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Verity

Venerdì 09 Ottobre 2026 15:16 Pubblicato in Recensioni
Un racconto che ha inizio con una scena forte, anche un po' disturbante ma in un battito di ciglia si fa lento, sempre più monotono con battute stantie e prevedibili. Un susseguirsi di luoghi comuni, di mosse intuibili, di concatenazioni di eventi scontate. Poi, per fortuna, da metà film l'intreccio si fa più interessante e i colpi di scena sono più frequenti. Ma non basta affatto per risollevare le sorti di un film che ha molti difetti. 
Sopra tutto e tutti la scrittura dei personaggi che non li mette bene a fuoco e di conseguenza non rende loro giustizia. Potrebbero essere intercambiabili. Eppure il cast coinvolto è di tutto rispetto. I dialoghi sono banali, piatti, lineari. Scritti in modo approssimativo. L' idea che sottende al film è anche originale ma è lo sviluppo che non è all'altezza. Eppure il plot non è un rebus impossibile da risolvere. Si parte dal presupposto che tutti, ma proprio tutti, hanno un segreto. Anche il piccolo di casa ne conserva uno e, pur di non rivelarlo, si taglia letteralmente la lingua. Qualcuno di questi arcani viene svelato nel modo più semplice possibile. Un foglio è celato sotto un listello del parquet. Una chiavetta usb è racchiusa in una scatola. Manca originalità, suspence, anche il terrore nelle scene in cui dovrebbe esserci è labile e tenue. La passione fra i due protagonisti è esplicita ma non viene percepita a dovere. Gli amplessi sono meccanici, freddi, algidi. La temperatura non sale, non c'è trasporto e nemmeno si crea la giusta immedesimazione. Sembrano marionette e non persone in carne e ossa. La musica tensiva non accentua il terrore. Sembra posticcia. Messa perché così vuole il genere. Insomma l'adattamento del romanzo di Colleen Hoover, best seller da 30 milioni di copie vendute nel mondo, sul grande schermo non ha lo stesso appeal del romanzo da cui è tratto. Non si rimane incollati alla sedia e catalizzati con l' attenzione a quello che succede. La noia subentra e casomai si fa fatica ad arrivare alla fine. Anche quando l'epilogo arriva a ricomporre il puzzle qualcosa ci perplime ugualmente. Il dubbio anche se rimane non scava come la goccia ma scivola come l' olio su una superficie liscia. Piatta. Peccato perché il cast aveva potenziale sulla carta ed evidentemente non è stato diretto nel modo migliore. Prevale il sentimento di delusione e ci viene spontaneo riavvolgere il nastro e provare a scegliere la versione più credibile fra quelle proposte. A chi credere, in ultima analisi, è una domanda che non ha una unica risposta e forse va bene così.
Un finale aperto consente di pensare che un sequel potrebbe anche starci bene e, a questo punto, dovrebbe solo migliorare l'opera debuttante. Fare peggio sembra difficile. 
 
Virna Castiglioni

Il tempo di Anne

Lunedì 05 Ottobre 2026 22:38 Pubblicato in Recensioni
Un film corale che racconta due generazioni e in nuce quasi tre. Una famiglia allargata, i figli grandi che se ne vanno dal nido per spiccare il volo. Quando però qualcosa nella vita si incrina o anche solo qualcosa di nuovo si affaccia tornare alla casa di famiglia è un primo passo imprescindibile per ricentrarsi. Così fa la più piccola dei tre fratelli Louise quando la sua storia d'amore termina. Lo fa il figlio maschio quando aspetta a sua volta un figlio. La madre Anne è una splendida cinquantenne e ad interpretarla troviamo una Sophie Marceau che anche nella vita privata lo è. Pensava di essere libera, ormai assolta dal ruolo di madre convivente con i suoi ragazzi. Con più tempo per guardarsi intorno e, perché no, tornare a divertirsi anche con uomini più giovani. E invece la vita ci sorprende sempre. L' uomo fa progetti che puntualmente il destino disattende. Un bene o un male non è possibile stabilirlo a priori. Il tempo di Anne è un valzer allegro, una melodia vivace andante e un cocktail agro dolce da gustare con calma. La regia utilizza tutto quello che di contemporaneo c'è. L' intelligenza artificiale fa capolino ma tornano anche i vecchi cari diari da scrivere ogni giorno. Il sesso disinteressato è piacevole ma innamorarsi ha tutto un altro sapore. Fare una cosa stupida può risollevare il morale ma impegnarsi per costruire una relazione è un compito difficile che se intrapreso fa diventare adulti. Il film ha un tono leggero e spensierato. Sa di zucchero ma anche un po' di peperoncino. Per fortuna non diventa mai troppo stucchevole. Il montaggio regala il ritmo giusto per non annoiare. Le scene anime sono un inserto delizioso che immergono nella fantasia fervida della protagonista che fa da raccordo fra le vite incasinate della compagnia dei suoi giovani amici e quelle ancora complicate dei genitori. Padri che sposano le amiche delle figlie, mamme che non riescono a vedersi nonne, start up che chiudono per mancanza di finanziatori e obbligano a ripiegare su vecchi e tradizionali lavori. Ma i coffee shop moderni che si basano su app di prenotazioni e propongono varianti di ogni tipo per incontrare qualsiasi gusto non potranno mai competere con i caffè di una volta fatti di chiacchere e certezze.
È un film che con un linguaggio ultra moderno e uno stile informale pone lo spettatore a riflettere sulla contemporaneità fatta di tante possibilità ma sul bisogno umano della ricerca costante di un sentimento antico. L' amore trovato con un app sarà facile veloce e indolore ma il corteggiamento pesante è la base per la felicità e siamo tutti nati per inseguirla, sorprenderla alle spalle e baciarla con trasporto. Il cast è perfetto per incarnare la gioventù di oggi e la star Sophie Marceau apporta quel quid charmant che in una  commedia francese è imprescindibile.
Un film per tutti che si fa guardare con piacere. Semplice ma non stupido, lieve ma non superficiale, molto francese per la fotografia e i dialoghi ma ritmato e scorrevole come un film americano.
 
