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Dracula. L'amore perduto

Mercoledì 29 Ottobre 2025 23:44

Sfarzosità, stile barocco, costumi e scenografie degne di un teatro di posa. Cast in stato di grazia per un Maestro che centellina i suoi lavori ma ogni volta lascia il segno. La storia è nota, anzi arcinota, e ogni tanto qualche cineasta si cimenta con la narrazione di questa storia leggendaria che esercita sempre un grande fascino sul pubblico. Il Conte di Valacchia ha una predilezione per il sangue, dorme in una bara, non sopporta i raggi diretti del sole, non ama l'aglio, nemmeno le croci e i simboli religiosi ma è estremamente affascinante, bello e dannato. Quello che non sempre viene indagato è il perché ha bisogno di nutrirsi di sangue e rifugge con tutte le sue forze simboli sacri. È stato maledetto e, pur volendo morire, è destinato invece a vagare per l'eternità. Era sposato, era innamorato, era devoto di Elisabetta, il suo unico,grande,vero amore. Prima di andare in battaglia chiede a Dio, per interposta persona del vescovo, che gli si risparmi di perdere l'adorata consorte. Il patto infranto è la morte stessa. Niente ha più senso. Per 400 anni cerca e ricerca la sua amata, reincarnata. La regia muove più piani temporali con la grazia e la naturalezza di chi non teme di risultare incoerente o poco realistico. Il passato rivive nel presente e il presente è specchio del passato in un girotondo di scene che spiegano gli antefatti e ricostruiscono le motivazioni senza tediare lo spettatore.

È tutto convincente. Noiose invece appaiono le battaglie perché Besson sceglie di iniziare il racconto inserendo anche un po' di Storia e fa combattere il Conte contro i musulmani che minacciano la cristianità di cui la Romania è l' ultimo avamposto occidentale. Non ci sarebbe niente di male ma l' insieme degli scontri sembra un inserimento posticcio, poco fluido all' interno del racconto. 

Poi, il conte si sdoppia fra l'essere uomo comune e la sua natura vampiresca.

Quando il personaggio è completamente destituito dalla sua aura di demone, spettro questo Dracula è irresistibile. Porta su di sé i segni del dolore, del tormento, dell' abbandono, del rimpianto, del rimorso. È una tensione costante e continua verso il bene amato che gli è stato strappato dal destino. Un uomo che impazzisce di amore e rinnega Dio, il suo Dio per il quale ha combattuto e rischiato la vita. La condanna di vivere senza amore è morte anche se si continua a respirare. L' atmosfera gotica è ricostruita fin nei minimi dettagli e ci immerge in un mondo oscuro che non fa paura ma, al contrario, ci stimola costantemente alla comprensione. Vedendo le scelte di questo Principe alla ricerca della sua Principessa non possiamo fare altro che immedesimarci con lui e supportarlo nelle sue azioni. Anche quando fa del male perché tutto è riconducibile ad un bene superiore.

Al netto di paragoni con chi lo ha preceduto nella narrazione di questo mito, Besson mostra un suo originale Dracula che ha molto da dire sul piano umano e, facendolo interpretare a Caleb Landry Jones dal fascino magnetico e dalla recitazione teatrale, centra l' obiettivo di restituire un racconto romantico, gotico, storico fondendo più generi che lasciano la sensazione che si sia approfondito un personaggio scandagliando tutti i lati possibili della sua figura. Questo Dracula non fa paura, non incute timore, non esercita ribrezzo ma, al contrario, incute rispetto, fa innamorare perché chiunque nella sua vita terrena vorrebbe incontrare chi ci professa amore non solo a parole ma con i fatti rimanendoci fedele oltre la morte, rispettandoci e amandoci spiritualmente come solo chi ha un animo sensibile può fare. 

Una storia di romanticismo ante litteram che scalda i cuori e ci fa comprendere come le apparenze possano nascondere drammi profondi che ne giustificano i mezzi poco ortodossi scelti per cercare di superarli.

