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Da giovedì 19 a sabato 21 agosto 2021 si terrà la Prima Edizione del Falvaterra Film Festival dedicato ai cortometraggi nazionali ed internazionali d’autore e d’autrice. 
La manifestazione, organizzata dell’Associazione Culturale Women Art Future, si svolgerà in presenza, in una delle piazze principali del borgo di Falvaterra, in provincia di Frosinone, in collaborazione con il Sindaco Francesco Piccirilli, la Giunta Comunale di Falvaterra e l’Associazione Culturale Fabrateria, molto attiva sul territorio. Falvaterra è uno dei più bei borghi antichi nella terra della Ciociaria, a solo un’ora di macchina da Roma.  
 
 
La direttrice generale del Festival, Debora Molinaro, e la direttrice artistica Flavia Coffari hanno a cuore la diffusione dell’arte e della cultura, soprattutto in questo periodo di difficoltà che sta vivendo questo settore, dando importanza all’opportunità di poter svolgere la manifestazione in presenza, rispettando le normative anti-covid,  e non on-line, come sta accadendo a molti premi importanti per dare visibilità ad opere, come i cortometraggi, che purtroppo non hanno un reale mercato nel settore del cinema. 
I migliori dieci cortometraggi pervenuti entro il 30 giugno 2021, saranno selezionati da una giuria di qualità ed avranno diritto alla proiezione pubblica in una delle piazze più belle del borgo. 
Sono aperte le iscrizioni dei cortometraggi sul sito www.falvaterrafilmfestival.it attraverso la piattaforma www.filmfreeway.com .
I premi Miglior Cortometraggio del Festival, Miglior Attore e Migliore Attrice saranno offerti dall’Associazione Culturale Fabrateria, nella persona del Presidente Adriano Piccirilli e della Vice Presidente Elisa Ceccarelli. 
Quest’anno il Falvaterra Film Festival ospiterà inoltre la Prima Edizione del “Premio Cinema d’Autrice”, in collaborazione con la direttrice Elena Tenga. Il premio sarà appositamente realizzato a cura dell’artista locale Fabiana Tanzi in arte Fabienne del Fabulous Flamingo Tattoos di San Giovanni Incarico (Fr). 
 

Abisso Nero l'1 giugno al Cinema Aquila

Giovedì 20 Maggio 2021 21:52 Pubblicato in News
Prodotto dalla ZTV Production di Sergio Romoli, con la partecipazione di Corrado Lannaioli per Mola Film International e il produttore esecutivo Massimo Paolucci, Abisso nero è il nuovo horror diretto da Ronald Russo, che vanta una lunga filmografia d’attore al servizio di veri e propri maestri del cinema di genere, da Umberto Lenzi (Roma a mano armata) a Richard Donner (Ladyhawke), fino a Bruno Mattei (L’isola dei morti viventi).
 
Dedicato ai medici e agli infermieri che hanno perso la vita e a quelli che hanno lottato e che lottano ancora per combattere il Coronavirus e permettere un graduale ritorno alla normalità, Abisso nero è stato scritto e girato prima del’emergenza legata al Covid-19. 
 
 
Il pianeta è al collasso! Alcuni studiosi, soprattutto biologi e ambientalisti, sostengono che la popolazione attuale abbia già superato i limiti naturali della Terra, quindi i potenti del mondo hanno preso la decisione di eliminare almeno la metà della popolazione diffondendo un virus letale che non uccide, ma trasforma le persone in esseri aggressivi e mostruosi in modo da propagare a macchia d’olio il contagio. Il virus viene iniettato a cominciare dai dissidenti politici, da chi è nelle carceri e negli ospedali. Con i contagiati in seguito annientati e dati alle fiamme e il morbo che ha decimato più della metà del genere umano, chi è rimasto è felice di essere sopravvissuto a tanto dolore e atrocità. Ma, nella soffitta di una villa fuori città, Sonia (Ydalia Suarez), o, meglio, ciò che resta della bellissima donna che era, viene tenuta prigioniera dall’uomo che l’ha follemente amata, Marco (Robert Madison), medico in cerca di una cura per guarirla. Letteralmente impazzito in seguito alla morte della figlia Angie (Angelica Cheyenne), inoltre, Marco si è trasformato in una sorta di serial killer che vaga di notte alla ricerca di vittime sacrificali da offrire alla ferocia della sua compagna, scegliendole tra coloro che, tra teppisti, magnaccia e politici corrotti, secondo lui meritano una punizione.
 
