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Stefano Sollima ci parla di Soldado

Giovedì 18 Ottobre 2018 20:40

Stefano Sollima risponde ad una domanda sulla particolarità del finale di Soldado, la sua ultima produzione Hollywoodiana. Scopriamo che sono stati tagliati dal finale 10 minuti di scene, alla domanda ci puoi dire cosa non si vede nel finale? Sollima risponde... 

Nastri d'Argento 2016: Nomination e Premi

Mercoledì 01 Giugno 2016 09:46
Si è svolta ieri sera, presso il Maxxi (Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo) di via Guido Reni a Roma, la kermesse dedicata alle nomination e premiazioni dei Nastri D'Argento 2016, premio conferito dal Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici che quest'anno festeggia i 70 anni dall'istituzione. Numerosissimi gli ospiti della manifestazione, per un parterre d'eccezione da Pierfrancesco Favino, Marco Giallini, Stefania Sandrelli, Claudio Santamaria a Paolo Virzì, Paolo Genovese, Gabriele Mainetti, Claudio Cupellini solo per citarne alcuni. 
 
 
Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti e La pazza gioia di Paolo Virzì, reduce acclamato dall'ultimo Festival di Cannes hanno ottenuto il maggior numero di candidature: rispettivamente 9 per Lo chiamavano Jeeg Robot e 10 per il film di Virzì.
Seguono in ordine di nomination Suburra di Stefano Sollima (7),Per amor vostro di Giuseppe Gaudino (6) e con 5 candidature ciascuno Alaska di Claudio Cupellini e Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese (che figura tra le migliori commedie, che già aggiunge però alle nomination i 7 Nastri e il Premio Casting Director 2016, Barbara Giordani). Quattro le candidature per Io e lei di Maria SoleTognazzi, Quo vado? di Gennaro Nunziante. Non Essere Cattivo si aggiudica il premio speciale il "film dell’anno", al quale si aggiunge il Nastro già assegnato a Valerio Mastandrea e ai due attori protagonisti, Luca Marinelli e Alessandro Borghi, con una menzione collettiva alla produzione, alla sceneggiatura, alle attrici in rappresentanza di un set speciale anche per la capacità di sostenere intorno a Mastandrea il progetto del film sopravvissuto al suo autore, ClaudioCaligari (del quale alla cerimonia di premiazione era presente la madre). Nastro Speciale consegnato a Mastandrea in rappresentanza di Fiore di Claudio Giovannesi. A Stefania Sandrelli, 70 anni il 5 giugno, va il Nastro d'oro per i 55 anni di carriera. Due premi speciali vanno a Giuseppe Fiorello e Massimo Popolizio per le loro interpretazioni di Borsellino e Falcone in Era Destate di Fiorella Infascelli.
I premi delle nomination verranno consegnati poi a Taormina, il 2 luglio al Teatro Antico. 
 
