Fuoritraccia

Newsletter

Messaggio
  • EU e-Privacy Directive

    This website uses cookies to manage authentication, navigation, and other functions. By using our website, you agree that we can place these types of cookies on your device.

    View e-Privacy Directive Documents

Home » Recensioni » Visualizza articoli per tag: dogman
A+ R A-
Visualizza articoli per tag: dogman

Per la cerimonia dell'assegnazione delle nomination ai Nastri d'Argento 2018, Marcello Fonte ed Edoardo Pesce salgono sul palco nominati ex aequo come miglior attore protagonista per Dogman di Matteo Garrone.

Pinocchio

Giovedì 19 Dicembre 2019 11:54
Era il 1881, l'autore fiorentino Carlo Collodi riscriveva la concezione di romanzo di formazione per ragazzi, pubblicando su “Il giornale per i bambini” “Le avventure di Pinocchio”. Studiato nelle scuole italiane e reso celebre in tutto il mondo grazie (anche) al classico di animazione Disney del 1940 (dall’omonimo titolo Pinocchio), il burattino divenne un esempio da (non sempre) seguire per generazioni. Non sorprende che il regista romano Matteo Garrone, abbia sentito la sua storia alla tenera età di sei anni e abbia “sfruttato” la sua fama mondiale per farne un film. Geppetto (Roberto Benigni) mastro falegname in disgrazia, vive i suoi giorni di solitudine in assoluta “povertà” (la parola più ripetuta nel romanzo) un giorno vede passare il teatro dei burattini e spiando 
attraverso le grate di un carroccio si innamora dei fantocci di legno al suo interno. Si rivolge a mastro Ciliegia (Paolo Graziosi) suo vecchio collega e amico per avere un pezzo di legno da cui fabbricarsi con le proprie mani, “proprio da me un burattino di legno” desiderando che “sappia ballare, tirare di scherma e fare i salti mortali” immaginando la fortuna che avrebbe potuto avere girando per il mondo con la sua creatura. Mastro Ciliegia, gli regala a sua insaputa un ceppo magico. Pinocchio (Federico Ielapi) prende vita e Geppetto, si ritrova improvvisamente padre. Nell’Italia che fu, una serie di situazioni difficili, inganni e prove da superare porteranno il protagonista a diventare uomo o meglio “un bambino vero”. Nella fiaba compaiono personaggi antropomorfi, pupazzi parlanti e creature fantastiche, Garrone, dopo essersi affidato allo studio italiano Makinarium per gli effetti speciali del suo “Racconto dei Racconti” (2015) qui si avvale di un team internazionale, Jessica Brooks al trucco (nel dipartimento make up di grossi blockbusters, quali Star Wars L’Ascesa di Skywalker (2019), Guardiani della Galassia (2014), Animali Fantastici: I Crimini di Grindelwald (2018) Dumbo (2019) e serie TV di successo, quali Il Trono di Spade (2017-2019)) il designer esperto di trucco prostetico Mark Coulier (tra gli altri meriti) due volte Premio Oscar (2015,2012) per The Grand Budapest Hotel (2014) e The Iron Lady (2011) non sorprende che Rocco Papaleo e Massimo Ceccherini nei panni dei viscidi truffatori Il Gatto e la Volpe risultino perfettamente credibili, lo stesso vale per  il Grillo Parlante (Davide Marotta), la Lumaca (Maria Pia Timo), Il giudice  Gorilla (Teco Celio) , il Signor Tonno, Il Pesce cane, Lucignolo, la Fata Turchina (Marine Vatch) e le decine di personaggi noti, di cui forse il più “amabile” è Mangiafuoco, un “terribile” Gigi Proietti. Tra le location dove il tempo sembra essersi fermato scelte da Dimitri Capuani, troviamo le colline della Val di Chiana Senese e una frazione di Sinalunga, La Fratta, dove parte del set è stato ricostruito da zero. Garrone affidatosi alle illustrazioni storiche di Enrico Mazzanti e alle parole di Collodi (la sceneggiatura è una limatura del testo originale) ha trasposto fedelmente la storia senza osare passi falsi, conservandone anche le brutture la pesantezza, la polvere, dove per l’acclamato Dogman (2018) aveva scritto una storia inquietante e satura di realismo, qui torna all’infanzia, una fiaba anacronistica, ma dalla “morale” pur sempre “reale”.
 
