Un racconto che ha inizio con una scena forte, anche un po' disturbante ma in un battito di ciglia si fa lento, sempre più monotono con battute stantie e prevedibili. Un susseguirsi di luoghi comuni, di mosse intuibili, di concatenazioni di eventi scontate. Poi, per fortuna, da metà film l'intreccio si fa più interessante e i colpi di scena sono più frequenti. Ma non basta affatto per risollevare le sorti di un film che ha molti difetti.
Sopra tutto e tutti la scrittura dei personaggi che non li mette bene a fuoco e di conseguenza non rende loro giustizia. Potrebbero essere intercambiabili. Eppure il cast coinvolto è di tutto rispetto. I dialoghi sono banali, piatti, lineari. Scritti in modo approssimativo. L' idea che sottende al film è anche originale ma è lo sviluppo che non è all'altezza. Eppure il plot non è un rebus impossibile da risolvere. Si parte dal presupposto che tutti, ma proprio tutti, hanno un segreto. Anche il piccolo di casa ne conserva uno e, pur di non rivelarlo, si taglia letteralmente la lingua. Qualcuno di questi arcani viene svelato nel modo più semplice possibile. Un foglio è celato sotto un listello del parquet. Una chiavetta usb è racchiusa in una scatola. Manca originalità, suspence, anche il terrore nelle scene in cui dovrebbe esserci è labile e tenue. La passione fra i due protagonisti è esplicita ma non viene percepita a dovere. Gli amplessi sono meccanici, freddi, algidi. La temperatura non sale, non c'è trasporto e nemmeno si crea la giusta immedesimazione. Sembrano marionette e non persone in carne e ossa. La musica tensiva non accentua il terrore. Sembra posticcia. Messa perché così vuole il genere. Insomma l'adattamento del romanzo di Colleen Hoover, best seller da 30 milioni di copie vendute nel mondo, sul grande schermo non ha lo stesso appeal del romanzo da cui è tratto. Non si rimane incollati alla sedia e catalizzati con l' attenzione a quello che succede. La noia subentra e casomai si fa fatica ad arrivare alla fine. Anche quando l'epilogo arriva a ricomporre il puzzle qualcosa ci perplime ugualmente. Il dubbio anche se rimane non scava come la goccia ma scivola come l' olio su una superficie liscia. Piatta. Peccato perché il cast aveva potenziale sulla carta ed evidentemente non è stato diretto nel modo migliore. Prevale il sentimento di delusione e ci viene spontaneo riavvolgere il nastro e provare a scegliere la versione più credibile fra quelle proposte. A chi credere, in ultima analisi, è una domanda che non ha una unica risposta e forse va bene così.
Un finale aperto consente di pensare che un sequel potrebbe anche starci bene e, a questo punto, dovrebbe solo migliorare l'opera debuttante. Fare peggio sembra difficile.
Virna Castiglioni