Un cammino può essere di espiazione, di purificazione, di ringraziamento. In questo racconto è di transizione. Da una condizione di partenza svantaggiata si va verso un nuovo inizio più propizio. La sceneggiatura non brilla affatto per originalità e di storie sul cammino più famoso di Europa ce ne sono davvero tante, di tutti i tipi, spaziando dal documentario al film di genere drammatico e anche comico se pensiamo all' ultima fatica di Checco Zalone con il suo "Buen camino". Del cammino di Santiago, di Compostela e di tutto quello che gira intorno alla figura di San Giacomo, primo pellegrino sulla rotta verso il campo di stelle, è pieno il web, il grande schermo e la letteratura di viaggio. Un viaggio che non è soltanto fisico ma anzi è soprattutto un percorso interiore, una modifica del sentire e del percepire. I protagonisti sono due personaggi distanti per condizione, età anagrafica e percorso di vita ma accomunati dall' essere in un periodo di profonda crisi. Adam, che si chiama come il primo uomo creato, è un ragazzo che ha perpetrato dei reati, è seguito dai servizi sociali e viene obbligato dal giudice tutelare ad intraprendere questo cammino per evitare il riformatorio. Invece Fred è un' insegnante in bournout che ha commesso un errore dando uno schiaffo fisico ad una sua alunna. Due destini che durante il tragitto incontreranno molte altre anime. Il film insiste su più di un luogo comune. Ci sono tutti gli ingredienti scontati che accompagnano questa esperienza. Nonostante questo si arriva in fondo con un senso di pace e per qualcuno comincerà forse anche la voglia di approfondire e magari qualcun'altro maturerà la decisione di affrontare la stessa avventura. Santiago per chi lo fa con convinzione non è una vacanza, non è un allenamento fisico, non è una moda ma è un bisogno e una ricerca che placa la sete di risposte. Alla fine di fronte alla cattedrale che, per bellezza e maestosità lascia senza fiato, è lecito chiedersi se sia tutto finito. In realtà è proprio davanti al portone di questa chiesa che ha inizio il vero viaggio. Solo una volta tornati si farà tesoro di quello che si è deciso di abbandonare, quello che ci si è prefissato di raggiungere. Il cammino diventa per ognuno un metodo per affrontare i tanti problemi della vita. Un passo alla volta, conquista dopo conquista, step by step. Senza fretta, senza chiedere a sé stessi troppo, con il giusto ritmo e la costante perseveranza i traguardi che sembravano impossibili diventano mete raggiungibili. Un film che non ha picchi emotivi elevati, non commuove all' eccesso ma ha il pregio di accompagnare per mano lo spettatore. Chi non conosce questa sensazione sarà incuriosito, chi invece ha provato in prima persona, sulla propria pelle il vento, la pioggia, ha accusato la stanchezza, combattuto con le vesciche, il sole che scotta la pelle, la polvere che infastidisce gli occhi, il sudore, le lacrime e il sangue rivedrà sullo schermo un pezzetto di sé.
Virna Castiglioni