Fuoritraccia

Newsletter

Messaggio
  • EU e-Privacy Directive

    This website uses cookies to manage authentication, navigation, and other functions. By using our website, you agree that we can place these types of cookies on your device.

    View e-Privacy Directive Documents

Home » News » Info
A+ R A-
Info

Info

E-mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Smart Working

Sabato 20 Giugno 2026 21:27 Pubblicato in Recensioni
Maccio Capatonda nel ruolo di un uomo normale alle prese con la famiglia che si sta allargando, un lavoro che gli consente di vivere bene e meglio il suo tempo e una serie di esperienze surreali che fanno ridere davvero. Abbandonato ormai il cinema dei casi umani Maccio approda nel film di Moltrasio da protagonista assoluto. Una storia che principalmente fa ridere ma che parla anche di un fenomeno di costume prima idealizzato ma con il passare del tempo sempre più demolito. In questo caso viene trattato e vivisezionato il concetto di Smart working evidenziando i difetti, enfatizzando i contro, mettendo in guardia dall' incensare uno strumento che doveva essere di liberazione per l' uomo medio e invece si rivela spesso una trappola che miete più di una vittima. I tempi comici funzionano. La sintonia del cast che fa da corollario al protagonista è buona. La storia è narrata in un tempo giusto. Anche il finale continua a stupire per il divertimento che suscita.
Apparentemente privo di difetti se proprio se ne deve trovare uno questo è sicuramente la mancanza esplicita di morale. Si tende a rimanere troppo superficiali e spesso anche a cavalcare il solito schema. È nel complesso un buon film comico che soddisfa e si distingue per l' originalità. Scegliere un tema così attuale e passarlo sotto la lente dell' ironia e della commedia non era operazione scontata e semplice ma Moltrasio, nel duplice ruolo di regista e attore, ha dimostrato di aver trovato un tema nelle sue corde. 
La coralità si perde un po' ma è un problema minore. I personaggi principali godono di un' ottima scrittura e sono il vero traino della pellicola. 
 
Virna Castiglioni

Le bambine

Martedì 30 Giugno 2026 21:22 Pubblicato in Recensioni
Questo racconto è carta vetrata che escoria la pelle. Ruvido e spietato ma con aperture di estrema dolcezza e umanità. I personaggi godono di una scrittura puntuale, precisa che riesce a renderli indimenticabili. Uno fra quelli meglio caratterizzati è il baby sitter Carlino che rappresenta la madre accudente e il padre protettivo, la sorella e il fratello più grandi, il compagno di giochi. Agisce più ruoli, assorbendo e assumendo su di sé le dimenticanze di coloro che lo circondano, distratti o incapaci. Le tre bambine, guidate da una regia ferrea, sono perfette nell' incarnare tre età differenti. Linda, la più piccola, è investita da una maturità che non corrisponde alla sua età anagrafica. Per circostanze avverse è costretta a fare da mamma alla sua vera madre. Le parolacce che affiorano spesso sulla sua bocca non appaiono mai volgari ma assomigliano a preghiere che ripetute ad alta voce come mantra diventano un talismano per schermarla dai demoni. 
La nonna è una figura ambigua in bilico fra l' amore e la premura per la figlia e la nipote e lo hybris che regala la ricchezza materiale di sentirsi in potere di comprare tutto, anche la felicità per sé stessi e gli altri. Non è mai stato così, non è mai così, non lo sarà mai. 
Un film che oscilla fra due poli. Da un lato l'angoscia che suscita un racconto nero, cupo. Dall' altra parte sono molteplici i momenti in cui prevale una luce intensa e tutto diviene lieve, quasi magico. Una favola rosa.
Bellissima la ricostruzione del periodo storico nel quale sono ambientate le vicende. Gli anni novanta, con i vestiti glitter, i trucchi vistosi, le minigonne e gli outfit appariscenti. La colonna sonora che riprende le hit del periodo. Ligabue, Battiato aggiungono un tocco di poesia quando il racconto si fa più duro. Si citano anche fatti di cronaca che hanno segnato quegli anni. L' assassinio di Gianni Versace e la morte della Principessa Diana del Galles. Due avvenimenti che sono rimasti impressi nella memoria collettiva. Come per l' 11 settembre tutti siamo in grado di ricordare cosa stavamo facendo in quei giorni. Le tre bambine protagoniste della pellicola sono davvero brave. Si muovono in modo naturale. Mai forzato. Ben dirette da due registe che fanno trapelare la loro femminilità in molte delle loro scelte. Un racconto che parla di donne, di maternità, di figli che rimangono eterni bambini anche quando crescono e diventano a loro volta genitori. Il finale che rimane aperto è il trionfo della vita, la vittoria del bene che trova sempre un modo per mettere a tacere il male. Almeno per un po' ma a volte anche per sempre se si sceglie la libertà di vivere finalmente con spensieratezza la propria età e correre incontro alla felicità che sembra a portata di mano e ci viene a citofonare per farci scendere a giocare di nuovo.
Un altro elemento che riesce a trasferire quella particolare capacità dei bambini di trovare sempre una chiave di lettura della realtà che riesce ad aprire la porta giusta è quell' effetto speciale che fa apparire le stelline nel cielo, i brillantini intorno al body. Un pizzico di fantasia che ammorbidisce la durezza della situazione familiare complessa anche quando in apparenza sembra andare tutto bene. 
Anche in presenza di una madre, un padre, una baby sitter speciale e un cane, in una casa stupenda con ogni comfort possibile si può nascondere il mostro pronto a far cadere tutto e tutti in un buco nero. 
 
