Fuoritraccia

Newsletter

Messaggio
  • EU e-Privacy Directive

    This website uses cookies to manage authentication, navigation, and other functions. By using our website, you agree that we can place these types of cookies on your device.

    View e-Privacy Directive Documents

Home » News » Visualizza articoli per tag: settimana della critica
A+ R A-
Visualizza articoli per tag: settimana della critica

El Campo

Venerdì 13 Luglio 2012 22:57

Il primo lungometraggio di finzione dell'argentino Belòn, noto già per la lunga attività di documentarista, presentato alla Settimana Internazionale della Critica nell’ambito della 68esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, è un lavoro intimista ricco di inquietudine, mistero e suspance. Gli ingredienti principali per creare un thriller senza mostri e dai contorni drammatici, nella grigia atmosfera di giorni gelidi , spezzati da pioggia scrosciante. L'incontro con dei vicini molto strani, la calma e la desolazione del luogo, l'insolito comportamento di Santiago (Leonardo Sbaraglia), portano Elisa (Dolores Fonzi) ad un costante stato di insicurezza, apprensione e senso di non appartenenza; è sempre più forte la percezione che fuori e dentro la casa di campagna, in cui i due coniugi soggiornano assieme alla loro bambina, qualcosa si muova e stia occupando le loro vite, erodendo la solidità del legame matrimoniale. Avulsa da tempo e spazio si svolge una vicenda dagli inquietanti contorni, nell'hitchcockiana ricerca di una suspance creata su rumori improvvisi, crepitii di braci, scricchiolii di travi, folate contro finestre rotte. Un posto che dovrebbe essere un paradiso, ricercato da Santiago per inscenare il suo perfetto quadretto familiare, diviene l'incubo di Elisa che, catarticamente, riconoscerà se stessa nel momento in cui passerà attraverso i propri mostri interiori. Come consuetudine l'escamotage del viaggio è usato come espediente per l'analisi interiore, nella frattura di una coppia che all'inizio ci viene mostrata felice come tante altre, ma che sotto sotto porta con sé i soliti problemi che non aspettano altro che emergere. L'azione non è governata dal meccanismo di causa-effetto ma è prettamente onirica, caratterizzata da tagli di montaggio e frasi ellittiche, rivelatori di una logica soggettiva ed irrazionale, parallela agli stati d'animo della donna. La natura è a volte maligna e pericolosa e questo concetto anima ogni fotogramma, sin dalle prime sequenze. Tuttavia forte è la sensazione che alla pellicola manchi qualcosa e sovente affiora il desiderio di capire da cosa siano dipese tali angosce: il mcguffin è poco potente e non convince confermandoci che si tratta solo di un malessere individuale, iniziato dopo i titoli di testa. L'Unheimlich che, freudianamente sconvolge Elisa, ci lascia così un senso di incompiutezza, nonostante i buoni propositi insiti nel progetto e un ottimo livello recitativo. Non si sfugge dai richiami che questo tipo di cinematografia riprende continuamente, anche in maniera piacevole, cristallizzando il tutto in un ben congegnato impianto dalle atmosfere gotiche di inizio Novecento, che pur mantiene i classici cliché del cinema di genere.

Chiara Nucera

Venezia 69

Giovedì 26 Luglio 2012 07:58

A quasi un mese dalla prestigiosa Mostra del Cinema di Venezia ecco tutte le anticipazioni e le curiosità sul programma e sugli eventi collaterali che arricchiranno la kermesse, giunta alla sua 69esima edizione, che si terrà, come di consuetudine, nella magnifica cornice del Lido, dal 29 agosto all'8 settembre.

Cominciamo con i due eventi principali, che andranno di pari passo con la programmazione del festival, stiamo parlando della Settimana Internazionale della Critica (SIC) e delle Giornate degli Autori.


 

27esima Settimana Internazionale della Critica. Il cinema è donna.

Annunciate le novità della 27esima Settimana Italiana della Critica, dal 29 agosto all'8 settembre.

