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Diabolik

Giovedì 16 Dicembre 2021 13:15 Pubblicato in Recensioni

Diabolik ha “mille volti” ma sono maschere, non è “un eroe”. È il protagonista affascinante di una serie a fumetti progressista che portò alla nascita del genere “fumetto nero italiano” creato nel 1962 da due donne, Angela e Luciana Giussani, due sorelle milanesi che ne scrissero più di 800 storie.

Sono stati i registi Marco e Antonio Manetti a trovare il favore e l’aiuto nella stesura del soggetto di Mario Gomboli, attuale detentore dei diritti della casa editrice Astorina, per la riduzione cinematografica, dichiarando fin dal principio di voler scrivere non “un film su Diabolik” ma il “film di Diabolik” con tutti i suoi difetti, con tutte le sue sporcature, un ladro che senza “rubare ai ricchi per dare ai poveri” si fa beffa della legge e la fa sempre franca. Siamo negli anni Sessanta a Clerville (le strade di Bologna in questo caso fanno da location), l’ispettore Ginko (Valerio Mastandrea) insegue una Jaguar E-Type nella notte. Di Diabolik (Luca Marinelli) vediamo solo gli occhi, le mani al volante, fugge dall’inseguimento con l’ennesimo trucco di prestigio. La legge è sua acerrima nemica, ha un nascondiglio dietro ad una montagna di cartapesta, si annida nella casa della facoltosa Elisabeth (Serena Rossi), sua ignara amante, usando lo pseudonimo di Walter Dorian. Una vedova, la bellissima Eva Kant (Miriam Leone), torna dall’Africa a Clerville con la sua cospicua eredità. Tesori inestimabili tra cui un diamante rosa, Diabolik deve rubarlo.

Eva è scaltra, conosce gli uomini, si trascina dietro di sé il viceministro Caron (Alessandro Roja), un uomo grezzo che le fa la corte, ma il suo cuore è più complicato. Quando Diabolik si intrufola nella sua stanza d’albergo, la bracca con un coltello e la guarda negli occhi, quello sguardo basterà ad entrambi per accorgersi della loro somiglianza. Tra i due nasce un grande reciproco amore. È nel fumetto numero 3 (1963) che fa la sua prima comparsa Eva Kant, una “Catwoman” nostrana, figlia dell’amore per la filosofia delle autrici (il cognome Kant è un riferimento a Immanuel Kant), il suo ruolo è centrale, mette quasi in ombra il suo partner, che a favore di sceneggiatura in questo film viene interpretato da tanti attori, quelli di cui ruba l’identità. Diabolik con le sue maschere in silicone riesce a simulare altre persone, caratteristica particolare, resa possibile grazie al lavoro di composting di Diego Arciero. Gli effetti speciali di questo film sono tradizionali, ricordano quelli del cinema di Bava (Mario Bava nel 1968 adattò egli stesso il fumetto nel suo film Danger: Diabolik), c’è del posticcio nell'utilizzo di materiali “teatrali” ma che rende tutto assolutamente verosimile. Anche i costumi di Ginevra de Carolis, sono perfetti considerando quanto è difficile rendere credibile un personaggio che esce dai tombini di notte con una tuta nera aderente su tutto il corpo. Le musiche sono di Aldo de Scalzi e Pivio con l’aggiunta di un brano inedito di Manuel Agnelli (“La profondità degli abissi”). Gli attori protagonisti ci hanno rivelato (alla conferenza stampa di Roma) di essersi documentati senza farsi influenzare troppo dalle controparti cartacee, rendendo i personaggi propri, così che Valerio Mastandrea si è convinto che il commissario Ginko “non vuole” davvero prendere Diabolik, perché a detta anche del protagonista Luca Marinelli, entrambi non esisterebbero senza l’altro. È una caccia all'uomo che non termina mai, un classico senza tempo che potrebbe risultare anacronistico per certi versi ma mantiene una purezza di base che può attirare anche un pubblico giovane. Il film si divide involontariamente in due “casi” da risolvere, dà a tratti l’impressione di vedere due episodi di una serie televisiva (inizialmente infatti si era pensato di farlo) tuttavia, nonostante questo porti ad un ritmo altalenante, si riesce a trovare una chiusura, con un classico scontro finale. Ha il pregio di essere negli ultimi dieci anni una dignitosa trasposizione di un fumetto italiano, che si trascina dietro una tradizione che (restando nei confini dell'Europa) non ha niente di meno di quella dei BD francesi e, come un diamante prezioso, ha bisogno di splendere ancora.

 

Francesca Tulli

La casa del sabba manda al diavolo… il Natale!

Giovedì 16 Dicembre 2021 14:17 Pubblicato in News

Uscita cinematografica evento, il 23 Dicembre 2021, per La casa del sabba, lungometraggio d’esordio di Marco Cerilli, prodotto dalla LuPa Film di Luigi Pastore e il cui obiettivo è… mandare al diavolo il Natale!