 
Tutte le candidature
 
Regia: Roberto Andò (Le confessioni), Claudio Cupellini (Alaska), Giuseppe Gaudino (Per amor vostro), Stefano Sollima  (Suburra), Paolo Virzì (La pazza gioia)
Registi esordienti: Ferdinando Cito Filomarino (Antonia), Carlo Lavagna (Arianna) Gabriele Mainetti (Lo chiamavano Jeeg Robot), Piero Messina (L’attesa), Giulio Ricciarelli (Il labirinto del silenzio)
Commedie: Dobbiamo parlare di Sergio Rubini, Io e lei di Maria Sole Tognazzi, Natale col boss di Volfango De Biasi, Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese, Quo vado? di Gennaro Nunziante
Produttori: Marco Belardi (Lotus film, e quindi Leone Group Film e altri partner) candidato per La pazza gioia (Rai Cinema) e Perfetti sconosciuti (Medusa Film), il trio di Indiana Fabrizio Donvito, Benedetto Habib e Marco Cohen per Alaska (e con Marco d'Amore capofila della Piccola società per Un posto sicuro), Nicola Giuliano, Francesca Cima e Carlotta Calori (Indigo Film) con Andrea Occhipinti  (Lucky Red) perIo e lei e, con Guido Lombardo (Titanus), per Un bacio. Gabriele Mainetti per Lo chiamavano Jeeg Robot, Pietro Valsecchi (Taodue) per una produzione davvero eterogenea, da Quo vado? a Chiamatemi Francesco senza dimenticare il contributo dato alla causa di Non essere cattivo.
Stefano Accorsi (Veloce come il vento), Pierfrancesco Favino (Suburra), Elio Germano (Alaska), Claudio Santamaria (Lo chiamavano Jeeg Robot), Riccardo Scamarcio (La prima luce, Pericle il nero). Per le protagoniste sono, invece, in gara per il Nastro: Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti (La pazza gioia), Paola Cortellesi (Gli ultimi saranno gli ultimi), Sabrina Ferilli (Io e lei), Valeria Golino (Per amor vostro) e Monica Guerritore (La bella gente).
Attrici e attori protagonisti: Stefano Accorsi (Veloce come il vento), Pierfrancesco Favino (Suburra), Elio Germano (Alaska), Claudio Santamaria (Lo chiamavano Jeeg Robot), Riccardo Scamarcio (La prima luce, Pericle il nero). Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti (La pazza gioia), Paola Cortellesi (Gli ultimi saranno gli ultimi), Sabrina Ferilli (Io e lei), Valeria Golino (Per amor vostro) e Monica Guerritore (La bella gente).
Attrici e attori non protagonisti: Sonia Bergamasco (Quo Vado?), Valentina Carnelutti(La pazza gioia, Arianna), Piera Degli Esposti (Assolo), Greta Scarano (Suburra),Milena Vukotic (La macchinazione). Claudio Amendola (Suburra), Fabrizio Bentivoglio(Gli ultimi saranno ultimi, Forever Young e Dobbiamo parlare), Peppino Di Capri (Natale col boss), Adriano Giannini e Massimiliano Gallo (Per amor vostro) e Luca Marinelli (Lo chiamavano Jeeg Robot).
Soggetto: Francesco Calogero (Seconda primavera), Alberto Caviglia (Pecore in erba),Ivan Cotroneo, Francesca Marciano e Maria Sole Tognazzi (Io e lei), Francesco Ghiaccio e Marco D’Amore (Un posto sicuro), Adriano Valerio e Ezio Abbate (Banat-il viaggio).
Sceneggiatura: Sergio Rubini, Carla Cavalluzzi e Diego De Silva (Dobbiamo parlare),Paolo Virzì e Francesca Archibugi (La pazza gioia), Nicola Guaglianone e Menotti (Lo chiamavano Jeeg Robot), Filippo Bologna, Paolo Costella, Paolo Genovese, Paola Mammini e Rolando Ravello (Perfetti sconosciuti), Francesca Marciano, Stefano Mordini e Valia Santella (Pericle il nero).
Fotografia: Maurizio Calvesi (Non essere cattivo, Le confessioni), Matteo Cocco (Per amor vostro, Pericle il nero), Daniele Ciprì (Sangue del mio sangue), Michele D’Attanasio (Lo chiamavano Jeeg Robot, Veloce come il vento), Fabio Zamarion (La corrispondenza, La macchinazione, Assolo).  Per la migliore scenografia:Marco Dentici(L’attesa), Paki Meduri (Alaska, Suburra), Maurizio Sabatini (La corrispondenza),Massimiliano Sturiale (Lo chiamavano Jeeg Robot), Tonino Zera (La pazza gioia).
Costumi: Daria Calvelli (Sangue del mio sangue), Sandra Cardini (Milionari), Catia Dottori (La pazza gioia), Veronica Fragola (Suburra) e Mary Montalto (Lo chiamavano Jeeg Robot).  Candidati al montaggio: Consuelo Catucci (Perfetti sconosciuti), Giogiò Franchini (Per amor vostro), Patrizio Marone (Suburra), Gianni Vezzosi (Veloce come il vento), Cecilia Zanuso (La pazza gioia). Sonoro in presa diretta, infine: Alessandro Bianchi (La pazza gioia), Angelo Bonanni  (Non essere cattivo), Fulgenzio Ceccon (Le confessioni), Carlo Missidenti (In fondo al bosco) e Alessandro Rolla (L’attesa).
Colonna sonora sono Michele Braga e Gabriele Mainetti (Lo chiamavano Jeeg Robot),Pasquale Catalano (Alaska), Carlo Crivelli (Sangue del mio sangue), Epsilon Indi (Per amor vostro), Carlo Virzì (La pazza gioia). 
Migliori canzoni originali candidate: 'A cuor leggero' scritta e interpretata da Riccardo Sinigallia (Non essere cattivo), 'E tu dimane' di Alessandro Siani, interpretata da Antonio Rocco (Troppo napoletano), 'La prima Repubblica' scritta e interpretata da Luca Medici (Quo vado?), 'Perfetti sconosciuti' di Fiorella Mannoia, Bungaro, Cesare Chiodo, interpretata da Fiorella Mannoia (Perfetti sconosciuti), 'Torta di noi' scritta e interpretata da Niccolò Contessa (La felicità è un sistema complesso).
 
