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Sunny Dancer

Domenica 30 Agosto 2026 21:48 Pubblicato in Recensioni
"Il cancro è una gran botta sulle tette" e fa male ma si può trovare il modo per non abbattersi e continuare la propria storia. Un film che racconta un' estate, quattro settimane agostane di campo estivo per ragazzi. Un campo particolare dedicato esclusivamente ai malati o ex malati oncologici. Ivy è restia a partire. È in remissione da dieci settimane e ha un equilibrio ancora molto delicato. È un' adolescente. La sua camera è una tana dove rifugiarsi, nascondersi e lasciare tutto il mondo fuori. I genitori però sono una coppia giovane, aperta che la sprona a vivere tutto, a fare molteplici esperienze comprese quelle sessuali che non sono un tabù. Un po' convinta e un po' recalcitrante Ivy parte e il campo si rivela, a dispetto delle aspettative, una piacevole sorpresa. Un gruppo di ragazzi la accoglie calorosamente, la compagna di stanza diventa la sorella che non ha mai avuto, il primo amore è pronto a farle vivere una favola. Il pregio maggiore della pellicola è raccontare una storia normale di amicizia e amore adolescenziale in un contesto difficile senza per questo perdere il focus sul tema principale. Assistiamo a dinamiche e azioni che non si discostano per nulla dalle tipiche scorribande di un gruppo di amici adolescenti sani. La malattia non fa rumore, non disturba ma arriva senza nessun preavviso. Un controllo in ospedale è un viaggio senza ritorno e un passaggio di vita per Ivy che perderà il primo fidanzatino, si confronterà con la perdita ma anche con la consapevolezza che dal cancro non si guarisce per sempre ma fino a quando non decide di ripresentarsi come un ospite sgradito senza invito. Il cast funziona, tutti sono in parte. Quello che non convince fino in fondo è il finale che appare scontato per raccontare il dramma alla ricerca della lacrima a tutti i costi e un dispiegarsi degli avvenimenti che a volte appare frettoloso.
Si corre per giungere alle conclusioni. La pellicola in alcuni momenti accelera per poi rallentare fino quasi a fermarsi. Il finale quando arriva poi non è un vero finale. Si vive nel ricordo di quello che è stato e il futuro è una tela bianca su cui imprimere ancora tutti i colori come le foto che hanno invece catturato i momenti felici passati. Un film che parla di malattia, morte ma con la speranza che si può sopravvivere al lutto più grande con coraggio e volendosi ancora bene. Un giorno sarà duro, un giorno si starà meglio, un giorno ancora sarà buio completo e poi di nuovo la luce rischiarerà e porterà conforto. È importante vivere come se non si fosse malati. Imparare ad apprezzare ogni piccola cosa perché quando si sta male si pagherebbe oro per poter fare quello che ci sembra insignificante o non all' altezza delle nostre aspettative. Questo messaggio accompagna ogni frame della piccola e rimane impresso nello spettatore ben oltre i titoli di coda. Per un film che affronta il tema della malattia in età giovanissima è un ottimo biglietto da visita.
 
Virna Castiglioni

Oceania

Giovedì 20 Agosto 2026 21:42 Pubblicato in Recensioni
Un film Disney che ha tutti le caratteristiche migliori della famiglia. Una trama facile da seguire ma che veicola una serie di messaggi positivi. La contrapposizione bene/male che riguarda un personaggio che da egoista si trasformerà in un forte e consapevole alleato. Un film per ragazzi ma che coinvolge anche il pubblico adulto con la tematica ambientale, il rispetto della natura, il passaggio generazionale. In un mondo che, mentre insegue la pace sprofonda sempre più nella guerra, questa storia ricca di significato è una carezza che fa bene al cuore. Vaiana è la semplicità che vince sulla forza bruta. La risposta della purezza e della bellezza per salvare il mondo. Stupende le immagini di trasformazione. Ottima la fotografia. Passaggi rapidi che con una fluidità impressionante cambiano l'immagine senza far percepire artificiosità.
Impressionanti i titoli di coda che diventano un film nel film. Tantissime maestranze coinvolte. Una serie lunghissima di credits che sono accompagnati dalle musiche del film stesso. Un lasciare il pubblico un po' alla volta ricordandosi di chi ha reso possibile questa magia sul grande schermo per la gioia dei bambini, degli ormai adolescenti che ritroveranno la loro beniamina e degli adulti che mentre accompagneranno i figli verranno intrattenuti da una storia evergreen che abbraccia diverse generazioni. Un racconto che a distanza di dieci anni esatti non ha perso in freschezza. Vincente soprattutto la scelta registica di non cambiare nulla della storia originale. Con la scelta anche di un cast che ricorda le fattezze dei personaggi del cartone animato non rischia di deludere chi si era affezionato e non avrebbe voluto una versione interpretata e diversa dalla trama del film di animazione. Anche le canzoni sono le stesse e in questo modo il ritorno nostalgico è assicurato. Chi non conosce la versione originale non è escluso da questo remake in live action ma scoprirà semplicemente una bella storia ancora molto attuale. Un film forse poco coraggioso e che non osa per non sbagliare. Si mantiene cauto cavalcando l' onda del grande successo sperando di replicare. 
 