Virna Castiglioni

Carlo Acutis - Il giovane santo

Lunedì 05 Ottobre 2026 22:31 Pubblicato in Recensioni
Vivere l' ordinario con straordinarietà. Questo ha fatto nella sua breve vicenda terrena Carlo Acutis. Un bambino normale e poi un ragazzo con la voglia di stare con gli amici, giocare a pallone, fare scherzi ma con il desiderio di avere accanto Dio, ogni giorno, in un contatto diretto e ravvicinato. Andare a messa, mettersi in adorazione dell'Eucaristia e incontrare il Padre Nostro tutte le mattine prima di iniziare la giornata. Vissuto in una famiglia non particolarmente cattolica. Anzi decisamente laica, come ricorda la nonna materna quando rammenta la sua ritrosia ad accompagnarlo alla messa. Eppure Carlo ebbe il forte desiderio precoce di leggere i testi sacri e di vivere il Vangelo in prima persona. Carlo Acutis aveva molti doni ma soprattutto quello di fare sentire speciali le persone intorno a sé. "Sono destinato alla morte" ripeteva alla madre ma "non preoccupatevi per me" rassicurava chiunque. "Vado ad incontrare Dio". Visse poco Carlo Acutis sulla Terra ma continua a vivere nel cuore e nelle menti di tantissime persone, assunto in cielo nella schiera degli Angeli. Un fenomeno mondiale inarrestabile la devozione suscitata da questo piccolo grande uomo che ha saputo essere un esempio di cristianità viva e pura. Dopo la sua morte le grazie e i miracoli si sono susseguiti nel mondo portando in breve al processo di canonizzazione sfociato nella beatitudine. Santo come lo è stato fin dalla sua nascita. Il Signore lo ha voluto con sé perché aiutasse dall' alto. Il documentario ripercorre la sua storia lasciando che siano i genitori, la nonna materna, i suoi amici stretti, il parroco della parrocchia di Santa Segreta, l' insegnante a parlarci di lui. Un ragazzo che aveva passioni terrene ma un profondo senso spirituale che era la sua bussola costante. Dopo la sua morte  sono nati i suoi due fratelli.  Per i genitori e per chi crede una grazia. Con estrema semplicità la regia si concentra sulle parole di chi lo ha amato, di coloro che lo hanno frequentato e ci restituiscono un ritratto normale di una persona speciale. Speciale il suo sorriso aperto, la voglia di fare scherzi, la maturità nell' affrontare il dolore e la malattia che lo ha portato alla morte precoce. 
Un regalo questo documentario per coloro che credono ma anche per i tanti scettici, atei. Una testimonianza di chi ha fatto della propria vita un capolavoro come dovremmo fare tutti prima di andare ad incontrare colui che ha permesso la nostra venuta al mondo.
Con grazia, cura e una delicatezza toccanti Salmaso ripercorre il cammino di un santo contemporaneo senza mai cedere ai toni solenni e agiografici ma scegliendo uno stile pacato che valorizza la semplicità di chi ha saputo vivere fra gli altri con la consapevolezza di essere destinato a qualcosa di più grande. 
 
Virna Castiglioni
Attraverso note commoventi ma cariche di un'energia incrollabile, Anthony
 
Peth ripercorre il dolore del corpo che cambia e la paura del "nemico invisibile", dimostrando però come il cancro non sia riuscito a consumare la sua anima. Le parole che servono lancia un messaggio universale: la malattia può essere sconfitta e la sofferenza può essere trasmutata in forza collettiva, restituendo dignità e immenso coraggio a tutti i pazienti che oggi lottano.
 
 
La forza e la crudezza di questa battaglia sono state condivise dall'autore anche in un toccante monologo televisivo a Le Iene, le cui parole riecheggiano potenti tra le pagine del libro: “Da piccolo il mondo sembrava una promessa di felicità... Il tuo corpo cambia fino a non riconoscerti più [...] So che è difficile immedesimarsi, come è difficile anche solo pronunciare la parola “osteosarcoma” [...] ma con me non c'è riuscito. Io questa sera sono qui e posso raccontarvi la mia storia finita bene. A chi ha avuto una diagnosi dico di farsi forza: come ce l'ho fatta io, ce la faranno anche loro".
 
L'uscita del volume è accompagnata da un tour nei reparti oncologici, dove Anthony Peth - a cominciare dal Cardarelli di Napoli il 22 Ottobre 2026 - porterà la sua testimonianza di guarigione offrendo supporto diretto a pazienti, medici e famiglie. Il tour toccherà gli ospedali di Roma, Milano, Torino, Bologna, Alessandria e Cagliari.