Moltissime le novità di quest'anno tra cui la non facile scelta di 7 opere, tutte rigorosamente in prima visione mondiale. Francesco di Pace, Delegato Generale della commissione selezionatrice, afferma quanto l'impegno sia stato particolarmente gratificante: “La scelta di opere prime è sicuramente una caratteristica molto importante in un festival, non rappresentando qualcosa di facile ma che rende evidente l'alto livello qualitativo del cinema di esordio, realizzato anche con bassi budget”. Il dato rilevante di questa edizione è decisamente riscontrabile nel sovraffollamento di “quote rosa a rappresentanza di un cinema mondiale di qualità, a sottolineare l'urgenza e il coraggio espressivi capaci di superare ostacoli culturali, censure politiche o economiche”, continua Di Pace. Non è un caso che quattro degli otto registi esordienti siano donne, con un nono titolo che si inserisce nella selezione sotto forma di opera collettiva, si tratta di Water, frutto di un progetto dell'Università di Tel Aviv, girato e interpretato da registi e attori israeliani e palestinesi, collage di 7 cortometraggi legati al tema dell'acqua.

La città ideale, esordio alla regia di Luigi Locascio, sarà l'apertura della sezione veneziana, proponendo un lavoro maturo nella tradizione di un cinema di un certo impegno civile che vira verso un giallo morale, non esulando da risvolti originali e misteriosi.

Gli altri titoli sfiorano aspetti sociali e politici, a partire dal turco Kuf di Aly Aidin o il coraggioso Xiao He (Lotus) della cinese Liu Shu, che riprende il tema della dissidenza ad un regime imperante attraverso gli occhi di una giovane insegnante. Un altro personaggio femminile che sconta il coraggio delle proprie scelte progressiste, soprattutto in ambito sessuale, lo ritroveremo nel lavoro del belga Tom Heene, Welcome Home. Sempre la ricerca del sé caratterizza O luna in Thailandia di Paul Negoescu, opera che strizza l'occhio al cinema sentimentale francese pur mantenendo la costante condizione di spaesamento giovanilistico. Sempre dall'Europa arriva Äta sova dö della regista Gabriela Pichler, nel quale l'elemento di disturbo è la crisi economica e la precarietà del lavoro.

Messicano è invece il film che chiude la sezione competitiva, No quiero dormir sola di Natalia Beristain, ritratto amorevole di due donne, nonna e nipote, che si confrontano nelle loro differenti fasi di vita, riuscendo a sfiorare anche il duro tema dell'eutanasia.

Le difficoltà del vivere nella crisi economica, la solitudine individuale, la percezione del proprio corpo, l'amore difficile e spesso impossibile sono i punti cardine su cui ruota l'intera selezione, proprio per questo l'opera scelta a chiusura sembrerebbe oltremodo stravagante. Stiamo parlando di Kiss of the Damned, evento speciale e fuori concorso, della figlia d'arte Xan Cassavetes. La pellicola ci propone un'affascinante ed erotica storia tra due sorelle vampire del Connetticut in un omaggio inequivocabile alla cinematografia italiana di Mario Bava con una forte contaminazione di underground, videoarte e fumetto statunitense.

Il premio del pubblico, del valore di cinquemila euro, è messo in palio dalla casa di produzione Raro Video, che attraverso le parole di Gianluca Curti, fondatore assieme al fratello Stefano, sottolinea l'onore di poter partecipare all'importantissima manifestazione veneziana così vicina quest'anno come non mai “ai concetti di sperimentazione e videoarte sempre presenti nel nostro stile produttivo”.


 

Le Giornate degli Autori: un equilibrio tra sperimentazione e trasformazione.

Inizia infatti il 30 agosto, per poi terminare l'8 settembre, la nona edizione delle Giornate degli Autori/ Venice Days 2012, sezione parallela e ormai consueta della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, sotto l'immancabile direzione di Giorgio Gosetti.

Tre i segni distintivi: lo sguardo femminile della creatività con il progetto Women's Tales, che occuperà i primi tre giorni della rassegna attraverso singolari ritratti femminili, tra i quali spicca la riproposizione Meshes of the Afternoon (1943) della tedesca Maya Deren, opera ai primordi della sperimentalità, fonte di ispirazione per celebri contemporanei; l'irruzione del Cinema Corsaro, selezione autonoma di opere d'autore, innovative e d'avanguardia tra cui affiorano i nomi di Corso Salani, Enrico Ghezzi, Ugo Gregoretti, solo per citarne alcuni, proposta nello spazio della Pagoda al Lido dal 2 al 6 settembre; la riflessione sul Cinema degli anni Zero, dialogo a più voci che si svolgerà nei giorni 5 e 6 settembre.