Virna Castiglioni
 

L'hangar rosso

Giovedì 09 Luglio 2026 21:35 Pubblicato in Recensioni
La dittatura militare in Cile seguita ad un golpe è una pagina buia della storia del Paese sudamericano. Già molto esplorata dalla cinematografia. In questo caso, un regista giovane alla sua prima prova nel lungometraggio, confeziona un racconto severo e rigoroso. Conciso, sintetico ma forte e potente allo stesso tempo. È un' indagine tesa quella mostrata da Sallato sul rovello interiore di un uomo che ha sempre fatto il suo dovere ed è un professionista stimato e rispettato. Ora si sente in trappola, schiacciato fra due imperativi. Uno intrinseco che lo vede perseverare nel rispetto che deve a sé stesso prima che a tutti gli altri nel non tradire i suoi valori e quello esterno di un militare qual è che deve obbedienza verso gli ordini emanati dai suoi superiori anche quando non li ritiene giusti o sono oggettivamente sbagliati. 
Nell' ordine militare la gerarchia è tutto. La catena del comando è stringente. Non ammette dinieghi o deroghe improvvise. Signorsi va detto anche quando si vorrebbe fare il contrario. Ma non è così per tutti. Per coloro che hanno una coscienza ferrea prestare il fianco a coloro che, con prepotenza hanno preso il comando, è intollerabile e, anche alla lunga, impossibile. 
Chi ha la schiena dritta non si piega. Le inquadrature che si fanno via via più strette, quasi a scovare nelle pieghe della pelle i minimi cedimenti, riescono a restituire allo spettatore il travaglio al quale l' uomo e il militare sono sottoposti. Una infinita gamma di sfumature grigie in un bianco e nero raffinato che accentua la dicotomia fra bene e male, giusto e sbagliato. La linea d'ombra si riduce sempre più fino a scomparire. Tutto diventa chiaro o scuro. La luce arriva dal profondo di un uomo che ha cercato di stare ai margini sperando in una risoluzione breve ma che lo ha portato all' esilio forzato per sottrarsi ad una carneficina. 
Interessante il punto di vista scelto dal regista, già navigato documentarista, che affronta un tema già ampiamente esplorato ma non lo fa dal punto di vista delle vittime ma interroga la coscienza di un uomo di Stato che vede cambiare lo scenario politico e si trova di fronte ad un bivio morale che lo pone in una situazione di difficoltà estrema. Combattuto fra una posizione di comando e prestigio e il suo sistema valoriale che vacilla sotto il peso degli eventi. Il capitano dell' aeronautica Jorge Silva resta un uomo pensante che continua ad interrogarsi e non cede ad imboccare la strada più semplice ma si smarca dall' essere complice in una dittatura spietata. 
Il racconto del golpe militare non viene indagato. Rimane sempre ai margini. Sullo sfondo. Sallato sembra dirci, con questa scelta, che non serve rammentare i fatti dell' 11 settembre 1973 quando Pinochet rovescerà il governo democraticamente eletto di Salvador Allende per istituire, con l' avallo e la protezione degli Stati Uniti di America, una dittatura militare che prenderà in ostaggio il Paese fino al 1990. Troppo nota e già ampiamente documentata. Con questo film si scopre che anche all' interno del potere militare non tutti la pensavano allo stesso modo e qualcuno ha avuto il coraggio di dissentire, pagando conseguenze personali onerose. Altro plauso all' opera prima di Sallato va alla capacità di fare respirare violenza e repressione allo spettatore senza mai mostrarla direttamente. La comprime nell' espressione turbata di chi ha il compito di assecondarla perché fa parte di un' apparato che, per costituzione serve il potere, anche quando arriva non per volontà democratica ma si impone con la forza brutale delle armi. 
 
Virna Castiglioni

Un bel giorno

Giovedì 30 Aprile 2026 21:32 Pubblicato in Recensioni

Un film decisamente divertente, leggero, che scorre Senza intoppi fra una battuta e l'altra. Una storia poco originale ma furba per riuscire a parlare dei nostri tempi, dei nostri giorni, così incasinati e anche così strambi. Strano, a volte,  è il destino che unisce due persone con un passato simile. Tommaso è vedovo con quattro figlie e un cane anch'essa femmina. Lara invece è una donna abbandonata con tre figli maschi di cui uno diversamente abile e un gatto. Una storia d'amore che tra alti e bassi troverà la sua strada. Splendida performance di Fabio De Luigi che ne cura anche la regia. Anche Virginia Raffaele in parte ma, a onore del vero, non si discosta molto dall' interpretazione del solito personaggio che le riesce bene. Donna forte, indipendente, disillusa e un po' rassegnata. Fondamentali i personaggi minori. I rispettivi figli supportano e reggono una trama che è abbastanza semplice e lineare, senza particolari colpi di scena. Un film che ricorda un po', senza averne lontanamente la stessa intensità, "Captain fantastic" anche per la particolarità di una bambina sveglia che ama tirare con l'arco. Un film corale che intrattiene, è scorrevole, non annoia e, mentre fa ridere, riesce anche a parlare di bullismo, disabilità, coppie scoppiate, famiglie allargate, lavori impegnativi che si incastrano con gli oneri familiari, madri invadenti, figli ingombranti. Un po' troppo presenti invece alcune macchiette che rischiano di essere troppo ripetitive. La coppia di clienti appare troppe volte in contesti diversi e alla lunga stanca perché non apporta nulla di nuovo. Un film per famiglie, senza troppe aspettative, ideale per una serata spensierata che faccia divertire tutti. Nella semplicità di un racconto familiare tanti piccoli momenti di vita vera che nella loro verità appaiono anche buffi e surreali quasi esagerati e poco normali. Invece la vita vera è proprio un equilibrio sopra la follia per citare il testo di una bellissima canzone.

Virna Castiglioni