 
Chiara Nucera 

L'immortale

Giovedì 05 Dicembre 2019 21:29
L’attesa è finita, e Limmortale è appena uscito nelle sale italiane. Il film diretto da Marco D’Amore oltre a rappresentare un evento per tutti gli appassionati della serie, è anche un esperimento di fusione tra serialità e grande schermo.
La narrazione procede alternando il presente di Ciro a Riga, sopravvissuto ancora una volta alla morte, e il suo passato da bambino, i suoi primi passi nella malavita.
Se da un lato il film mantiene sempre alta la qualità della fotografia e alcuni stilemi cari all’universo autoriale di Gomorra (magistralmente dipinto nelle prime due stagioni dallo sguardo nitido e tagliente di Sollima), dall’altro sembra discostarsi da quella sincera congruenza che ha da sempre dominato le vicende raccontate nella serie.
A convincere poco è forse l’aspetto dispersivo della prima parte del film, che stenta a decollare, vittima forse  di un registro troppo convulso e poco decifrabile . Tra l’altro i Pochi cenni al passato dei nuovi personaggi che scorrono sullo schermo finiscono per sbiadire i contorni già labili accennati all’inizio del racconto. Una debolezza questa, che porta inevitabilmente lo spettatore su un piano di netta distanza dall’abituale tono connaturato tipico della serie.
E se nella serie si predilige un stile interpretativo misurato, freddo e impudente, qui si ha quasi l’impressione che D’Amore abbia imboccato una strada vicina al manierismo, al melodrammatico.
Il dualismo geografico-temporale tra Riga-presente e Napoli-passato, si presenta sin da subito quale motivo disgregativo a livello di trama, facendo perdere tono al racconto d’infanzia di Ciro, probabilmente tra gli aspetti più interessanti e riusciti del film (emblematica è la performance di Ciro bambino interpretato dal piccolo Giuseppe Aiello).
Giunti alle battute finali, Marco D’Amore realizza un film che ha teoricamente le carte in regola per saziare la bulimica fame degli spettatori, regalando quello che tutti in fondo desideravano vedere.
Ciò nonostante, se ci si aspetta un lavoro capace di toccare nel profondo e sorprendere, purtroppo le aspettative verranno amaramente tradite lasciando spazio soltanto ad un’interessante operazione di intrattenimento.
 
Giada Farrace

Adagio

Giovedì 14 Dicembre 2023 22:33
Stefano Sollima con “Adagio” conclude la trilogia dedicata alla Roma maledetta iniziata con “A.c.a.b. – All cops are bastards” (2012) e proseguita con “Suburra” (2015).
 
“Adagio” è un film corale dove in scena si muovono i più grandi attori dell’attuale panorama cinematografico nostrano più una nuova scoperta molto interessante, guidati da una sceneggiatura che non presenta sbavature e da una regia precisa e rigorosa al millimetro.
 
Un plauso doveroso va fatto sicuramente alla giovane promessa Gianmarco Franchini che
 
non sfigura accanto a mostri sacri navigati e convince fino all’ultimo frame.
 
