e si trasforma in qualcos'altro. Quell'epoca ha permesso di entrare in un sogno molto più facilmente.
 
La forte diversità rispetto a tutti i precedenti trattamenti è un'altra peculiarità di questo lavoro. La difficoltà nel passato è stata proprio quella di trovare un soggetto attinente al fumetto, che da questo partisse senza discostarsi troppo. I Manetti sono riusciti a mantenere questa aderenza con la narrazione della storia creata dalle Sorelle Giussani, perché reali fan del fumetto, senza stravolgerne mai l'essenza. Parola di Gomboli. 
 
Accanto a Luca Marinelli nei panni di Diabolik, troveremo anche Miliam Leone (Eva), Valerio Mastandrea (Ispettore Ginko), Serena Rossi, Claudia Gerini, Alessandro Roia.
 
 
Ecco cosa è venuto fuori dall'incontro.
 
Come mai la scelta di far iniziare la storia proprio dall'albo n.3?
 
Mario Gomboli 
Secondo me il vero inizio di Diabolik è esattamente con l'albo n.3, quando si distacca da Fantomas e trova una compagna di vita che lo arricchisce rendendo la sua personalità molto più profonda e sfaccettata. All'inizio poteva essere un killer spietato che ammazza senza troppi pensieri, ma soltanto l'arrivo di Eva, che solamente due donne avrebbero potuto tratteggiare in modo così efficace, fa sì che lui rifletta su se stesso e che riesca a comunicare al lettore questa profondità. Fa un'autoanalisi che non è dichiarata ma che si legge tra le righe e che lo trasforma in un personaggio complesso. Se vogliamo dire che questo film parte dagli inizi di Diabolik è vero, parte dal momento in cui Diabolik diventa lui stesso, non più un figlio del passato. 
 
 
Eva sembra proprio indispensabile per Diabolik...
 
Marco Manetti
Diabolik si chiamerà  sempre Diabolik ma in realtà è Diabolik + Eva. La sua unicità nasce dalla componente femminile con cui le Giussani l'hanno scritto, fondamentale per lui, per definire se stesso.                                                                                                                                                       
 
Antonio Manetti
Da quando entra Eva in scena Diabolik si apre ad una componente psicologica che prima non era dettagliata e, da questo momento in poi, è difficile non immedesimarsi in lui. Nei dialoghi che hanno Eva e Diabolik si capiscono le motivazioni delle scelte di Diabolik, il senso di sfida, la sua anarchia, senza essere il cattivo tout court e sadico che, prima dell'entrata in scena di Eva, sembra solo un'ombra nera che uccide e ruba. 
 
Ribaltamento di prospettive
 
Marco Manetti
C'è un forte tono femminista nella storia.  Statisticamente, e ciò conferisce un'unicità nel mondo del fumetto, è più spesso Eva che salva Diabolik che il contrario, che è una rottura totale del cliché eterno della bella in difficoltà e dell'eroe che la salva. Ogni tanto lei glielo ricorda, glielo dice proprio in una battuta "Guarda che se hai ancora la testa sul collo è opera mia". Anche per questo Diabolik è l'unico personaggio non triste in una realtà spoglia e cupa solo dove Diabolik e Eva sembrano divertirsi 
 
Come è avvenuta la scelta degli attori?
 
Antonio Manetti
Scegliere gli attori è stato complicato perché si parlava di una trasposizione fra mezzi comunicativi differenti, quindi la scelta doveva essere per forza personale senza avere termini reali di confronto. Perciò abbiamo privilegiato, più che una somiglianza estetica, attori adatti al ruolo e bravi. Eva è venuta molto più automatica come scelta perché desideravamo da un po' lavorare con Miriam Leone, mentre avevamo più indecisione riguardo Diabolik e Ginko, rappresentando due icone molto forti. Abbiamo fatto anche un provino a Marinelli perché, pur essendo un attore eccezionale, rispetto al personaggio ha delle differenze e dovevamo convincerci che potesse diventare lui, facendo un suo Diabolik con delle caratteristiche che conferissero un'umanità che dalle tavole fredde del fumetto non fuoriesce. In questo Luca è stato molto di anima, dandogli spessore interiore.
 
 
 
"Mi ispiro alla pantera"
 
Marco Manetti
Dovevamo trovare l'umanità di uno sguardo, della voce, di un gesto involontario e con Luca è venuta fuori un'umanità profonda. Tu senti che quest'uomo freddo, glaciale, intelligentissimo, anche molto cinico, ha qualcosa dentro che ruggisce. Lo diceva anche Luca continuamente "io mi ispiro alla pantera", perché Diabolik nei fumetti ha un'origine legata ad una pantera, e questo è un suo apporto che ha conferito profondità al personaggio. Così come Valerio dà a Ginko una sorta di disincantata, malinconica, ironia.   
 
Per quanto riguarda l'abito di Diabolik, come avete lavorato?
 
Marco Manetti
Diabolik ha un dolcevita alla Michael Caine, non è esattamente una tuta completa, è difficile descrivere l'abbigliamento che abbiamo studiato senza togliere la magia. Ci siamo detti che Diabolik gira in tuta aderente e maschera per non farsi vedere nell'ombra e se all'improvviso lo beccano si toglie il cappuccio e potrebbe sembrare un passante qualsiasi. Abbiamo cercato quindi di fare uno stile vintage, creando un mix tra un abito normale e la classica tuta del fumetto. 
Per la maschera ci ha aiutato Sergio Stivaletti, è in realtà un calco sul volto di Marinelli rifatto di nero. E' come se la sua maschera fosse la maschera di se stesso, annerita per rendersi invisibile nell'ombra, ma con l'incavo degli occhi per mantenere libero il suo sguardo. 
 
