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Tre nuovi interessanti progetti attendono il produttore Massimiliano Caroletti, che con Eva Henger vedrà anche la loro vita sul grande schermo in attesa di altre sorprese . 

Il primo progetto vede come produttore Caroletti e si intitola Pin Hacked. Si tratta di un cortometraggio che ha uno spessore sociale, visto che riguarda un argomento in grado di generare diverse riflessioni. Realizzato dall’Istituto Padre Luigi Monaco di Capua, che ha tra i suoi obiettivi quello di aiutare ragazzi che provengono da famiglie problematiche, il film – che potrebbe approdare al Giffoni Film Festival - mette al centro della scena e denuncia le modalità con le quali diverse ragazze minorenni vengono costrette a scattarsi foto osé, poi girate in varie chat di WhatsApp e non solo. 

Il secondo lavoro, intitolato The contract, ha come regista Massimo Paolucci ed è prodotto da Tm Entertainment e Sandro Lazzerini e nasce con ambizioni davvero grandi. Nato da un’idea di Caroletti stesso, è stato scritto da Eva Henger, ormai immersa da diversi mesi nel ruolo di sceneggiatrice. Un film che ha nel cast diversi attori internazionali: da Kevin Spacey, che Caroletti ha corteggiato per più di otto mesi fino a convincerlo a calarsi nei panni del Diavolo, a Eric Roberts e Vincent Spano. Una narrazione, quella di The contract, che rimanda alle atmosfere di due pellicole cult del cinema statunitense: Angel heart - Ascensore per l'inferno e L'avvocato del diavolo, nei quali quest’ultimo venne interpretato rispettivamente Robert De Niro e Al Pacino. Attualmente, sono in corso le riprese, il cui termine è previsto per il prossimo 2 Marzo 2024 a Roma.

 

Infine, sono partite le riprese di Diva Futura, che racconta la storia di Riccardo Schicchi, e in questo caso Caroletti e la Henger saranno indirettamente protagonisti sul grande schermo con la la loro vita vera tra passato e presente. Diretto da Giulia Steigerwalt, Nastro d'Argento e David di Donatello alla sua opera prima Settembre, è tratto dal libro Non dite a mia mamma che faccio la segretaria, scritto dalla storica segretaria di Schicchi Deborah Attanasio e prodotto da Groenlandia. Ripercorre la nascita della famosa agenzia Diva Futura, che ha lanciato star del cinema a luci rosse come Ilona Staller, Moana Pozzi ed Eva Henger. Quest'ultima, dopo un matrimonio con Riccardo ha incontrato Massimiliano Caroletti, pur restando sempre vicina a Schicchi fino al suo ultimo giorno. Dai toni drammatici, il film vede Pietro Castellitto nel ruolo di Riccardo Schicchi. Davide Iachini è Massimiliano Caroletti, mentre Barbara Ronchi impersona Deborah Attanasio. Per concludere, Tesa Litvan e Denise Capezza sono Eva Henger e Moana Pozzi. Tra produzione, emozioni e progetti in cantiere, Massimiliano Caroletti ed la Henger sono quindi protagonisti del cinema che conta, peraltro reduci dagli ottimi riscontri di Tic Toc, da tempo disponibile su Prime Video.

 

Al via il RIFF al Nuovo Cinema Aquila

Lunedì 13 Novembre 2023 21:30 Pubblicato in News

La XXII° edizione del RIFF Awards - Rome Independent Film Festival, si svolgerà a Roma dal 16 al 24 novembre 2023 a impazzo zero con oltre 80 opere contemporanee in concorso tra anteprime Europee e Mondiali.

In anteprima italiana: 4 Lungometraggi internazionali, 6 lungometraggi italiani, 12 Documentari, 50 Cortometraggi (25 italiani - 25 internazionali), 8 Video animati.

Tra i film di finzione in concorso: Andrà tutto bene di Alessio Gonnella, Ciuré di Giampiero Pumo, L’Anima in Pace di Ciro Formisano, L’altra luna di Carlo Chiaramonte (Italia/Bosnia ed Erzegovina). Tales Of Babylon di Pelayo de Lario (UK). White Paradise di Guillaume Renusson (Francia). Kemba di Kelley Kali (USA). Rosie di Gail Maurice (CA).

