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08 Gen

Il ragazzo con la bicicletta

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Sono passati 16 anni dall’arrivo in Italia del primo indimenticabile film dei fratelli belgi.

Allora il giovanissimo biondo protagonista si ribellava alle maniere del padre, piccolo imprenditore edile che sfruttava la manovalanza nera senza troppi scrupoli.

Lui ora diventa “padre” per crescita anagrafica di Cyril “roscietto” protagonista del nuovo film presentato a Cannes pochi giorni fa e che ieri sera ho avuto il piacere e l’emozione di vedere all’Alcazar.

Il padre assente, vigliacco e debole che rinuncia a vedere il figlio pur lavorando nella stessa piccola cittadina. Non ce la fa a tenerlo con se, preferisce lasciarlo in istituto e nemmeno il fine settimana riesce a trovare la forza di andarlo a prendere.

Quindi come in tutti i film dei fratelli Dardenne il solitario, emarginato e abbandonato è il giovane/giovanissimo protagonista con la sua bicicletta con la quale corre, sa stare in sour-place, sfoga la sua giovane energia.

Se però nelle opere precedenti niente interveniva in aiuto del disadattato di turno che doveva completare fino in fondo il percorso di “espiazione” essendo tutto affidato alla triste e spesso tragica realtà, ecco che nel nuovo film “interviene” una persona, una donna, che non ha problemi particolari: una parrucchiera fra l’altro bella, che ha il suo compagno fra l’altro bello, lavora con dignità e soddisfazione... arriva per “contatto” in una sala d’attesa quasi per caso.

Sembrerebbe proprio la “fatina buona” che aiuta Pinocchio e altri indizi possono condurci a questa lettura del film a cominciare dalla ricerca disperata del ragazzo di papà/Geppetto, agli agguati e ai furti di bicicletta organizzati causati dal Gatto e la Volpe che poi offrono la loro “falsa amicizia” per sfruttare l’ingenuità e la rabbia di Cyril.

C’è comunque di fondo l’analisi freudiana della ricerca della figura maschile per Cyril, solo alla fine capirà quanto una signora fosse anche una donna sconosciuta sia dotata di quella sensibilità e di quella carica di affetto incondizionato dei quali Cyril/Pinocchio ha estremamente bisogno.

Sarà difficile che per la terza volta i fratelli Dardenne si aggiudichino la Palma d’oro a Cannes ma io li premio personalmente per questo film per quanto di profondo ed essenziale riescono a trasmettere con le loro immagini così naturali, poetiche, autentiche.

Da “La promesse” del 1995 li considero i soli degni eredi dell’opera di Robert Bresson... a distanza di sedici anni confermo la mia convinzione.

Marco Castrichella

 

  • Regia: di Jean-Pierre & Luc Dardenne
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