Adagio è un action movie crepuscolare che sa farsi anche molto intimo e psicologico.
 
Un film che parla molto di solitudini, di destino avverso, di paternità, di drammi esistenziali che si scontrano con quelli sociali e globali. La vicenda narrata vede contrapporsi una squadra di poliziotti corrotti che cercano di fare soldi facili utilizzando la copertura dell’arma alla quale appartengono, sfidando leggi, utilizzando la leva meschina del ricatto, forti di essere in apparenza e agli occhi esterni dalla parte del giusto, sempre e comunque.
 
Agli antipodi una ex banda di criminali incalliti, un tempo potenti e temuti e ora ridotti a morti che camminano, rinchiusi nel loro dramma di padri sconfitti, di uomini soli, di mariti ripudiati e accettati di nuovo in seno alla famiglia solo per compassione, di vite spezzate e fiaccate dalla malattia fisica e mentale.
 
Sollima è estremamente abile a creare collisioni, intrecci, a mischiare le carte e a non lasciare mai questi opposti schieramenti distanti e impermeabili l’un l’altro, mai protetti da una linea immaginaria invalicabile.
 
Al contrario non è mai tutto nero o bianco, non è mai tutto giusto o sbagliato, non c’è mai una sola verità e non c’è mai nemmeno qualcuno che è esclusivamente un personaggio interamente negativo e viceversa.
 
In tutto questo declino di valori spicca come un fiore che è cresciuto tra le crepe del cemento la generazione dei figli che cercano una propria strada ma sono calamitati verso l’unico esempio che hanno sempre avuto dinnanzi e si perdono rischiando di venire annientati a loro volta.
 
E’ quello che avviene a Manuel, figlio di Daytona (ex capo di una banda di criminali).  Suo malgrado si ritrova coinvolto in un giro più grande di lui mettendo a repentaglio la vita, braccato come un cucciolo dal predatore famelico (Agente Vasco e i suoi colleghi) e protetto invece dall’ ex sodale del padre (Cammello).
 
Lo sfondo, come se la cattiveria e la malvagità umana non potesse coesistere con il bello, si svolge in una Roma che mostra allo spettatore solo il volto in ombra. Appare pericolosa, laida, violenta, grigia e degradata.
 
Su di essa e i suoi abitanti incombe la minaccia concreta di un’apocalisse che si manifesta con cenere e lapilli quasi si fosse sopra un enorme vulcano pronto a rovesciare l’inferno che ha dentro di sé senza risparmiare gli innocenti.
 
Un encomio alla band torinese Subsonica che ha curato la colonna sonora e ha confezionato un suggestivo tappeto musicale su cui si dipana una storia che ha la potenza dirompente di un grido che squarcia il silenzio della notte.
 
Sebbene la trama non presenti tratti di originalità e, per molti aspetti, sia affine ad altri polizieschi anche di recente uscita come “l’ultima notte di Amore” di Andrea Di Stefano in “Adagio” Sollima ha la capacità di sviscerare le vite dei personaggi fino nelle pieghe recondite dell’animo regalando forti emozioni e tenendo sulla corda fino alla fine con sequenze di pura azione adrenalinica, cambi di prospettiva improvvisi ma che si mantengono credibili e repentini colpi di scena dal forte impatto visivo.
 
Sfilano sullo schermo miserie umane, vite che hanno scelto scientemente il male pur non dimenticando il bene e vite che all’apparenza sarebbero specchiate ma nascondono orrori. Personaggi che agiscono strumentalizzando ruoli pubblici per commettere gravi reati.
 
Un film dove lo sguardo gioca un ruolo di estrema importanza e la macchina da presa cattura questi attimi di intensa carica emotiva con una perizia di grande efficacia servendosi anche di simboli catartici (bracciale con incisione e cuffie per l’ascolto della musica) come elemento rafforzativo vincente.
 
Sollima con “Adagio” si conferma cineasta di spessore che è in grado di sfruttare il genere poliziesco arricchendolo di ulteriori elementi per renderlo ancora più coinvolgente e intrigante.
 
David Siena