Dieci i documentari in concorso: Primo - Sempre Grezzo di Guido Maria Coscino, /Ma·tri·mò·nio/ di Gaia Siria MeloniDinos Dark Room di Corrado RizzaL’interruttore di Antonio CataneseMalavita di Paolo ColangeliTutto è qui di Silvia Luciani, Light Falls Vertical di Efthymia Zymvragaki (Spagna, Germania, Italia, Olanda). Documerica, Self-Portrait of A Nation on The Brink di Pierre-Francois Didek (France). Timekeeper di Kristina Paustian (Germania, Italia, Russia). Planet B di Pieter Van Ecke (Belgio).

 

Tra gli eventi del FestivalIl Focus: A Sense of Place il Documentario Antologico formato da Wim Wenders (Germany, France, Iran) con la regia di 6 registi. Un programma creato da Afsun Moshiry in collaborazione con la fondazione Wim Wenders.

La giuria di quest’edizione è composta da professionisti del settore: gli attori Manuela Mandracchia e Antonio Folletto, l’aiuto regista Alberto Mangiante, Luca Mezzaroma, Executive Producer di Lotus Production, il musicista Massimo di Rocco, il direttore casting Davide Zurolo,  Viba Diba, architetto e Product Manager, Pegah Moshir Pour, Social Media Marketing, Ruben Maria Soriquez (attore).

Tra le location oltre al Nuovo Cinema Aquila, che rimane il luogo principale del festival, c’è il Cinema Troisi che ospiterà alcune serate evento; il programma sarà arricchito da alcune masterclass, laboratori e pitch, che si terranno in sala e alla Biblioteca di Roma Mameli e alla Biblioteca di Roma Collina della Pace.

 

Il Festival, a cura dell’Associazione Culturale RIFF, è realizzato con il contributo e il patrocinio della Direzione Generale Cinema - Ministero della Cultura, dell’Assessorato alla Cultura e Politiche Giovanili della Regione LazioIl progetto, promosso da Roma Capitale - Assessorato alla Cultura, è vincitore dell'Avviso Pubblico biennale “Culture in Movimento 2023 - 2024” curato dal Dipartimento Attività Culturali e realizzato in collaborazione con SIAE

 

A partire dal RIFF – Rome Independent Film Festival, dove verrà proiettato il 22 Novembre 2023 alle ore 21:30 presso il cinema Troisi e il 24 Novembre successivo al Nuovo Cinema Aquila, inizia il percorso festivaliero di Primo - Sempre Grezzo, diretto da Guido M. Coscino e narrato dal pluripremiato attore Elio Germano, prodotto da Mauro Belardi e distribuito da Ulalà Film&co.

Un percorso che porta sul grande schermo la vita di Primo, rapper prematuramente scomparso nel 2016 e dietro il cui pseudonimo si celava il romano David Maria Belardi.

 

Primo – Sempre Grezzo esplora la vita di Primo, che nella sua ventennale carriera con i Cor Veleno si è affermato come una delle più grandi voci del rap italiano. Attraverso materiale d'archivio e le testimonianze di chi ha segnato il suo percorso, il film si sviluppa come un'indagine sulla sua esistenza artistica, raccontando una generazione di musicisti che ha cambiato la storia di questo genere. Un lavoro di ricerca d’archivio durato sette anni, in cui il carattere inedito del materiale rappresenta il punto di forza dell'opera, che svela l’intreccio tra la vita e l’arte di Primo attraverso le sue parole e il suo vissuto.

 

I diversi formati d’archivio evidenziano la parabola evolutiva dei supporti di ripresa, restituendo un linguaggio visivamente sperimentale in un’operazione a proposito di cui il regista – autore dei documentari Mvula o il mito della pioggia, Il viaggio di Adamo e Le città dell’oro – dichiara: “Da subito ho iniziato a concepirlo come un film raccontato attraverso gli archivi, con l’intento di recuperare qualsiasi tipo di materiale che potesse riguardarlo, contattando tutte quelle persone che in qualche modo lo hanno accompagnato nella sua ventennale carriera o che hanno inciso nella sua sfera privata. Il reperimento dei materiali e la conduzione delle interviste su cui è strutturato il film mi hanno portato in viaggio attraverso tutto il Paese alla ricerca di backstage, provini, live, negativi, materiali web, radio e televisivi che costituiscono le fonti di un bacino audiovisivo estremamente vasto ed eterogeneo”.