Il senso di una rassegna autonoma a fianco della Mostra – dice Giorgio Gosetti – non può essere solo nella qualità dei film presentati. Ciò che spiega un programma è la sua articolazione complessiva, la forza di una proposta quest'anno fortemente caratterizzata e varia nei temi come nei linguaggi.” Secondo Roberto Barzanti, Presidente della rassegna, “Le giornate hanno acquisito da tempo uno status e una credibilità che ci rende orgogliosi, ma questo non sarebbe stato possibile senza l'impegno congiunto di istituzioni pubbliche e finanziatori privati, i reali partner di un'idea complessiva”. A testimonianza di ciò arriva il Premio Lux, sostenuto dal Parlamento Europeo che decide di insignire, proprio in questa occasione, uno dei tre finalisti fra Csak a szél (Just the Wind) dell'ungherese Bence Fliegauf, Io sono Li di Andrea Segre e Tabu del portoghese Miguel Gomes. Affiancato a tale premio si inserisce il progetto 27 volte cinema rivoto a 27 giovani cineasti di tutti i Paesi dell'Unione Europea. La selezione di questa edizione si mostra vasta, ricercata e ricca di nomi celebri che affiancano quelli degli esordienti, con uno sguardo particolare alle produzioni italiane. 30 le opere in anteprima mondiale, di cui 10 della selezione ufficiale: Heritage di Hiam Abbas, Queen of Montreuil della francese Solveig Anspach, Keep Smiling di Rusudan Chkonia, Blondie di Jesper Ganslandt, The Weight di Jeon Kyu-hwan, Hayuta Ve Berl (Epilogue) di Amir Manor, Il Gemello di Vincenzo Marra, Stories We Tell di Sarah Polley, Acciaio di Stefano Mordini e Kinshasa Kids di Marc-Henri Wajnberg. Gli Eventi Speciali arricchiranno il programma, con una serie di ritratti artistici sempre nella chiave della sperimentazione, accanto ai quali si posiziona 6 sull'autobus, progetto collettivo dell'Accademia Silvio D'Amico. Le Venice Nights, tutte al sapore italiano, saranno da corollario serale alle intense giornate di proiezione.

La commistione nella trasformazione dei linguaggi, che appaiono sempre più inclassificabili e sorprendenti, è il fil rouge che accompagna la manifestazione, dove troverà spazio anche la musica ad invadere le sale e la Casa degli Autori con artisti provenienti da tutto il mondo.

 


 

La 69esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia sembra ruotare attorno a due concetti chiave: novità e rinnovamento. È quello che si propongono Paolo Baratta, Presidente della Biennale di Venezia, e Alberto Barbera, Direttore del Festival, assente in questa veste dal 2000.

 

Il rinnovamento sarà su due piani: il primo quello delle stutture fisiche che ospiteranno la Mostra (il rinnovo completo delle sale Pasinetti e Zorzi, lo spostamento della Sala Volpi dentro il Casinò, il recupero-ripristino del Foyer della Sala Grande, insieme al rienterro della voragine a cielo aperto che lo scorso anno ingombrava e restringeva spazio e movimento esterno) e il secondo andrà ad incidere proprio sulla formulazione di un nuovo assetto interno alle sezioni (abolimento di Controcampo Italiano, perchè vissuto come una "terra di indiani, una sorta di ghettizzazione del cinema" e introduzione di 80!, una retrospettiva su rarità filmiche dell’Archivio Storico della Biennale per festeggiare gli ottant’anni dalla nascita del Festival. Oltre alle classiche sezioni parallele e autonome della Settimana internazionale della Critica e delle Giornate degli Autori, e alle novità appena annunciate ritroviamo la classica competitiva Venezia 69Orizzonti Fuori Concorso.

Altra novità di questa edizione è data dall'introduzione del Film Market, appendice più strettamente operativa rispetto alla confermata Industry Office, che darà agli addetti al settore anche la possibilità di uno scambio vitale alla circolazione successiva delle pellicole.

