A House of Dynamite (una casa di dinamite) è un'espressione potente, una metafora per una situazione molto pericolosa capace di degenerare velocemente e in maniera devastante.
E' anche un riferimento molto materiale e vicino, come se riguardasse ogni singola persona, perché la casa in questione è la casa di tutti, il nostro pianeta, l'unico luogo dell'intero Universo che può ospitarci.
Kathryn Bigelow torna quindi a raccontarci di manovre militari e strategie difensive, in quello che ormai è un trend assodato dopo averci portato nel conflitto iracheno in The Hurt Locker, a caccia di Bin Laden in Zero Dark Thirty, e nelle rivolte cittadine di Detroit.
In questo caso la sua è una vera e propria escalation innescata quando una testata nucleare viene rilevata in arrivo su suolo statunitense. Nel momento in cui si attivano tutti i protocolli difensivi, si dovrà capire innanzitutto da dove arriva e se sarà il caso di partire con attacchi di risposta, mentre parte la corsa contro il tempo per scongiurare un olocausto planetario.
Quello che è subito evidente è il ritmo dell'azione e la tensione palpabile che attraversa tutta la vicenda. La regista californiana è sempre abile a montare scene di grande impatto emotivo, soprattutto quando ci presenta questo tipo di scenari.
Il senso di allarme e di ineluttabilità lasciano col fiato sospeso mentre davanti ai nostri occhi si cerca di far fronte a qualcosa dai risvolti inimmaginabili.
Un'ottima mossa è la divisione della vicenda in più punti di vista, per dare più completezza a un intreccio che riunisce una moltitudine di agenzie governative e di soggetti coinvolti, senza per questo perdere il focus sulla narrazione.
Un grande cast si muove all'unisono, come delle formiche operose al servizio di ordini precisi e procedure di emergenza, mostrando ottime prove attoriali una dopo l'altra. Tra gli altri, artisti del calibro di Idris Elba, Rebecca Ferguson e Jared Harris prestano il loro volto e talento per interpretare persone con poteri e competenze fuori dal comune, ma alle prese con problemi molto più grandi di loro.
E' un thriller molto solido, dritto come erano alcuni film di genere anni '90, totalmente immune a questioni sociali e politiche che hanno attraversato le correnti cinematografiche negli ultimi anni, ma non per questo ne esce ridimensionato, anzi.
La tematica è la stessa fin dai tempi della Guerra Fredda, ma la dialettica internazionale sulla questione della proliferazione nucleare è rimasta sostanzialmente ferma sulla stessa posizione.
E' un equilibrio molto precario quello che si basa sulla deterrenza, e la Bigelow ci fa capire quanto sia pericolosa questa situazione. Quasi come un bimbo che gioca con dei fiammiferi, in una casa piena di dinamite.
Omar Mourad Agha