Insieme a Robert Madison, recentemente visto nella serie tv Leonardo, la Ydalia Suarez di Nella terra dei cannibali e la esordiente Angelica Cheyenne, fanno parte del cast di Abisso nero Francesco Maria Dominedò, Walter Toschi, Gianluca Testa, Costantino Comito, Veronica Urban, Melina Arena, Roberto Conte, Sandro De Luca, Maria Sofia Palmieri, Dafne Barbieri, Pierfrancesco Ceccanei, Nicolas Russo e Lilith Primavera.
 
Presentato in streaming nell’edizione 2020 del Fantafestival, Abisso nero aprirà il 1 Giugno 2021 presso il Nuovo Cinema Aquila, alle ore 19. 
 

Rifkin's Festival

Giovedì 06 Maggio 2021 21:11 Pubblicato in Recensioni
Al suo 48esimo lungometraggio Woody Allen rende omaggio al cinema e al suo potere salvifico. A quel cinema ostaggio di un tempo passato, in cui cineasti come Bergman, Fellini, Truffaut, rendevano fruibili ai più il senso profondo della vita attraverso la settima arte. 
E’ un ipocondriaco nostalgico il protagonista di Rifkins Festival: Mort Rifkins (Wallace Shawn) ex insegnante di cinema all’università e aspirante scrittore intrappolato da anni in un blocco creativo che cammina di pari passo con il suo barcollante matrimonio. Mort è sposato con Sue (Gina Gershon), press agent del giovane e affascinante regista Philippe Germain (Luis Garrel), nuova icona di una nouvelle vague del nuovo millennio e idolatrato da critica e pubblico per la sua ultima acclamata opera, presentata al San Sebastian film festival, scenario in cui si svolge la vicenda.
L’ultimo lavoro del regista newyorkese è condito da un coacervo di citazioni cinematografiche riviste nella sarcastica chiave alleniana, con una ironia mai compiacente e il coraggio dissacratore che omaggia bonariamente ma al contempo significativamente, senza mai scimmiottare. 
Ritroviamo in questo film le tracce, ultimamente sbiadite, di un Woody Allen della prima ora, immerso egli stesso nella figura del protagonista, che domina a fatica le sue paure e le sue insicurezze, cedendo a vorticose e ossessionanti ipocondrie prive di fondamento. 
Il giovane regista, suo contraltare artistico e rivale in amore,  rappresenta tutto ciò che Mort ha sempre criticato e disprezzato: un cinema oleografico che poco ha a che fare con il vero senso della vita. Un cinema corrivo che strizza l’occhio alla critica, riecheggiando la vitalità degli autori del passato e vendendosi come strumento di risoluzioni politiche, che in una ironica iperbole arrivano addirittura a descrivere il film come arma di pace nella questione bellica palestino-israeliana.
E mentre Mort si barcamena tra un tentativo e l’altro di arrivare a una conclusione e una consapevolezza definitiva sul suo matrimonio e l’eventuale adulterio della moglie, conosce inaspettatamente una giovane e bella cardiologa: Jo Rojas (Elena Anaya). 
Il continuo e stimolante confronto con la giovane dottoressa fa risorgere emotivamente il protagonista, inizialmente disegnato come un eterno perdente, un predicatore snob senza particolare talento, bravo a imbonire le persone che lo conoscono perché considerato un intellettuale, grazie alle capacità critiche di chi nutre un nostalgico rimpianto per l’arte del passato, esotica ed esistenzialista, così inarrivabile che lui stesso non riesce ad esserne degno. Il suo fallimento sta nell’impossibilità di portare a termine la stesura del romanzo della vita e nell’essersi ritrovato costretto quindi a insegnare cinema all’università. Se questa sua condizione, all’inizio, è considerata un ripiego, quando la storia prosegue, Mort si rende conto che forse quello che considerava una scelta di serie B, era diventato il segno del suo passaggio nel mondo. Abitato da crisi esistenziali e da paranoie psicologiche, il protagonista della storia riesce ad alleggerire la sua condizione grazie all’incontro con la dottoressa sfortunata in amore e appassionata di cinema. 
Wody Allen torna alle origini e trova nuova linfa vitale da tematiche a lui care che rimangono i topoi preferenziali e più riusciti del suo cinema. Sono quelli più intimi, più autentici. Quelli che hanno a che fare con le ansie esistenziali, con le crisi psicologiche. Quelli che sembrano portare lo spettatore verso un baratro esistenziale, mettendolo avanti a verità incontrollabili ma che, inaspettatamente, lo sorreggono con una battuta laconica e impenitente.
Quelli che portano Mort a giocare a scacchi con la morte (Christoph Waltz) che finisce per dargli consigli pratici su come allungare la vita. 
Perché se dalla morte non si può fuggire, che sia allora per lei più difficile raggiungerti. 
 