Il forte spirito di rinnovamento del resto lo si percepisce dalla siglia introduttiva della manifestazione, interamente affidata al talento visionario di Simone Massi "animatore-illustratore resistente-indipendente", reduce da una personale ad Arcipelago, dall'attribuzione del David al miglior cortometraggio e da numerosi altri riconoscimenti.

Delle grandi prospettive si scorgono inevitabilmente nel programma competitivo, fatto di 18 titoli di cui uno a sopresa fino alla fine, tutti di grandissimi cineasti. Accanto ai grandi autori e ai registi consolidati (Assayas, Bellocchio, Kim Duk-kim, Kitano, Malick, De Palma, Ciprì tra quelli in concorso; Gitai, Spike Lee, De Oliveira, Bier, Demme, Cavani tra i fuori concorso, Wakamatsu e Tsai Ming Liang in Orizzonti), sono presenti anche autori ancora troppo sconosciuti come Haifaa Al Mansour, prima donna regista in Arabia Saudita, fino a pochissimi

 anni fa fondamentalista anche nel cinema oppure Min Bham, autore di Bansulli, primo corto mai realizzato in Nepal. I paesi che rientrano nella programmazione sono ben 51, tra europei ed extracontinentali confermando che, se da un lato il cinema è in crisi, dall’altro è in fermento in luoghi ancora ‘vergini’ creativamente e nel consumo come Guatemala, Indonesia o Malesia.

Un importante senso di uscire dai confini, soprattutto fisici, ci è dato dall'introduzione di Orizzonti Festivalscope, piattaforma online interamente dedicata alla sezione di Orizzonti, in cui sarà possibile assistere in streaming, in contemporanea con l'uscita ufficiale in sala, alla maggior parte dei film della sezione, acquistando un biglietto del costo di 4 euro.

Tema principale di quest'anno che rispecchia il must sociopolitico degli ultimi anni è la crisi, nelle sue svariate sfaccettature contemporanee: economica, di valori, di rapporti, politica, al quale fa da rimando il fondamentalismo, anch’esso stratificato nel senso e nel significato.

Tutti i film della selezione ufficiale sono prime mondiali con la sola eccezione di Penance di Kiyoshi Kurosawa della durata di 5 ore perché è nato da un progetto di un più lungo serial televisivo trasmesso in prima visione solo in Giappone: un horror che il regista ha montato esclusivamente per l'evento in una versione 

cinematografica. L'apertura è affidata ad una doppia proiezione: l’ultimo film di Mira Nair fuori concorso, The Reluctant Fundamentalist, che affronta la difficile tematica del fondamentalismo e un documentario musicale di Jonathan Demme sul musicista partenopeo Enzo Avitabile . Chiuderà invece il festival L’homme qui rit di Jean Pierre Ameris, trasposizione cinematografica del romanzo di Hugo.

Tra i molti film americani e le co-produzioni francesi da segnalare Passion di Brian De Palma, girato interamente a Berlino, Spike Lee con un documentario su Micheal JacksonTerrence Malick e la presenza di Robert Redford. Le star saranno moltissime: Ben Affleck, James Franco, Gerard Depardieu, Nick Nolte, Dennis Quaid, Stanley Tucci, Selena Gomez, Naomi Rapace, Winona Ryder, solo per fare alcuni nomi. Il leone d'oro alla carriera è stato attribuito a Francesco Rosi, che dall'alto dei suoi quasi 90 anni può essere a tutti gli effetti considerato autore simbolo e innovatore del cinema italiano di impegno civile, con film quali Le mani sulla città, Leone d’oro alla Mostra di Venezia nel 1963, Il caso Mattei, Palma d’oro a Cannes nel 1972, e Salvatore Giuliano, Orso d’argento a Berlino nel 1961.

 

 

 

 

a seguire tutti i titoli della Mostra:

Sezione Competitiva Venezia 69

Après Mai di Olivier Assayas (Francia) 
At Any Price di Ramin Bahrani (Usa, Gran Bretagna) 
Bella Addormentata di Marco Bellocchio (Italia) 
La Cinquième Saison di Peter Brosens e Jessica Woodworth (Belgio, Paesi Bassi, Francia) 
Lemale Et Ha'chalal(Fill The Void) di Rama Burshtein (Israele) 
E' Stato Il Figlio di Daniele Ciprì (Italia) 
Un Giorno Speciale di Francesca Comencini (Italia)

Passion di Brian De Palma (Francia, Germania)