Antonio Manetti
Ispirati dal film di Bava, che aveva lavorato in modo interessante sull'abbigliamento, abbiamo deciso lo stacco tra la maschera e il vestito, cosa che nel fumetto non c'è, facendo sembrare un unico pezzo. 
 
E cosa ne pensa Gomboli del film?
 
Io non ho ancora visto il film ultimato, ho però avuto modo di visionare un montaggio non ancora definitivo, senza musiche o effetti particolari. 
Quella che mi ha affascinato di più è Miriam Leone perché ho ritrovato in lei Eva Kant, come si muove, le espressioni, le sfumature che dà, a tal punto da essere a mio parere entrata perfettamente nella parte. Per quanto riguarda Mastandrea l'ho trovato molto calzante, il suo aplomb è stato essenziale, addirittura ha imparato a fumare la pipa e a tenerla in bocca non essendone un fumatore. Marinelli è Diabolik e non c'è niente da fare. Il suo temperamento, la freddezza di fondo, i suoi occhi non saranno grigi con il medesimo taglio ma sicuramente sono in grado di comunicare il gelo interno e l'indifferenza per il mondo che lo circonda, Eva a parte sicuramente, che sono le peculiarità di Diabolik.
Sul costume ne abbiamo parlato molto coi Manetti perché c'era il pericolo di essere troppo impeccabili a tal punto da scivolare sul supereroe Marvel. Imbottito sarebbe stato ancora peggio, e Diabolik non è un supereroe, anzi il suo punto di forza è che è un essere umano normale che può essere ferito, non ha una tuta antiproiettile, non è indistruttibile perché viene da Krypton, per cui è giusto che abbia anche in questo dei "difetti".
 
Chiara Nucera

Martin Eden

Mercoledì 04 Settembre 2019 10:38

Lo smarrimento del senso della propria arte ha condotto Jack London ad un periodo di stasi profonda, di brusca interruzione nell’intimo processo comunicativo con il mondo. Qualche anno più tardi, lo scrittore statunitense scolpisce il suo Martin Eden ispirandosi a questo punto di arresto, a quel suo autoritratto di individuo in conflitto con alcune zone d’ombra della società a cui appartiene. Pietro Marcello decide di ispirarsi liberamente a questo vivace e profondo romanzo, facendo propria la parabola dell’antieroe. La vicenda narrata dal film, parte proprio nel momento in cui la vita del giovane Martin Eden subisce un totale cambiamento. Egli, audace marinaio alla continua ricerca di nuove avventure e curioso esploratore di luoghi estranei, si ritrova a dover salvare da un pestaggio Arturo, un ragazzo appartenente all’alta borghesia industriale. Martin viene così ricevuto in casa della famiglia del ragazzo, ed è qui che tra i numerosi convenevoli per il miracoloso salvataggio, il giovane si ritrova a stretto contatto con Elena, l’incantevole e colta sorella di Arturo, di cui egli si invaghisce da subito. Un’immagine quasi eterea e inarrivabile quella di Elena, che oltre a rappresentare un’ossessione amorosa, esprime indirettamente quel desiderio di riscatto sociale a cui Martin ambisce da sempre. Tra numerosi ostacoli e limiti che inizialmente appaiono insormontabili, Martin riesce a superare lo scoglio della sua umile origine, coltivando autonomamente la passione per lo studio e per la lettura. La tenace aspirazione ad elevarsi, un po’ per la voglia di migliorarsi e un po’ per amore di Elena, lo porta a realizzare quel sogno a tratti inaccessibile di diventare uno scrittore. Ma lo scotto da pagare è amaro, l’emancipazione della cultura può portare a stretto contatto con circoli borghesi di un certo stampo, un mondo asfissiante e fittizio, troppo lontano dal pensiero sincero di Martin. Il film diretto da Pietro Marcello, seconda opera italiana in concorso quest’anno alla 76esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, è una libera trasposizione del romanzo forse più intimo e autobiografico di Jack London. Il Martin Eden di Marcello, è un affresco sincero e appassionato sui grandi cambiamenti avvenuti nel corso del Novecento e soprattutto sulle aspre difficoltà da parte di un giovane di umili origini nel rapportarsi alla società Borghese, emancipandosi solo attraverso la cultura e le proprie capacità. Libero da ogni forma di limite temporale, questo ambizioso lavoro, è ambientato simbolicamente in una Napoli colorata e consumata dalla società industriale, come avvenne per molte altre città in quel periodo. Al flusso narrativo del film, Pietro Marcello decide di alternare delle suggestive immagini di repertorio donando al racconto un respiro ancor più vivido. Il regista entra quasi in punta di piedi in questa vicenda, lasciando parlare il protagonista e il paesaggio, incontrastato fulcro dell’immagine in molte sequenze. Dietro questo giovane ed audace antieroe c’è Luca Marinelli, qui intenso come non si vedeva da tempo e aderente in massimo grado al ruolo. Attraverso i suoi occhi percepiamo molte sfumature dell’ambiente circostante ed è come se vivessimo in prima persona le situazioni a cui prende parte. Purtroppo l’unica debolezza del film, risiede nella parte finale, dove il quadro diviene più denso e artificioso. Si cede un po’ troppo al manierismo e questo rende molti passaggi forzati, generando una stonatura anche sul piano interpretativo. Un finale più sentito e meno conformato avrebbe chiuso il cerchio in modo più coerente. Nelle sale a partire da martedì 4 Settembre. 

Giada Farrace