Girato nella drammatica era del Covid-19, La casa del sabba è una rivisitazione del filone sulle case maledette e sulla possessione diabolica, in cui però la figura del demone assume un aspetto grottesco più che sinistro e inquietante. Non è un caso, infatti, la scelta degli autori e del regista di alternare momenti drammatici e di tensione a sequenze più ironiche e surreali, a volte vere e proprie gag.

Robert Santana, famoso scrittore italoamericano di romanzi dell’orrore, giunge in Puglia per trascorrere alcuni giorni in una vecchia casa abbandonata vicino al mare. Una fama sinistra aleggia su quei luoghi, a causa dei fatti inquietanti accaduti anni prima e di uno strano video che circola in rete. L’agente immobiliare cerca di convincere Robert ad acquistarla, ma lo scrittore vuole trascorrerci dentro solo qualche giorno per trovare la giusta ispirazione. La memoria della casa inizia a manifestarsi con allucinazioni, che lo scrittore annota come spunti per il suo romanzo. Conosce poi alcuni abitanti della zona che gli raccontano la storia di una setta giunta sul posto negli anni Settanta per edificare un tempio dedicato al culto satanico. Lo scrittore, quindi, scoprirà presto che la setta continua ad esistere.

Sono interpreti del film Marco Aceti (Lettera H), Corinna Coroneo (Reverse), Marco Cerilli, Franco Nacca, Chiara Pavoni (Violent shit: The movie), Nicole Stella, Fiorella Franco e Matteo Pastore.

Le musiche del film sono firmate dal bluesman e attore Clive Riche, che ha inoltre prestato la sua voce al personaggio del professor Vassago, vicino di casa dello scrittore.

La colonna sonora originale è stata composta da Javè, nome d’arte di Simone Pastore, ex componente del duo Da Blitz.

Luigi Pastore, in veste di produttore per la LuPa Film, oltre ad aver curato la supervisione artistica del progetto è direttore della fotografia, montatore, autore del soggetto e, insieme a Marco Cerilli, co-sceneggiatore del film.

Gli effetti speciali sono stati realizzati dalla Scuola Fantastic Forge di Sergio Stivaletti, prediligendo la tecnica artigianale utilizzata nei classici dell’horror.

La casa del sabba verrà proiettato unicamente, come uscita evento, il 23 Dicembre 2021, alle ore 21, presso il Nuovo Cinema Aquila di Roma, alla presenza del regista e del cast.

Distribuito dalla LuPa Film, sarà poi disponibile sulla piattaforma VodBox.it (www.vodbox.it) a partire dalla mezzanotte del 25 Dicembre 2021, per trasformare le festività natalizie in qualcosa di decisamente diabolico!

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/lacasadelsabba/

House of Gucci

Martedì 14 Dicembre 2021 23:01 Pubblicato in Recensioni

Una giovane coppia spensierata viene fotografata a Milano, sullo sfondo di una pandemia mondiale, a Piazza Duomo nel 2020. Sono l’attore Adam Driver e la diva del pop Lady Gaga, si abbuffano di panzerotti e li guarda tutto il mondo. Alcuni (giornalisti imbecilli) pensano perfino ad un vero scoop, ma stanno solo girando un film di Ridley Scott. La vicenda dietro a questa foto è ben più grande: è la storia della moda, la storia di una famiglia attraversata da una disgrazia, la storia di un amore da favola finito nel sangue, la cronaca degli ultimi fasti dei Gucci. Patrizia Reggiani (Lady Gaga) è una segretaria, lavora per la ditta di trasporti di suo padre e come una novella Cenerentola, ad una festa scambia il “principe azzurro” per il barman. Trova un pretesto per parlarci. Lui è Maurizio Gucci (Adam Driver) e la conquista senza averne la percezione: bacia mano, timidezza, galanteria educazione, la ragazza in ben che meno pende dalle sue labbra e sfrutta l’occasione per ballare con lui. Lei trasale a sentire il cognome che porta, si fa sedurre dalla sua gentilezza e intravede due cose: un matrimonio felice e la via per il successo. La favola finisce a mezzanotte, lui sparisce dopo un saluto veloce. Lei con una mossa da “stalker” lo accalappia all’uscita della biblioteca, gli estorce un appuntamento, lo ottiene e tra i due sboccia l’amore. La vita di entrambi viene messa sotto sopra, sotto il severo sguardo del padre di lui Rodolfo Gucci (Jeremy Irons) che, una volta incontrata la fidanzata del figlio, senza riuscire a persuaderlo, lo disereda. Il giovane sceglie una vita di fatica, pur di sposare Patrizia e dopo le nozze tutto procede a meraviglia fino alla comparsa nella loro vita dello zio, Aldo Gucci (Al Pacino) e del cugino Paolo (Jared Leto). Patrizia intravede una svolta che può davvero renderla ricca, incalzata da una cartomante (Salma Hayek), stravolge la vita del marito e della sua intera dinastia. Fin dal principio ci rendiamo conto che le intenzioni del regista non erano quelle di riportare fedelmente un fatto di cronaca nel dettaglio, lo avrebbe altresì fatto con precisione e accuratezza storica, bensì accostare i fatti più salienti della vicenda alla sua interpretazione dei personaggi, Patrizia diventa affascinante ma perfida, Maurizio l’uomo perfetto nonostante sia infedele, Paolo repellente e grottesco (un irriconoscibile Jared Leto), Aldo e Rodolfo,  a metà tra due aristocratici d’altri tempi e i boss di una raffinata organizzazione criminale. Il bel paese si respira nelle location: la Valle d’Aosta, Roma, Milano, i protagonisti nella versione originale si sforzano di omaggiare la lingua con battute volutamente in italiano. Alla base della scrittura c’è il romanzo di Sara Gay Forden, The House of Gucci (2020). La colonna sonora ci propone una ventina di grandi successi. Passiamo da “La ragazza col maglione” (Pino Donaggio) e “Sono Bugiarda” (Caterina Caselli) per poi toccare anche “Ashes to Ahses” di David Bowie. Il film ha avuto una gestazione difficile, dal 2006 allo scorso anno, soffre delle limitazioni dovute alle difficoltà di girare nel 2020 ma mantiene la promessa di raccontare una pagina della storia della moda italiana e alimentare la leggenda dietro ad un cognome tanto blasonato quanto “maledetto”.