Superstar di Xavier Giannoli (Francia, Belgio) 
Pieta di Kim Ki-Duk (Corea del Sud) 
Outrage Beyond di Takeshi Kitano (Giappone) 
Spring Breakers di Harmony Korine (Usa) 
To The Wonder di Terrence Malick (Usa) 
Sinapupunan (Thy Womb) di Brillante Mendoza (Filippine) 
Linhas de Wellington di Valeria Sarmiento (Portogallo, Francia) 
Paradies: Glaube (Paradise: Faith) di Ulrich Seidl (Austria, Francia, Germania) 
Izmena (Betrayal) di Kirill Serebrennikov (Russia) 

Orizzonti: 

Wadjda di Haifaa Al Mansour (Arabia Saudita, Germania) 
Khanéh Pedari (The Paternal House) di Kianoosh Ayari (Iran) 
Ja Tozhe Hochu (I Also Want It) di Alexey Balabanov (Russia) 
Gli Equilibristi di Ivano De Matteo (Italia) 
L'Intervallo di Leonardo Di Costanzo (Italia, Svizzera, Germania) 
El Sheita Elli Fat (Winter Of Discontent) di Ibrahim El Batout (Egitto) 
Tango Libre di Frédéric Fonteyne (Belgio, Francia, Lussemburgo) 
Menatek Ha-Maim (The Cutoff Man) di Idan Hubel (Israele) 
Gaosu Tamen, Wo Cheng Baihe Qu Le (Fly With The Crane) di Ruijun Li (Cina) 
Kapringen (A Hijacking) di Tobias Lindholm (Danimarca) 
Leones di Jazmin Lopez (Argentina, Francia, Paesi Bassi) 
Bellas Mariposas di Salvatore Mereu (Italia) 
Low Tide di Roberto Minervini (Usa, Italia, Belgio) 
Boxing Day di Bernard Rose (Gran Bretagna, Usa) 
Yema di Djamila Sahraoui (Algeria, Francia) 
Araf (Araf - Somewhere In Between) di Yesim Ustaoglu (Turchia, Francia, Germania) 
Sennen No Yuraku (The Millennial Rapture) di Koji Wakamatsu (Giappone) 
San Zi Mei (Three Sisters) di Bing Wang (Francia, Hong Kong-Cina) 


Fuori Concorso: 

The Reclutant Fundamentalist di Mira Nair – film d’apertura del Festival (India, Pakistan, Usa) 
L’homme qui rit di Jean-Pierre Ameris (Francia, Repubblica Ceca) 
Anton Tut Ryadom (Anton’s Right Here) di Lyubov Arkus (Russia) 
Den Skaldede Frisor (Love Is All You Need) di Susanne Bier (Danimarca, Svezia) 
Cherchez Hortense di Pascal Bonitzer (Francia) 
Ya Man Aach (It Was Better Tomorrow) di Hinde Boujemaa (Tunisia) 
Sur un fil… di Simon Brook (Francia, Italia) 
Enzo Avitabile Music Life di Jonathan Demme (Italia, Usa) 
Lullaby To My Father di Amos Gitai (Israele, Francia, Svizzera) 
Shokuzai (Penance) di Kiyoshi Kurosawa (Giappone) 
Bad 25 di Spike Lee (Usa) 
Witness: Libya di Michael Mann (Usa) 
Medici con L’Africa di Carlo Mazzacurati (Italia) 
O Gebo e A Sombra di Manoel De Oliveira (Portogallo, Francia) 
The Company You Keep di Robert Redford (Usa) 
Shark (Bait 3D) di Kimble Rendall (Australia, Singapore, Cina) 
Disconnect di Henry-Alex Rubin (Usa) 
La Nave Dolce di Daniele Vicari (Italia, Albania) 
The Iceman di Ariel Vromen (Usa) 

maggiori approfondimenti all'indirizzo http://www.labiennale.org/it/cinema/mostra-69/film/

 

Chiara Nucera


 


 

28esima Settimana della Critica

Venerdì 26 Luglio 2013 14:28
28. Settimana Internazionale della Critica
28 agosto – 7 settembre 2013
 
La composizione di una selezione di film può assomigliare miracolosamente a una specie di magica costellazione: se guardiamo con immaginazione al cielo stellato della 28. Settimana Internazionale della Critica si riesce ad individuare un disegno che unisce i nove film presentati quest’anno. Titoli che sembrano rincorrersi attraverso delle linee di percorso, siano esse di carattere geografico, tematico, concettuale o di somiglianza fra i caratteri dei personaggi.
 
