Rivisitazione francese di un film di più di un decennio fa. "La scelta di Joseph" è la risposta francese all' americano "Locke" del 2013. Un uomo tutto d'un pezzo, capo cantiere in procinto di supervisionare un lavoro di estrema importanza, dopo una telefonata che lo turba parte in auto. Sarà una notte lunga che gli farà prendere tante decisioni. Indispensabile la scelta di un attore che possa reggere da solo l' intera ossatura del film. Vincent Lindon nei panni del protagonista è l' unico attore in scena nello spazio angusto della macchina. Al telefono interagisce con i figli, con la moglie, con la donna con cui sta per diventare padre per la terza volta, con il capo dell' azienda, con l' ostetrica dell' ospedale. Una lunga sequenza di chiamate che il protagonista fa e un' altrettanto lunga sequenza di chiamate ricevute dagli altri personaggi della storia. Ansiogeno quanto basta ma un po' troppo ripetitivo il racconto è tutto giocato sulla bravura dell' attore che riesce a passare dalla complicità con i suoi ragazzi, alle spiegazioni civili con la moglie, alle rassicurazione alla donna che sta per partorire, agli ordini e alle raccomandazioni per il suo sottoposto, al colloquio con il capo. In questo contesto emotivo anche il lavoro, la professione, la responsabilità, il rispetto del ruolo giocano una partita importante. Una prova attoriale convincente ma che non riesce ad essere così efficace dal fare dimenticare la performance eccellente di Hardy nel film precedente. Questo nuovo soggetto ricorda nella sua interezza, lo ripercorre, di certo non lo fa rimpiangere ma decisamente non riesce ad essere così forte e impattante come il predecessore. Rimane senz'altro un buon racconto sulle scelte, sulle decisioni da prendere, sul destino che spariglia le carte e sa essere incisivo fino alla fine riuscendo a non stemperare mai la tensione che man mano si accumula con il macinare dei chilometri sulla strada. Il finale è dolce e commovente e rimane aperto a possibili alternative come fa presagire l' inquadratura della macchina ferma nella corsia centrale prima di scegliere quale svincolo prendere. La fotografia è romantica e sottolinea tutta la contraddizione di una notte qualunque sulla strada per raggiungere un luogo in contrasto con il tumulto interiore di chi sa di allontanarsi dal certo per arrivare inevitabilmente ad un nuovo inizio. Un soggetto non originale che non si discosta dalla trama conosciuta senza per questo temere di risultare una banale scopiazzatura. Al contrario tiene incollato lo spettatore financo quello che non ha dimenticato il film originale, lo ha amato e non sentiva l' esigenza di un remake. Operazione sempre un po' rischiosa quando si tratta di film di successo sia di pubblico che di critica.
Virna Castiglioni