Virna Castiglioni

Bugonia

Domenica 07 Settembre 2025 17:25
Già presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, questo Bugonia si inserisce nella ultimamente molto prolifica cinematografia del regista greco, che si appoggia ancora una volta a quella che sta diventando ufficialmente la sua attrice feticcio, Emma Stone.
Qui la sua musa americana interpreta l'amministratore delegato di una multinazionale, la tipica corporation senza scrupoli spesso accusata di non badare ai diritti dei lavoratori e di inquinare a piacimento. 
È con questa convinzione piantata in testa che due fratelli, interpretati da Jesse Plemons (al ritorno con Lanthimos dopo Kinds of Kindness) e l'esordiente Aiden Delbis, decidono di rapire la dirigente; i loro scopi sono sicuramente obbligare l'azienda a dare una sterzata alla direzione, ma già che ci sono pensano anche di fermare un'invasione aliena, perchè la responsabile in questione, secondo loro, ha tutta l'aria di essere l'araldo di una razza extraterrestre che sta portando avanti i suoi scopi per estinguere l'umanità. 
Una premessa delirante di questo tipo pone delle basi per uno sviluppo imprevedibile e sopra ogni riga, e infatti non stupisce che l'ispirazione di questo drammatico sci-fi sia coreana, abituati come solo loro riescono a fare a unire critica sociale, commedia, grottesco e violenza in un'unica ricetta pulp.
Sono gli ingredienti perfetti anche per un regista come Lanthimos, ed è incredibile come, nonostante tutti i suoi film, riesca a insinuarsi nello spettatore con le stesse sonorità e i picchi espliciti a cui ci ha abituati.
In questo Bugonia la sua autorialità ha libero sfogo, la sua è una mano ormai matura, che pesca a piene mani da tutto il suo repertorio e si prende ogni rischio nel giocare coi suoi personaggi, aiutato ovviamente da delle performance di attori in grande spolvero. 
Gioca anche con lo spettatore, che rimane sospeso nell'incredulità di una situazione volutamente ambigua, al confine di quella surrealtà da cui puoi aspettarti qualsiasi risultato.
Il contorno, invece, è una messa in scena colorata, satura, luminosa, come nelle parti più fiabesche di Povere Creature, opera che gli ha consentito di fare un deciso passo avanti anche da un punto di vista prettamente estetico.
In chiusura si può solo dire che ormai Lanthimos è una sicurezza; non sarà il suo capolavoro, non sarà tagliente come i suoi primi lavori, ma è un regista che in un contesto del genere, e non solo, va sempre e assolutamente visto.
 
Omar Mourad Agha

Cime Tempestose

Venerdì 13 Febbraio 2026 18:41

Partire da un capolavoro letterario dell'Ottocento e farne un film che parli il linguaggio moderno senza però snaturare l'originale è impresa sempre ardua. Ci prova ora la regista Emerald Fennell che sceglie due attori dalla chimica evidente per portare sul grande schermo la storia d'amore tormentata fra due amanti destinati a soffrire. Heathcliff era un trovatello salvato dal padre di Catherine Earnshaw. Rozzo, selvaggio ma dal fascino irrestibile. Conquista da subito il cuore della giovane bambina. È lei stessa ad ammettere più a se stessa che agli altri che di qualunque cosa sia composta la loro anima è per entrambi la stessa cosa. Quando però cresce e diventa una donna bellissima la sua brama di vivere una vita agiata la farà propendere per sposare il vicino ricco anche senza provare quella passione bruciante. Per andare sposa di un buon partito non serve anche l'amore. Nell' Ottocento sicuramente era così ma anche oggi non è tanto diverso. È però quasi immediato il suo pentimento. Il suo corpo reclama atre mani e il suo cuore accelera i battiti per un altro nome. Heathcliff però oltre ad essere bello e irresistibile è anche orgoglioso e poco incline al perdono. Si allontana, nessuno sa più nulla di lui per molto tempo. Torna sempre irresistibile ma questa volta anche ricco. Ricompare solo per imbastire la sua vendetta che sarà spietata. Eppure quel desiderio e quell'amore mai sopito non riuscirà a tenerlo distante dalla sua amata. Margot Robbie incarna perfettamente la donna che ha bisogno di una protezione. Se non può più essere quella del padre le sue mire saranno presto indirizzate al vicino ricco che è istruito e ha modi gentili. Sa di non amarlo ma sposare un uomo rozzo e volgare la farebbe sentire degradata. La sua fidata ancella non le sarà davvero alleata e le procurerà un sommo dolore. Il più grande dolore. L' origine della sua infelicità eterna. In questo film che si mantiene all' interno di una durata accettabile l' unica vera cosa che funziona è la complicità fra i due attori protagonisti. Margot Robbie e Jacob Elordi sono così belli e affiatati che sanno rendere credibile la passione totalizzante che li consuma. Molto più brava la Robbie di un Elordi che deve ancora maturare come attore. Il resto è un polpettone indigesto che commette anche più di un imprecisione e tralascia ampi pezzi di storia. Un tentativo di trasporre nella contemporaneità una storia profondamente legata al periodo storico alla quale è collegata che non raggiunge del tutto il risultato. Rimane un film che potrà piacere alle nuove generazioni che non si saranno regalati il privilegio della lettura del capolavoro letterario ma che deluderà chi ha qualche capello bianco. Chi ha amato il libro rimarrà deluso dall'assistere al tentativo di volere a tutti i costi svecchiare una storia che era già perfetta così come era stata pensata da Emily Bronte. Dove la passione che va a braccetto con la distruzione è si il punto nevralgico della storia ma non è tutto. La vicenda amorosa è circondata da altri aspetti che non vengono presi in considerazione. Lasciati sullo sfondo senza la giusta importanza. Ed è un peccato perché per il resto il film è davvero notevole. Bella la fotografia, sontuosa la scenografia, opulenti i costumi, avvolgente la colonna sonora. Non è tutto da buttare. Anzi c'è molto da elogiare in questo ennesimo tentativo di fare rivivere un classico. Per rendergli il giusto omaggio bisognerebbe però rispettare il periodo storico nel quale è nato e non snaturare il contesto nel quale è stato inserito perché non è una mera appendice ma è la cornice che ne esalta il quadro.