Francesca Tulli

Fresco di trionfo pressola terza edizione del Bloody Festival Roma, dove ha conquistato il premio per il miglior horror tra quelli in concorso, è disponibile su Amazon Prime Video il progetto collettivo Italian horror stories, lungometraggio prodotto da Alberto De Venezia per Ipnotica Produzioni e supervisionato da Claudio Fragasso, autore de La casa 5, After death – Oltre la morte e Palermo Milano solo andata, il quale firma anche la cornice che unisce le diverse storie.

 

 

Sei diverse storie, per la precisione, dirette da altrettanti diversi registi a cominciare da Antonio Losito, che con La trappola racconta del rapporto tra un vecchio e stimato cineasta, la cui carriera ha subìto una battuta d’arresto in seguito ad un incidente provocato in stato d’ebbrezza, e un giovane documentarista interessato a girare un documentario su di lui.

 

Daniele Malavolta ci trascina invece tramite L’ultima tomba a sinistra all’interno di un inquietante cimitero di cui la protagonista non riesce a trovare l’uscita, effettuando incontri con personaggi piuttosto grotteschi.

 

Andrea D’Emiliosi occupa de Il fantasma di Claudio, incentrato su un giovane alle prese con terrorizzanti visioni riguardanti l‘oppressivo padre appena deceduto.    

 

Con evidenti spruzzate d’ironia, Amore non è “ammore“ se muta quando scopre mutamenti di Vincenzo Della Corte miscela cantanti neomelodici napoletani, vampirismo e licantropia.

 

Gianluca Bonucci affronta il filone slasher attraverso Vendetta, ambientato durante una festa di Halloween in maschera destinata, ovviamente, a trasformarsi in un bagno di sangue per mano di un misterioso omicida.

 

The midnight special di Francesco Giorgi chiude il tutto con la vicenda di un giovane che si trova a vagare per le strade il giorno prima di quella che dovrebbe essere la fine del mondo.

 

Quindi, fantasmi, mistero, splatter, un pizzico di fantascienza e creature assortite appartenenti all’universo del cinema di paura sono gli ingredienti che caratterizzano Italian horror stories, dichiarato omaggio alla celluloide di genere italiana degli anni Ottanta e alle vecchie pellicole a episodi di produzione inglese, come Le cinque chiavi del terrore di Freddie Francis.

 

La supervisione dei soggetti e delle sceneggiature è a cura di Rossella Drudi.

 

Il ricco cast di Italian horror stories è costituito da Leonia Coccia, Delia Moldovan, Emanuela Ciotola, Valentina Gemelli, Francesco De Francesco, Riccardo Barbera, Elisabetta De Vito, Vincenzo Della Corte, Giovanna Rei, Salvatore Mazza, Jano Di Gennaro, Massimo Bonetti, Miky Russi, Giuseppe Runza, Daniele Sirotti, Elisabetta Girodo Angelin, Marco Patania, Giulio Pierotti, Davide Soldani, Enza Li Gioi, Laura Nasoni, Luciana Frazzetto, Luca Mordenti, Paola Cultrera, Michelle Morel, Lorenzo Grilli, Giulio Neglia, Francesco Zenzola, Valeria Spada, Augusto Zucchi, Mauro Conte, Barbara Abbondanza e Franco Barbero.