Non si tratta tanto di individuare a tutti costi una costante nelle storie o negli sforzi stilistici e produttivi di registi esordienti o di anime coraggiose che credono in loro: la scelta dei sette film in concorso che si contenderanno il “Premio del pubblico RaroVideo” e dei due eventi speciali d’apertura e chiusura, è stata ancora una volta ispirata dalla missione di trovare energie espressive fresche e originali nel panorama cinematografico internazionale. La scommessa è quella di aver allestito anche quest’anno un programma in grado di suscitare interesse e piacere, portando alla giusta attenzione piccoli film e giovani autori bisognosi di una visibilità che solo una sezione di opere prime inserita in grande festival può garantir loro.
Il primo punto di questa costellazione può a buon diritto essere il film italiano scelto per il concorso: Zoran, il mio nipote scemo, opera d’esordio di Matteo Oleotto, è una commedia delicata e intelligente, in grado cioè di suggerire dietro la maschera del “genere” un discorso non banale sui confini e le derive esistenziali, attraverso un continuo travalicamento di quei confini anche territoriali (il film è girato e prodotto tra il Friuli e la Slovenia). Paolo, interpretato da un superbo Giuseppe Battiston qui in un grande ruolo da protagonista, è un uomo incapace di affetti e progetti a lungo termine, che sposa la cultura del vino alla sua insensibilità nei confronti di amici e conoscenti. Ma si imbatte in un’eredità imprevista, un nipote candido e quasi autistico, Zoran appunto, di cui vorrebbe subito liberarsi. Per poi scoprire che questo giovane è dotato di un dono da sfruttare: è un superlativo campione di freccette. Il rapporto tra i due si consoliderà in un travaso di esperienze pratiche di vita da un lato, e di sensibilità e generosità dall’altro.
La linea che unisce questo film a Razredni sovražnik (Nemico di classe) di Rok Biček è il territorio, la Slovenia appunto: in una classe di un liceo arriva un insegnante autoritario, che sconvolge la routine degli studenti innescando tensioni e conflitti. Quando una delle studentesse commetterà un suicidio, l’insegnante verrà accusato dagli studenti di aver provocato la sua morte; ma di chi sono veramente le responsabilità e di chi invece i meriti per aver tentato di capire un mondo giovanile così contraddittorio? Il film, drammaticamente molto intenso, tocca temi sensibili come l’educazione e la crescita in un contesto complesso come quello scolastico.
Le stesse dinamiche fra compagni di scuola le ritroviamo nel sorprendente Återträffen (La riunione)dell’artista/performer svedese Anna Odell. Diviso in due parti, il film mette in scena nella prima una tipica riunione di ex compagni di scuola, una “festen” che diventa uno psicodramma quando ad entrare in scena è proprio Anna Odell, nel ruolo principale, che accusa i vecchi compagni di averle rovinato l’adolescenza riservandole un trattamento di sevizie ed emarginazione. Nella seconda parte la stessa regista mette in scena, come un documentario, il suo tentativo di far vedere il film che ha realizzato ai suoi veri compagni di classe. Ma qual è la realtà e cos’è la finzione in questo affascinante e appassionante esperimento concettuale?
E i confini tra verità e finzione costituiscono anche il motivo centrale di un film sorpresa che verrà annunciato successivamente.
Scollamento dalla realtà e incapacità di affrontare i cambiamenti per le tre protagoniste del superbo film cileno prodotto dai fratelli Larraín, Las niñas Quispe (Le ragazze Quispe) di Sebastián Sepúlveda: isolate su un arido altopiano, tre sorelle allevano capre e producono formaggio, ripiegate ossessivamente nel ripetersi dei loro gesti quotidiani e impermeabili agli echi provenienti da un mondo lontano ma reale. La messa in discussione della loro condizione di vita provocherà un gesto estremo. Un film rigoroso ma sapiente, un titolo che costituirà una sicura sorpresa alla Mostra di quest’anno.
Da un film dove il territorio si fa personaggio ad un altro in cui il senso di un luogo viaggia in simbiosi con uno stile visionario e coraggioso: White Shadow (Ombra bianca) di Noaz Deshe - un regista apolide, nato a Jaffa ma che vive tra la Germania e gli Stati Uniti – racconta, sotto forma di una finzione mescolata ad un lavoro quasi documentaristico con attori non professionisti, la crudelissima piaga della persecuzione nei confronti degli albini nei territori africani. Siamo in Tanzania, Alias è un ragazzo albino che dopo aver assistito all’omicidio del padre e alla profanazione del suo corpo, cerca di sfuggire al proprio destino cercando di trovare il suo posto nel mondo. Il film è un coinvolgente viaggio a fianco dei suoi protagonisti, un lungo lavoro che il regista ha compiuto avvalendosi di una co-produzione italo-tedesca ma anche dell’appoggio di un attore sensibile come Ryan Gosling, che funge da produttore esecutivo.
 