Virna Castiglioni

Proseguono da qualche settimana ad Aprilia le riprese del film Django undisputed 2: Justice Is done, atteso sequel di Django undisputed, diretto e interpretato nel 2025 da Claudio Del Falco, volto noto dell’action in fotogrammi grazie ai suoi Iron fighter e The martial avenger e alla partecipazione in qualità di villain alla produzione internazionale Assassin club di Camille Delamarre.

Prodotto da Human Film International srl e BRS Media srl in collaborazione con Terik film productions, il sequel vede anche stavolta Del Falco impegnato davanti e dietro alla macchina da presa e avrà una straordinaria diffusione sia sul grande che sul piccolo schermo: infatti arriverà nelle sale cinematografiche grazie al circuito Madison Cinema e verrà poi distribuito su scala globale da United Digital Studios in streaming sulle piattaforme in più di cinquanta Paesi, doppiato in dieci lingue.

Django torna in azione per liberare una città oppressa da un malvagio boss e vendicare suo padre. Al proprio fianco vi saranno un fratello fuorilegge e le donne coraggiose del paese.

La produzione ha fatto rivivere le atmosfere dello spaghetti western scegliendo come ambientazioni principali il villaggio western Meatfield Town situato ad Aprilia e altre suggestive location del territorio. Terminato il set, Django undisputed 2: Justice Is done entrerà ufficialmente in fase di post-produzione negli studi di BackLight digital.

 

La grande novità di questo capitolo è l'ingresso nel cast dell'attore statunitense Daniel McVicar, celebre volto internazionale amato dal pubblico per i suoi storici anni nella soap Beautiful, il quale vestirà i panni del carismatico personaggio di "El Chapo".

Tra i punti di forza del sequel spicca la riconferma dell'attore e campionissimo IFBB Pro Fabio Romagnolo, già apprezzato per la sua presenza scenica nel primo capitolo. Al suo fianco, una squadra artistica d'eccezione che vede la presenza di Martina Marotta, Annarita Del Piano, Clara Guggiari, Ciro Buono, Stefano Tricarico,Vanni De Simoni e Reyson Grumelli. Da segnalare, inoltre, la partecipazione di Vincenzo Galluzzo, già rivelazione ne Il Vangelo di Giuda di Giulio Base, in cui ha ricoperto il ruolo di Gesù.

La direzione della fotografia è stata affidata a Matteo De Angelis, che consolida così il suo sodalizio artistico con il regista Claudio Del Falco, rappresentando Django undisputed 2: Justice Is done il loro quarto film consecutivo insieme. Le musiche originali sono state composte da Tony Riggi, i costumi sono di Francesco Bureca e la scenografia di Tiziano Carnevale, anche coordinatore stuntman, mentre la supervisione alla produzione è stata affidata al Ceo di Dreamline Pictures Ltd Giuseppe M. Andreani, con più di centoventi tra film, cortometraggi e documentari all’attivo.

 

Con la conclusione delle riprese ad Aprilia e nelle location limitrofe, il film si prepara al debutto nelle sale Madison Cinema e a conquistare il pubblico digitale di tutto il mondo.

Father Mother Sister Brother

Lunedì 08 Settembre 2025 23:10 Pubblicato in Recensioni

Tre storie, tre famiglie, tre situazioni apparentemente slegate tra loro.

E' con un'antologia che Jim Jarmush decide di partecipare al concorso del Lido. I suoi personaggi sono figli che vanno a trovare il padre dopo tanto tempo, figlie che si ritrovano dalla madre a condividere un tè, oppure fratelli che devono capire cosa fare con l'appartamento dei genitori.
Nelle dinamiche famigliari troviamo silenzi, sguardi imbarazzati e dialoghi di circostanza, dei gesti banali e comuni, ma profondamente radicati nelle vite di ognuno. 
Non c'è modo né volontà di contestualizzare la scena, passato e futuro non ne fanno parte, e viene lasciato allo spettatore il compito di riempire gli spazi.
Non è un male, anzi, dà modo di avvicinarsi allo schermo, di prendere posto di fianco, e di partecipare alla conversazione. La regia asciutta e prevalentemente statica aiuta a entrare nel flusso dei pensieri.
Ma emerge anche la delicatezza e la sensibilità della narrazione, Jim Jarmush ci racconta ancora una volta di personaggi unici e allo stesso tempo così reali e normali. 
Il suo è un film pulito, ben confezionato e ordinato, in cui tutto ruota attorno a una comunicazione accennata e talvolta distante, ma non per questo meno significativa. 
Sono persone che non sanno bene cosa fare, si portano dietro i loro problemi e nascondono qualcosa ai loro interlocutori, ma alla fine mostrano il loro affetto. 
Perché il nucleo della comunicazione è lì, non nel come o nel cosa, ma nelle intenzioni. Anche fosse dettato da dovere sociale o cortesia, venirsi incontro lascia comunque un sedimento, una traccia riconoscibile, un ricordo.
Per il resto del film, però, se guardiamo più in generale sembra che manchi qualcosa. Forse paga eccessivamente la sua sobrietà, perché si ha quella voglia di vedere uno sviluppo, qualcosa in più dai personaggi che vediamo a schermo.
Ma è solo una sensazione, in questo caso il risultato finale è ben più della somma delle singole parti, e ne esce fuori un gran bell'omaggio alle differenze ed anche all'universalità dei rapporti che ci legano gli uni agli altri.
 
Omar Mourad Agha