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19 Gen

2000 metri ad Andriivka

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Guerra che è scoppiata alle porte di casa e chiede il coinvolgimento diretto e indiretto del mondo. Invasione russa del popolo ucraino che reagisce e contrattacca. Qui siamo dalla parte ucraina e il resoconto è la lenta, sofferta avanzata di una brigata d'assalto verso una cittadina da liberare. Simboli forti come bandiere che si issano ormai dove non esiste più vita. Non esiste nemmeno più il villaggio ridotto a un cumulo fumante di macerie. Rimane solo un nome di una città che, nelle speranze migliori, possa essere nel giro di pochi anni ricostruita. Come la natura potente e sovrana sa rifiorire e rinascere dopo la morte dell' inverno. Giovani, giovanissimi mandati incontro al nemico, guidati da chi negli avamposti scruta con radar il territorio. Il documentario non è ricostruito post avvenimenti ma è il risultato di quello che bodies cam, go pro montate sugli elmetti riprendono mentre i soldati strusciano, si introducono in scantinati, avanzano tra trincee nemiche. Tutto in diretta senza censura e nessun elemento che stemperi la cruda realtà. Solo gli animali superstiti che ancora popolano la terra violentata sanno restituire allo spettatore una carezza dopo tutta la violenza di un racconto che è forte come un pugno alla bocca dello stomaco e costringe a vomitare il disgusto per appartenere allo stesso genere umano di chi ancora tenta e vuole ristabilire la pace attraverso la guerra. Un documentario che narra un solo lato della storia, sempre lo stesso. Mostra una Russia nemica, cattiva che non ha nessuna voce in suo favore, nemmeno quella degli stessi soldati che combattono in suo nome. Un film che trascina lo spettatore nel teatro di guerra e lo costringe a respirare polvere, angoscia, distruzione e morte. Ci si vorrebbe alzare, interrompere la visione, prendere fiato, tornare a respirare e quegli stacchi neri fra una tappa e l' altra del percorso sono forse il time out concesso per riprendere forza e coraggio. Le stesse di cui si armano i protagonisti che hanno lasciato le loro famiglie e interrotto le loro professioni o i loro studi per riprendere possesso di un territorio sul quale sorgevano le loro case, dove si alimentavano sogni e speranze. I funerali tolgono padri a figli non ancora nati, figli a madri alle quali non rimane nulla, mariti a mogli che avrebbero voluto e dovuto essere protette e aiutate nella loro quotidianità e invece aspettano in silenzio i loro uomini che si prodigano in una guerra che non vede risoluzione. Non chiamateci eroi è la richiesta di questi soldati per necessità perché gli eroi non muoiono mai. Invece in battaglia una serie numerosa di uomini ha incontrato la morte anche se alle adunate i compagni rispondono in coro "presente". È un duro documentario che fa male e rende tristi chi, seduto in poltrona, guarda qualcosa che non si riesce a fermare nonostante sia chiaro a tutti che non porti a nulla di buono.

Film denuncia, testimonianza della cronaca dei fatti, memoria per le generazioni future. Resoconto di uno scempio, ricostruzione di un dramma. Scelta registica opportuna il silenzio delle voci umane che non vengono udite dai potenti, sovrastate dai rumori di sottofondo che sono all'ascolto di tutti. L' inserimento di musiche struggenti risulta efficace a rimarcare la drammaticità degli eventi. Un film che andrebbe mostrato soprattutto a chi decide rischiando sempre e solo con la pelle degli altri. A tutti gli altri per non dimenticare voltandosi semplicemente dall'altra parte.

Virna Castiglioni

 

  • Regia: Mstylav Chernov
  • Paese: Ucraina, 2025
  • Genere: Documentario
  • Durata: 106'
  • Cast:
  • Valutazione: 3
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