L'intolleranza, anche se di carattere diverso, è la linea che ci avvicina al nostro ultimo film in concorso,L’Armée du salut (L’esercito della salvezza), opera prima dello scrittore marocchino Abdellah Taïa. Il film, emozionante e raffinato, è tratto dall’omonimo libro dello stesso Taïa, e racconta la vita dello scrittore-regista, da quando 
ragazzino in Marocco prendeva consapevolezza della sua omosessualità in un contesto familiare e sociale difficile caratterizzato dal trionfo dei valori tradizionali, fino alla sua fuga in Europa grazie ad una borsa di studio in Svizzera che cambierà profondamente le sue prospettive.
La letteratura, il linguaggio, il valore dell’arte nelle sue forme più varie, sono le linee che uniscono i film in concorso con i due eventi speciali di quest’anno. L’arte della felicità di Alessandro Rak, che apre fuori concorso la Settimana, è un film d’animazione realizzato a Napoli da un gruppo di lavoro composto da giovani disegnatori, fumettisti, musicisti e da un produttore-sceneggiatore illuminato. Una storia che mescola spiritualità, buddismo e ricerca interiore con il vagabondaggio, in una Napoli piovosa e invasa dall’immondizia, di un tassista ex musicista deluso che cerca la sua anima fra i ricordi e le presenze fantasmatiche del suo passato.
Il valore della parola e l’importanza della cultura li ritroviamo nel commovente film di chiusura, diretto da un altro regista cileno: Las analfabetas (Le analfabete), di Moisés Sepúlveda, tratto da un lavoro teatrale interpretato dalle stesse attrici protagoniste del film (tra le quali la magnifica Paulina García di Gloria, fresco Orso d’oro a Berlino), racconta l’incontro tra due donne d’età diverse, diversamente analfabete: la giovane Jackeline, analfabeta nei sentimenti, prenderà a cuore il reale analfabetismo della solitaria e testarda Ximena, insegnandole a leggere e a scrivere, ma anche a guardare finalmente al suo passato e ad aprirsi al futuro.
 
 
I sette film in concorso:
 
L’Armée du salut (Salvation Army/L’esercito della salvezza)
di Abdellah Taïa
Francia-Marocco, 2013 – World Premiere
 
Återträffen (The Reunion/La riunione)
di Anna Odell
Svezia, 2013 – World Premiere
 
Las niñas Quispe (The Quispe Girls/Le ragazze Quispe)
di Sebastián Sepúlveda
Cile-Francia-Argentina, 2013 – World Premiere
 
Razredni sovražnik (Class Enemy/Nemico di classe)
di Rok Biček
Slovenia, 2013 – World Premiere
 
White Shadow (Ombra bianca)
di Noaz Deshe
Italia-Germania-Tanzania, 2013 – World Premiere
 
Zoran, il mio nipote scemo (Zoran, My Nephew the Idiot)
di Matteo Oleotto
Italia-Slovenia, 2013 – World Premiere
 
Film sorpresa
 
Film di apertura – Evento Speciale Fuori Concorso
L’arte della felicità (The Art of Happiness)
di Alessandro Rak
Italia, 2013 - World Premiere
 
Film di chiusura – Evento Speciale Fuori Concorso
Las analfabetas (Illiterate/Le analfabete)
di Moisés Sepúlveda
Cile, 2013 - International Premiere