Un paese martoriato, preso in ostaggio da uomini senza scrupoli che vorrebbero imporre ancora la barbarie. Uomini e donne che cercano di sopravvivere come possono. Una redazione giornalistica si avvale della competenza sia di uomini che di donne perché conta la professionalità più del genere al quale si appartiene. Naru, la protagonista è una donna cameramen preparata e decisa a farsi rispettare. Purtroppo in famiglia non lo è come non lo è nessuna davvero fra le quattro mura in un paese islamico. Quando va bene il controllo è serrato, non ammette discussioni, vige solo la legge del maschio, del padre, del marito. Non ci può essere emancipazione, indipendenza perché il destino della donna è segnato da un precetto di sottomissione a Dio e agli uomini che possono essere giudici inflessibili per ogni loro mancanza. Anche un velo che scivola sulle spalle per sbaglio e lascia la testa scoperta. Una sciocchezza che invece è peccato e va punito. In tutto questo mondo arretrato c'è però spazio anche per i veri sentimenti. Quelli di amicizia, di sorellanza ma anche di innamoramento delicato e gentile. Un film che racchiude tanta dolcezza sebbene lo scenario che riporta sia di violenza e dolore.
Un quadro storico preciso fa da cornice alle vicende e ne pilota il loro svolgimento. Non si può vivere una vita tranquilla con il ritorno dei talebani a Kabul. Soprattutto quando lo scudo americano cede e ritira le truppe alzando bandiera bianca. Non rimane che scappare, mettersi in salvo. Abbandonare un Paese che non può più migliorare e decidere che è arrivato il momento di proseguire altrove. Non per tutti, non come sarebbe auspicabile ma la generosità di chi ama salva davvero. Questo sembra dirci la regista che oltre ad essere precisa e rigorosa nelle scene che più si avvicinano al documentario per rappresentare la realtà di quei giorni bui in Afghanistan cede però anche ai toni più smielati della commedia romantica. Il massimo sacrificio lo fa sempre chi ama perché sacrificare se stessi per qualcuno di cui si è innamorati viene naturale anche se farlo significa rimanere vittime. Schiacciate e intrappolate da un destino che sembra immodificabile.
Un film che esprime il suo lato migliore quando racconta l' opprimente realtà di un Paese riconquistato dal potere talebano che blinda soprattutto le donne ad un futuro che non le vuole protagoniste ma solo gregarie al servizio dell' uomo, l' unico degno. Rimane un po' scontato quando invece vira sulla storia d'amore perché cede a qualche cliché di troppo rendendo l' insieme troppo favolistico ed edulcorato. Risulta difficile credere che possa davvero accadere questo. Un uomo buono che è circondato da uomini che sono branco e sanno essere lupi famelici se sentono la loro supremazia vacillare. Può fare molto l' amore ma non tutto. Invece sembra essere la sola soluzione possibile relegando a questo sentimento un potere eccessivo, sovradimensionato.
Virna Castiglioni