Prestano le proprie voci alle due ore di visione del documentario un nutrito gruppo di rapper, dj, producers tra cui: SquartaGrandi NumeriJovanottiPiottaIbbanezSalmoCoezGemitaizTormentoDannoMasitoIce OneAmirDetorZamboGabboRoy PaciNiccolò CelaiaEnsiIll Grosso3D e Shocca.

Nell’attesa di conoscere quali saranno le nuove date festivaliere per Primo – Sempre Grezzo, l’appuntamento è dunque al RIFF – Rome Independent Film Festival il 22 Novembre 2023.

 

Killers of the Flower Moon

Giovedì 19 Ottobre 2023 12:08 Pubblicato in Recensioni

Ci sono dei dettagli imprescindibili che permettono agli spettatori più attenti di riconoscere sin da subito quello che è un film di Martin Scorsese già dalla prima scena. Accade in Toro Scatenato, in cui Jake La Motta, in una cornice quasi onirica avvolta dal bianco e nero, si muove in slowmotion sul ring accompagnato da una colonna sonora lenta, che sembra quasi prenderlo per mano prima del combattimento. Oppure in The Aviator, dove ci viene mostrato un Howard Hughes bambino, lavato con estrema cura da una madre che lo mette in guardia sui pericoli del colera, seminando in lui il germe di quel disturbo ossessivo nei confronti dello sporco, noto come misofobia. In entrambi i casi, Scorsese fornisce informazioni determinanti ai fini di una storia che andrà mano a mano a svelare e lo fa in modo velato e meticoloso, attraverso tanti piccoli elementi. In Killers of the Flower Moon, Scorsese decide di raccontarci una storia di crimini e ingiustizie, perpetrate da una fitta schiera di bianchi americani stabilitisi nella contea di Osage.  Proprio nel 1920 in si registrò il più alto tasso di morti indiane, vittime di un sanguinoso sistema di acquisizione indiretta delle loro terre. Unirsi in matrimonio con un nativo per possederne dopo la morte  i beni e i rispettivi terreni, era lo scopo di ogni bianco. Latifondi  preziosissimi, culla di quello che di lì a poco sarebbe divenuto il capitale più ingente dell’economia mondiale: l’oro nero, il petrolio. A capo di questa struttura criminale, lo spietato William Hale, interpretato da un Robert De Niro che mette i brividi per l’aderenza perfetta ad un personaggio crudele e assetato di potere. Hale persuaderà suo nipote Ernest, interpretato da Leonardo Di Caprio (impeccabile, ma in questo caso una spanna sotto la perfomance di De Niro), a sposare una donna Osage con lo scopo di impadronirsi evidentemente dell’ennesima ricca eredità.  Tuttavia, il cerchio è presto destinato a chiudersi, e le conseguenze saranno inevitabili per tutti i carnefici. Siamo di fronte ad un altro capolavoro scritto e diretto da quello che è forse il regista più affabulatore e poliedrico di sempre. Perché se c’è un pregio che si deve riconoscere a Scorsese è quello di cambiare pelle e raccontarci ogni volta qualcosa di diverso. A cambiare non sono soltanto i contesti storici, i messaggi veicolati e il processo di ricostruzione di un evento ( che sia di finzione o tratto da una storia vera), ma il modo di raccontarci quella vicenda. E in questo caso specifico, Scorsese compie un atto sovversivo e imprevisto ai fini del consueto intreccio narrativo, svelandoci sin da subito chi sono i responsabili delle atrocità sopracitate. Un dramma investigativo inconsueto, sovversivo perchè privo di un vero e proprio processo di indagine da parte dello spettatore. Qui la grandezza di questo regista, che passa dal gangster movie alla commedia nera continuamente senza perdere mai il focus di una storia centrata sulla spietatezza dei bianchi nei confronti di un popolo, come quello Osage, gentile e puro, e per questo ancor più incline ad inganni e vessazioni. Impossibile da incasellare con precisione all’interno di un genere, Killers of the Flower Moon è forse il film più duro che Scorsese abbia mai diretto negli ultimi anni nonché il più completo e riuscito.

Giada Farrace