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Home » Recensioni » La voce di Hind Rajab
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18 Ott

Un film documento che testimonia, senza paura di smentita, in quanto si avvale di registrazioni audio, l' orrore subito nel gennaio del 2024 da una famiglia di palestinesi messi in fuga dall' esercito israeliano. La voce infantile, impaurita ma dolcissima di Handoon riecheggia ben oltre i titoli di coda in un loop di sofferenza al quale si è chiamati ad assistere. Presentato al recente Festival del Cinema di Venezia e vincitore del Leone d'argento, questo film che si basa prevalentemente su fatti documentati, è un pugno allo stomaco e una testimonianza di quanto orrore possa commettere e perpetrare l' essere umano nei confronti di suoi simili. Nemmeno la voce stanca, impaurita e supplichevole di una bambina di appena cinque anni riesce a fermare un massacro che annunciato e iniziato non vede estinguersi nemmeno dopo che l'intero mondo civile ne abbia chiesto a gran voce la fine. La regia che rimane all' interno della sede della mezzaluna rossa palestinese indugia sui visi terrei e nervosi dello staff che mentre rimane in collegamento audio con la bambina, unica sopravvissuta all' interno di un auto crivellata di colpi (ben più di 300 ne saranno identificati), cerca disperatamente di ottenere un lasciapassare affinché i soccorsi possano percorrere una strada che a soli 8 minuti può portare in salvo chi innocente vuole solo essere portata via, lontano. "Vienimi a prendere" è la frase che questa bambina pronuncia indefessa ogni volta che le si rivolge una domanda. Ha paura del buio, mentre scende la sera e vede intorno a sé solo familiari che non si svegliano, coperti di sangue. Concitato, frenetico, sempre più incalzante il dialogo fra operatori in prima linea, gestori del coordinamento, psicologi e la madre della piccola che non si trovava con lei al momento dell' accerchiamento. La chiamata di soccorso giunge da uno zio che si trova in Germania e chiede di intervenire per la nipote che illesa si trova però sotto il fuoco dell' esercito di Israele, dopo che la cugina che ha dato l' allarme è deceduta. Cieco, sordo, spietato, cinico l' esercito israeliano ascolta senza criterio alcuno e minima umanità ordini che esegue incurante di chi, possa soccombere, senza colpe. Dall' altra parte un manipolo di personale che con mani legate tenta l' impossibile e deve anche salvaguardare la vita preziosa di chi si muove per prestare soccorso. 111 minuti di raccapriccio e dolore che non cessa nemmeno quando le immagini ripropongono la stessa bambina felice, prima che scoppiasse l'inferno a Gaza, mentre gioca sulla spiaggia insieme al suo fratellino e vive come deve essere "la felicità dell' infanzia". Proprio questo nome porta la scuola materna che frequenta ma che non sarà per lei ancora giardino di giochi al quale tornare spensierata.

Il film non ha precedenti nella storia della cinematografia in quanto ha una commistione fra documenti reali e parti recitate e sceneggiate ma che si basano su fatti realmente accaduti esattamente per come si sono svolti nella stessa medesima sequenza. Importante la produzione che vede impegnati nomi altisonanti di attori che oltre all' impegno economico fanno da cassa di risonanza mediatica per un film che ha appena iniziato la sua corsa ma si auspica possa avere una distribuzione capillare e un'eco mediatica di livello mondiale. Il sacrificio supremo di chi aveva l' unico e solo diritto di essere tratto in salvo non può rimanere un grido isolato in un mondo che non ferma la mano armata nemmeno quando è evidente che sia tutto sbagliato.

Virna Castiglioni

 

  • Regia: Kawthar Ibn Haniyya
  • Paese: Tunisia/Francia, 2025
  • Genere: Drammatico
  • Durata: 89'
  • Cast: Saja Al-Kilani, Clara Khur, Motaz Malhees, Amir Hulayhil
  • Valutazione: 5
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