Francesca Tulli

Dogman

Martedì 12 Settembre 2023 13:18

Il film di Besson si apre con una citazione poetica che racchiude il senso di tutta la pellicola. "Ovunque ci sia un infelice Dio gli invia un cane".
In questa storia drammatica, infatti, gli unici soccorritori, compagni fedeli che non tradiscono mai, sono proprio gli animali.
Douglas è un bambino sensibile che vive con un padre e un fratello maggiore violenti e una madre troppo debole, incapace di opporsi e costretta essa stessa alla fuga per salvarsi.
I cani che, per il padre orco e il fratello maggiore sono solo motivo di affari, diventano invece per Douglas l'unico aiuto per rimanere in vita. Gli unici angeli custodi di un'esistenza che di umano ha davvero ben poco. Costretto dalla cieca violenza di un genitore disturbato e anaffettivo a convivere nella gabbia insieme a una muta di cani saprà amarli e venire amato da loro al suo grado massimo. Nel momento dell'estremo pericolo saranno i soli ad intervenire e a cambiarne le sorti. Grazie all'intervento dei fedeli amici a quattro zampe per Douglas inizierà una nuova vita libera ma ugualmente costretta e limitata.
L'attore protagonista (uno strepitoso, convincente e credibile Caleb Landry Jones) offre un'interpretazione intensa e commovente di un personaggio ai margini, con un doloroso passato e un complicato presente, alla ricerca di un briciolo di amore che possa riequilibrare le sorti di un'infanzia violata, calpestata, umiliata e mutilata sotto ogni aspetto.
Un lavoro interessante viene eseguito sulle musiche e la colonna sonora firmata da Eric Serra che accompagna i momenti topici e le tappe salienti della pellicola. I brani scelti sottolineano, in maniera incisiva, gli stati d'animo che scaturiscono dalle azioni che compiono i personaggi. Besson con "Dogman" torna in grande spolvero presentando una favola nera con un assoluto attore fuoriclasse istrionico e camaleontico.
Nello sviluppo della trama sono ben calibrati i molteplici flashback, ben posizionate le parti di pura azione e si arriva ad una conclusione potente e di grande afflato emotivo. Il racconto appare in tutte le parti avvincente e, sebbene non sia sempre credibile per eccessi e forzature soprattutto quando a recitare sono i tanti cani presenti sulla scena, il grande pregio è quello di tenere incollati allo schermo per constatare che alla fine tutto si incastra e gira nel modo giusto. L'intensità dei dialoghi sono resi ancora più magnetici da un gioco di primi piani e inquadrature molto strette che colgono anche le più piccole variazioni di pensiero e rimandano alle gradazioni emotive che mutano anche in modo repentino, restituendo anche le più piccole differenze in modo autentico ed estremamente realistico. Il trucco è  un altro potente mezzo tecnico utilizzato sfruttando le sue elevate potenzialità e riportando in vita icone del passato che hanno in comune con il personaggio della storia vite difficili e drammi personali che le hanno segnate nel profondo, relegandole a infelicità croniche. In questo nuovo lavoro ritroviamo i personaggi cari al primo Besson, quei reietti scomodi affascinanti e carismatici, ultimi nella scala sociale che racchiudono in se profondità abissali, nei quali ci si perde per poi ritrovarsi con tutte le risposte. Un film potente nell' impianto, con una storia al limite del credibile che lascia attoniti, stupiti e commossi.
Come asseriva anche il filosofo Arthur Schopenhauer “chi non ha mai posseduto un cane, non sa cosa significhi essere amato”.

David Siena