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Home » Recensioni » Lazzaro Felice
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In luogo senza nome e senza tempo è incastonata la tenuta dell’Inviolata. Cascinale, fattoria o chiamatelo come volete, in questo rustico vive una comunità dedita all’agricoltura. I molti componenti di questa famiglia sono ignari della civilizzazione che è lì, a pochi chilometri da loro. Vengono tenuti in scacco dalla Marchesa Alfonsina De Luna (Nicoletta Braschi), la famigerata Regina delle sigarette. Qualsiasi sia la quantità di tabacco che riescono a produrre, non è mai abbastanza per saldare il debito con la Marchesa. In questo podere il ragazzotto più buono e tuttofare si chiama Lazzaro (Adriano Tardiolo, divinamente nella parte). Lui si prodiga giorno e notte per i suoi famigliari, sempre pronti a prenderlo in giro per la sua innata ingenuità, confusa per stupidità. Lazzaro è puro, non sa cos’è la malizia e non potrebbe mai far del male a nessuno. Cosa più importante crede nei legami, nell’amicizia e nella generosità. Per farla breve: si fida degli esseri umani. Istaura un forte legame con Tancredi (Luca Chikovani/Tommaso Ragno), il figlio della sua aguzzina. Lo aiuta ad inscenare un finto sequestro, nascondendolo in luogo amico e sicuro. Il giovane borghese è viziato e pretenzioso. La loro è un’amicizia vera, che andrà oltre il tempo e le bugie. Così salda da portare Lazzaro, dopo avvenimenti a dir poco da fuochi d’artificio, in città alla ricerca del suo migliore amico.
 
Alice Rohrwacher scrive e dirige quest’opera selezionata per il concorso del Festival di Cannes edizione 71. Ci ha preso gusto, la giovane regista toscana, per la terza volta sulla Croisette: prima con Corpo Celeste (Quinzaine des réalisateurs nel 2011) e poi con Le Meraviglie (Gran Premio della Giuria a Cannes 2014). Lazzaro Felice è legato indissolubilmente ai suoi due predecessori. Accumunati da una corda robusta, che ha i suoi nodi più saldi nella critica alle istituzioni, nell’evidenza della genuinità di un mondo non guastato dal moderno e nell’essere sempre vicino alle persone, mettendo al primo posto il loro modo di essere. Meritatamente quest’anno, si porta a casa dal Festival francese, il premio per la miglior sceneggiatura: impeccabile la gestione dei personaggi in un contesto di realismo magico che non va mai alla deriva, giustificando e concretizzando le intenzioni iniziali della parabola. 
 
Non delude Alice Rohrwacher riproponendoci la sua poetica della meraviglia, tanto cara al maestro Cesare Zavattini. Usando la storia di San Francesco ed il lupo e di come il canide ebbe pietà del Santo, mette in scena un Lazzaro purificatore dell’umanità, in grado di andare oltre il tempo ed il male. La Marchesa Alfonsina De Luna afferma con estremo vigore: Gli esseri umani sono come delle bestie, liberarli vuol dire renderli consci della propria condizione di schiavitù”. Lazzaro parifica le diversità. La sua bolla magica entra prepotentemente nella realtà. Il suo è un altruismo vero e sconfinato. Anche la persona più improbabile e povera (nell’aspetto) può essere l’inaspettata pedina, che ci può risolvere l’esistenza (anche al ricco finito in disgrazia). 
Fiore all’occhiello del film è l’amicizia che accomuna Lazzaro e Tancredi; fratellanza indissolubile, ciclica in eterno, lontana da regole sociali. Loro non si etichettano, sono amici e quindi sono salvi. 
 
Lazzaro felice è portatore sano di bene, non importa se surreale od utopico. O che sia, non troppo velatamente, una critica politico-sociale. E’ sicuramente qualcosa di già visto, ma piacevole e costruttivo. Buona la forma, perfettamente integrata tra le condizioni rurali e l’immagine della grande città depressa, in palese stato di disagio e difficoltà. 
 

 

David Siena

 

  • Regia: Alice Rohrwacher
  • Paese: Italia, Svizzera, Francia, Germania, 2018.
  • Genere: Drammatico
  • Durata: 130"
  • Cast: Adriano Tardiolo, Alba Rohrwacher, Nicoletta Braschi, Luca Chikovani, Sergi López, Natalino Balasso. Tommaso Ragno, Agnese Graziani.
  • Valutazione: 4

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