Virna Castiglioni

No Other Choice

Giovedì 11 Settembre 2025 22:48
A 20 anni di distanza dalla precedente occasione, il regista Park Chan-Wook torna al Lido e porta la sua autorialità nel concorso di Venezia 82.
Lo fa adattando il romanzo The Ax di Donald E. Westlake, una dura critica dell'ideologia capitalista e consumista, in questo caso ambientata nella moderna Corea del Sud.
Il protagonista è Man-Soo, un dirigente di una cartiera che perde improvvisamente il lavoro in seguito a una ristrutturazione aziendale. In preda allo sconforto e per l'onta di essere disoccupato, elabora un diabolico piano per impedire a qualsiasi altro candidato di usurpare il suo posto di lavoro.
Famoso per l'iconica Trilogia della Vendetta (Sympathy for Mr. Vengeance, Oldboy e Lady Vengeance), Park Chan-Wook rimane fedele ai suoi temi di rivalsa sociale e personale, con delle situazioni che mettono sempre a dura prova ogni tipo di convenzione etica.
Se il motore delle opere precedenti erano soprusi e abusi prettamente personali, il nostro Man-Soo si scontra con uno altro modello culturale molto radicato in Estremo Oriente, cioè quello della propria immagine professionale. In un ambiente dove il confine tra vita privata e lavorativa sfuma inesorabilmente verso quest'ultima, risulta inevitabile perdere ogni orientamento morale di fronte a un'ingiustizia che scuote così nel profondo.
Anche se un contesto di questo tipo sembra distante da una società occidentale come la nostra, dove per fortuna è più semplice differenziare i vari aspetti della nostra vita, possiamo trovare una certa vicinanza con la massimizzazione dei profitti che anche qua ha messo radici. 
E' un protagonista che viene spinto sempre più ai limiti dalla mano abile del cineasta coreano. Il suo è un cinema che ama concentrare generi, unire dramma e umorismo senza soluzione di continuità, condito da sprazzi di violenza viscerale e improvvisa. 
Collante di questa unione è un montaggio sempre preciso e ritmato, che incastra con maestria una coreografia di situazioni surreali.
Questo No Other Choice è un film che trasporta in un turbine di circostanze assurde, si inventa e reinventa come i suoi personaggi. Siamo spronati a tifare per loro, ridere e a rimanere col fiato sospeso, sentendoci comunque parte di un ingranaggio lubrificato alla perfezione, e alla fine sono tante le immagini che affollano i nostri pensieri.
 
Omar Mourad Agha
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