Valeria Volpini
Sono iniziate lunedì 12 aprile 2021 le riprese del lungometraggio “Tramonto a Nord Ovest”, opera seconda della regista Luisa Porrino, prodotta dalla Fargo Entertainment S.r.l., di proprietà della regista stessa, insieme al produttore associato Noura Cinema, con il beneficio del contributo selettivo alla produzione per opere di lungometraggio di particolare rilevanza artistica del Ministero della Cultura (MiC). Il film verrà realizzato per 3 settimane in Piemonte e 2 nel Canton Ticino con il contributo del POR FESR Piemonte 2014-2020 - Azione III.3c.1.2 - bando “Piemonte Film TV Fund” e il sostegno di Film Commission Torino Piemonte. 
Il film è coprodotto dalla società svizzera E-Motion Swiss con la partecipazione del Ministero della Cultura Svizzero (BAK), e Ticino Film Commission e dalla società francese Eloise Films e con il contributo della Region Sud - Provence - Alpes et Cote d’Azur.
 
 
Tramonto a Nord Ovest è un film di formazione sulla storia di due giovani protagonisti, Luca (Giuseppe Saccotelli) e Margherita (Margherita Fantini), che devono affrontare una delle prove più importanti della loro vita. Entrambi ventenni si ritrovano ad affrontare l’ipotesi di diventare genitori. Questo evento da inizio ad un percorso che li porterà verso due direzioni differenti. Luca scapperà dalle proprie responsabilità, dando vita ad un viaggio iniziatico, che lo porterà a scoprire un microcosmo fantastico, dove riuscirà a trovare il coraggio di affrontare la vita reale ed una trasformazione interiore.
La regista allarga lo sguardo al contesto della provincia del nord ovest Italiano, terzo protagonista della storia. La prima parte del film si svolgerà in città, con il patrocinio della Città di Biella, della Provincia di Biella e della Città di Rosazza, per proseguire sulle pre-alpi biellesi e ticinesi.
Il cast tecnico si avvale di molti ruoli femminili: la fotografia sarà curata dalla DOP Marina Kissopoulos, che ha già collaborato con la regista per il film “Porto il velo adoro i Queen”, la scenografia e costumi sono affidati alle giovanissime piemontesi Ludovica Spacca e Nadia Pistorello, trucco e parrucco Roberta Bacco e Lia Mineo. Si cita anche l’esordio di Irene Castrogiovanni, operatore e steady cam.
 
Anche il cast artistico si avvale di molti volti giovani: Margherita Fantini e Giuseppe Saccotelli, nei ruoli  di Margherita e Luca, i protagonisti del film,   Marco Rezoagli, il giovane pastore astronomo, Chaimae Sellak e Mohamed Bakkal El Idrissi, nel ruolo di due giovani  migranti, e Cristina Renda. Tutti al loro primo esordio sullo schermo.
A completare il cast ci sono Leonardo Nigro nel ruolo di Bacci, attore italo-svizzero che ha al suo attivo un premio come miglior attore protagonista Swiss Film Award, Marianella
Bargilli, diplomata al Dams di Bologna ed attrice teatrale, Roberta Lena, e Miletti Ubadotti, signora del teatro dialettale ticinese.
Molti abiti di scena sono stati realizzati dallo storico Lanificio Cerruti di Biella, del noto stilista Nino Cerruti, che ha vestito gli attori più importanti di Hollywood.