Si può iniziare con l' asserire che Albanese funziona meglio quando è l' assoluto protagonista. "Lavoreremo da grandi" è invece un racconto corale dove ci sono quattro protagonisti (Umberto, Beppe, Toni, Gigi) anche se uno di loro recita solo con la presenza fisica, con il mero corpo. Gigi dice una sola battuta in tutto il film ma rimane il personaggio più riuscito e che più degli altri fa ridere. È la storia tragicomica di quattro uomini soli che si ritrovano in balia dei loro fallimenti mentre succede loro qualcosa che, mentre potrebbe essere la certezza della fine inaspettatamente si rivela un piccolo nuovo inizio. Un racconto surreale costellato di battute e scene esilaranti ma che, nel complesso, delineano il quadro di una commedia un po' rabberciata. Ci sono elementi che funzionano meglio e siparietti che era decisamente il caso di non inserire. Uno per tutti l'apparizione di una figlia ingrata con un fidanzato poco convenzionale o un' improbabile pattuglia di cittadini che mettono in guardia da possibili furti. Il resto è tutto lì. Un cast di attori comici fra cui spiccano Albanese e Rignanese. Un Battiston che non sfigura fra questi mostri sacri e il giovane attore Ferrero che decisamente se la cava. Eppure, sebbene si rida parecchio e il messaggio non sia nemmeno così banale, si rimane con una sensazione di incompletezza. Qualche grossolanità di troppo nella trama, un insistere pleonastico su difetti e manie di uomini allo sbando e il tema del lavoro, dell' affermazione personale come qualcosa che rimane sempre un miraggio a prescindere dallo studio, dalla volontà, dalla competenza. Un compositore che non riesce ad essere commerciale, un idraulico che non si approfitta della situazione, un figlio senza arte né parte e infine il personaggio più riuscito di un nullafacente che ha perso anche l' unica chance per poter svoltare. Rimane un finale amaro mentre una canzone chiude un cerchio e firma la morale di una storia di provincia italiana. È ambientato al lago e sono belli gli scorci verso e dalla casa teatro delle vicende così preziosa da dover essere tenuta come ultima risorsa prima di affondare per sempre in un lago che sotto la sua superficie piatta nasconde più di un dramma.
Si poteva forse fare di più. Da Albanese ci si aspettava qualcosa di migliore e invece si rimane un po' delusi. Come se la storia non fosse stata spremuta a dovere lasciando sullo sfondo alcune dinamiche per approfondirne altre che però non hanno portato ad un risultato soddisfacente.
Tutto ruota intorno ad un equivoco che però finisce per girare a vuoto anticipando le mosse. Prevedibile e scontato e tirato troppo per i capelli. Il film si avvale di tanti caratteristi che messi tutti insieme restituiscono l'effetto di tante gag piuttosto che essere funzionali ad una storia da film.
Nel complesso un racconto godibile ma che avrebbe avuto bisogno di più mordente e anche di osare un po' di più.
Virna Castiglioni