Maccio Capatonda nel ruolo di un uomo normale alle prese con la famiglia che si sta allargando, un lavoro che gli consente di vivere bene e meglio il suo tempo e una serie di esperienze surreali che fanno ridere davvero. Abbandonato ormai il cinema dei casi umani Maccio approda nel film di Moltrasio da protagonista assoluto. Una storia che principalmente fa ridere ma che parla anche di un fenomeno di costume prima idealizzato ma con il passare del tempo sempre più demolito. In questo caso viene trattato e vivisezionato il concetto di Smart working evidenziando i difetti, enfatizzando i contro, mettendo in guardia dall' incensare uno strumento che doveva essere di liberazione per l' uomo medio e invece si rivela spesso una trappola che miete più di una vittima. I tempi comici funzionano. La sintonia del cast che fa da corollario al protagonista è buona. La storia è narrata in un tempo giusto. Anche il finale continua a stupire per il divertimento che suscita.
Apparentemente privo di difetti se proprio se ne deve trovare uno questo è sicuramente la mancanza esplicita di morale. Si tende a rimanere troppo superficiali e spesso anche a cavalcare il solito schema. È nel complesso un buon film comico che soddisfa e si distingue per l' originalità. Scegliere un tema così attuale e passarlo sotto la lente dell' ironia e della commedia non era operazione scontata e semplice ma Moltrasio, nel duplice ruolo di regista e attore, ha dimostrato di aver trovato un tema nelle sue corde.
La coralità si perde un po' ma è un problema minore. I personaggi principali godono di un' ottima scrittura e sono il vero traino della pellicola.
Virna Castiglioni